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maggio 20, 2005

IL SOLE 24 ORE / IMPRESE, PIÙ SFIDUCIA NELLA UE E NEL GOVERNO - L'ESECUTIVO PERDE IL 30% DI CONSENSI RISPETTO A TRE ANNI FA

 

E' un clima di profonda sfiducia, quello che si respira, oggi, nell'Italia delle imprese. Il presente e il futuro dell'economia appaiono grigi, e i riferimenti della rappresentanza e della politica non sembrano in grado di fornire ricette convincenti, per rispondere all'attuale momento di difficoltà. E crollata, negli ultimi 12 mesi, la fiducia verso i principali soggetti istituzionali. A farne le spese è soprattutto l'Unione europea, che subisce un rapido deterioramento della propria immagine. Ma anche il Governo arretra sensibilmente nella scala della fiducia, dimezzando i propri consensi rispetto a tre anni fa.

Mai come in questa occasione, il mutamento del clima d'opinione era apparso così netto rispetto alla rilevazione dell'anno prima. Quasi tutti i soggetti, pur confermando (in linea generale) la posizione occupata nella graduatoria, scivolano vistosamente all'indietro. Al primo posto troviamo, come nell'indagine del 2004, i piccoli e medi imprenditori - categoria in cui rientra, peraltro, la maggior parte del campione -, ma l'indice di fiducia si abbassa dall'89 al 75 per cento. Al secondo posto si conferma il presidente della Repubblica, cui va la fiducia di oltre un imprenditore su tre (67,6%, contro l'84,5% del 2004).

E soprattutto nei confronti dell'Europa, tuttavia, che si registra una vera e propria emorragia di consensi. In un solo anno, le istituzioni europee scendono dal 71,5% al 44,4%: una flessione di quasi 30 punti percentuali, trainata da un crescente malessere nei confronti della moneta unica, non perché rifiutata, ma perché le complicazioni che ne sono seguite l'hanno fatta diventare una sorta di male necessario. Non stanno meglio le istituzioni nazionali e locali: la Regione scende, per la prima volta, sotto il 50% (fermandosi al 38,5%); il Governo, che già lo scorso anno aveva visto i propri consensi ridursi al 49%, ottiene l'apprezzamento di appena il 30,7 per cento.

La "crisi della fiducia" delineata dal sondaggio non investe solo le istituzioni "in senso stretto", ma si estende ai principali attori del mercato. I titolari d'impresa denunciano l'assenza di interlocutori credibili, sia nel settore "pubblico" che in quello "privato". Le associazioni di rappresentanza del mondo imprenditoriale scendono, così, dal 58,3% al 42,7 per cento. Mentre i principali partner del mercato stazionano, da tempo, in fondo alla classifica: la Banca d'Italia, al 26,1%; gli istituti bancari, al 17,0%; e, ancor più in basso, la Borsa (14,1%).

Se allarghiamo il periodo di osservazione agli ultimi quattro anni, è il Governo a mostrare la più decisa contrazione del livello di fiducia. Nel 2002, a un anno dalle elezioni politiche, la squadra guidata da Berlusconi otteneva l'apprezzamento di oltre sei imprenditori su dieci. Oggi, lo stesso dato si presenta dimezzato: 30,7 per cento. Conviene sottolineare come l'Italia delle imprese, che nel 2001 costituì uno dei principali serbatoi del voto di centro-destra, continui a dirsi più vicina all'attuale maggioranza che all'Unione di centro-sinistra. L'equilibrio tra le due coalizioni, nelle dichiarazioni degli intervistati, è di 50 a 20, a favore della Casa delle Libertà (con un 30% che non si esprime). Il vantaggio dello schieramento di centro-destra, pur essendo diminuito di circa sette punti nel corso degli ultimi tre anni (con una sensibile riduzione soprattutto nel Sud), rimane molto ampio. Oggi, tuttavia, si osserva uno scarto evidente tra preferenze politiche e fiducia. Il governo Berlusconi-bis sembra navigare verso fine legislatura senza l'appoggio di uno dei suoi principali "azionisti". Il clima di freddezza verso l'esecutivo scaturisce, innanzitutto, dalla distanza tra le aspettative suscitate presso gli imprenditori e quanto realizzato. Già 12 mesi fa, avevamo osservato un deciso peggioramento delle valutazioni sulle politiche del governo. Nell'ultimo anno, gli indici di soddisfazione sono tornati leggermente a salire, ma il confronto con la "pagella" 2002 ribadisce come il quadro, da allora, sia radicalmente mutato.

Gli imprenditori promuovono "a pieni voti" il governo solamente per l'azione in politica estera (68,5%) ed esprimono un gradimento moderato per gli interventi nel settore dell'istruzione (55,3%), della sanità (54,6%) e del mercato del lavoro (52,9%). Per tutte le altre "materie" si scende sotto la soglia simbolica del 50 per cento. Ma è soprattutto su alcune questioni particolarmente sentite dagli imprenditori che il giudizio si è fatto più critico. Si passa dal 60,4% al 49,5% nel caso del federalismo - ma con una leggera inversione di tendenza tra 2004 e 2005 -, dal 57,5% al 48,2% per quanto riguarda le infrastrutture. Nel settore fiscale si osserva un vero e proprio crollo, con l'indice di fiducia che passa dal 62,% al 40,5 per cento.

 DI FABIO BORDIGNON

Il Sole 24 Ore 20-05-2005