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maggio 20, 2005

OSSERVATORIO POLITICO a cura di Roberto D'Alimonte / LA PATOLOGIA DELLA FUGA DAI POLI
A Catania hanno vinto le spinte centrifughe, Ma la stessa sindrome affligge l'Ulivo

Le elezioni a Catania e la questione della lista unica dell'Ulivo hanno qualcosa in comune: entrambi gli eventi sono l'ennesima conferma della prevalenza delle spinte centrifughe nella politica italiana. Il "caso Catania" è emblematico, così come lo sono state le recenti elezioni regionali. Volatilità elettorale, indebolimento dei partiti tradizionali, moltiplicazione delle liste in competizione hanno assunto proporzioni patologiche. Ormai è diventato un assioma che più sono le liste meglio è. Altro che partito unico della destra o della sinistra. Cultura politica e incentivi istituzionali si combinano in vario modo nel favorire la destrutturazione del sistema partitico. Nel caso delle elezioni amministrative il meccanismo perverso è il collegamento tra liste proporzionali e candidato-sindaco o candidato-presidente.

Con questo sistema ogni coalizione diventa un'accozzaglia di liste e ogni lista uno specchietto per acchiappare voti lanciando messaggi accattivanti al di fuori degli schemi dei partiti tradizionali. E stata la strategia di Lombardo a Catania. Verrà copiata altrove sistematicamente. Soprattutto laddove i partiti tradizionali sono più deboli e la cultura politica più "permissiva". E questo non vuole dire solo al Sud ma anche al Nord, nel Nord-Est in particolare dove già se ne vedono chiaramente i segni.

Davanti a tendenze di questo genere non si può restare indifferenti. Come si fa a non rendersi conto che in questo modo si rischia la paralisi delle istituzioni, locali e nazionali? Una democrazia ben funzionante ha bisogno non solo di Esecutivi stabili ma anche di assemblee rappresentative che non siano la somma di liste "acchiappavoti". Per questo è importante contrastare le tendenze centrifughe della politica italiana puntando a creare partiti largamente rappresentativi.

È il caso della federazione dell'Ulivo che sta decidendo come presentarsi alle  prossime elezioni politiche. Riassumiamo i termini della questione. Alla Camera i partiti presentano nei collegi uninominali dei candidati comuni contrassegnati da uno o più simboli. Contemporaneamente in ciascun collegio hanno la possibilità di presentare una propria lista per la assegnazione dei seggi proporzionali. Quindi nella parte maggioritaria devono correre uniti mentre nella parte proporzionale possono correre divisi, soprattutto se hanno la speranza di ottenere più del 4% dei voti a livello nazionale. Al Senato la situazione è molto diversa. Non esistono candidati di collegio e candidati proporzionali. I candidati sono unici e sono quelli di collegio. Non esistono quindi liste di partito. Se il sistema elettorale della Camera fosse uguale a quello del Senato oggi non esisterebbe nessun problema per la federazione dell'Ulivo. Questo per dire come i sistemi elettorali influenzano le strategie di partito.

Alla Camera la Margherita vuole presentare una sua lista. Questo costringerà gli altri partiti della federazione a fare altrettanto. Il risultato è che alle prossime elezioni la federazione dell'Ulivo non si vedrà nella parte proporzionale e non è nemmeno chiaro se si vedrà nella parte maggioritaria. Infatti è probabile che il simbolo dei candidati uninominali del centrosinistra sarà unico e sarà quello dell'Unione. Come si spiega questa scelta della Margherita? Qui torna in ballol' "assioma Lombardo": pìù liste, più voti.

In effetti le recenti elezioni regionali hanno dato ragione a chi nella Margherita aveva insistito a presentare liste separate in alcune regioni,       soprattutto del Sud, invece che un'unica lista della federazione. Lì però il sistema elettorale era diverso. I voti alle liste passavano automaticamente ai candidati presidenti. Alla Camera i voti dati alle liste non vengono trasferiti ai candidati di collegio collegati alle liste. L'incentivo quindi a presentare liste diverse per favorire la vittoria dei candidati maggioritari è minore. È plausibile però che un iricentivo esista comunque. Una propria lista con propri candidati spinge i militanti a mobilitarsi, ad attivare le loro reti clientelari, cioè a raccogliere voti per la lista. Un elettore che va a votare la lista è probabile che finisca per votare anche il candidato della coalizione collegato a quella lista.

La Margherita quindi non ha tutti i torti a voler essere presente per proprio conto. Forse si arriverà al solito compromesso di breve respiro. In alcune circoscrizioni si farà la lista unica della federazione e in altre no. Ma questo lascerà irrisolta la questione di fondo: che cosa è in realtà la federazione dell'Ulivo? Da quando il progetto è nato si sono contrapposte due linee ben distinte: da una parte ci sono i Ds e i prodiani per cui la federazione è il primo passo verso un partito unico, dall'altra ci sono Rutellí e gli ex popolari che, almeno per ora, vedono la federazione come uno strumento per definire posizioni comuni su alcune materie. Sono due visioni diverse che implicano strategie elettorali diverse. Per i primi la federazione deve essere presente alle elezioni, per i secondi no.

Questo è il punto. Ma in tal modo la federazione non potrà mai progredire verso il partito riformista. Se ad ogni elezione i partiti che la compongono si presentano separati e continuano a competere tra di loro come è possibile che si attivino quei meccanismi e quei comportamenti che in un periodo più o meno lungo possono portare a una vera unità?

Il Sole 24 Ore 20-05-2005