maggio 18, 2005 PAGNONCELLI: I PARTITI SEPARATI PRENDONO PIÙ VOTI, LA LEGA LO DIMOSTRAROMA - Nando Pagnoncelli, presidente dell’Ipsos, dati alla mano, l’aveva già annunciato a Ballarò : nelle regioni dove i partiti della Federazione si erano presentati separati avevano incrementato il loro bottino elettorale rispetto alle Europee in maniera ben più consistente di quanto era avvenuto lì dove si erano fusi nel Listone unitario. E questo ragionamento era stato ripreso, su Repubblica , da Ilvo Diamanti. Del resto, i dati parlano chiaro. La somma delle singole forze politiche nelle cinque regioni dove non c’è stata la lista della Fed dà il 35,9 per cento. Nelle stesse zone, alle Europee, il Listone prese il 29,5. Più 6,4. Invece nelle regioni in cui si è presentato il Listone unitario la percentuale è del 33,9 per cento e alle Europee era del 32,9. Più 1. Questi i dati senza aggiungere le liste dei presidenti. Ma anche inserendole il gap è sempre a favore delle regioni in cui ognuno è andato per conto proprio: 37,2 per cento contro il 35,3. Pagnoncelli, come funziona, sep arati è meglio che uniti? «Da un punto di vista tattico, è sempre così. Le unioni non pagano. Basti pensare a quel che avvenne nel ’96 alla Lega. Ottenne il 10 per cento perché si presentò da sola, nel 2001 invece, non raggiunse nemmeno il quorum». E nel centrosinistra, alle Regionali, è avvenuto un fenomeno analogo , stando ai dati che voi avete elaborato. «Sì, proprio come avevo già avuto modo di accennare a Ballarò . La Federazione... anzi Uniti dell’Ulivo (faccio sempre fatica a ricordarmelo) ha avuto un incremento minore nelle regioni dove si è presentata la lista unitaria rispetto a quelle in cui i partiti sono scesi in campo separati. Questi sono i dati che noi della Ipsos abbiamo elaborato già lo scorso mese». Quindi per la Fed sarebbe meglio andare alle elezioni politiche senza la lista unitaria? «Io non sono un politico e a questo punto faccio un passo indietro. Quello che posso dire è che se si vuole privilegiare il valore coalizionale della lista unitaria si deve sapere che si sconterà una flessione in termini di voti». Pro fess ore, in queste elezioni regionali c’è stato anche un passaggio di voti dal centrodestra al centrosinistra, giusto? « In queste elezioni ci sono stati tre fenomeni: l’astensione, che qu esta volta ha penalizzato il centrodestra, il passaggi di voto dalla Cdl al centrosinistra e dal centrosinistra alla Cdl, e il ritorno al voto di chi si era astenuto, per quanto riguarda l’Unione». Il flusso di voti dal centrodestra al centrosinistra è stato più visibile lì dove i partiti della Fed si sono presentati sep arati o dove erano uniti? «Dove si sono presentati separati, perché è chiaro che un lettore di centrodestra può votare Margherita o Udeur, ma ha maggiori difficoltà a votare una lista, come quella di Uniti nell’Ulivo, dove ci sono i Ds». Comunque, sembra proprio che l’Unione batterà la Casa delle Libertà. «In termini assoluti di voti il centrosinistra è in enorme va ntaggio. Ma noi abbiamo fatto uno studio in cui abbiamo proiettato i risultati delle Regionali sui collegi». Però non si è votato in tutte le regioni. «Nelle sei in cui non si è votato ci siamo avvalsi dei dati de i sondaggi sulle intenzioni di voto che noi facciamo settimanalmente». E il risultato qual è? «Che, nonostante il grande scarto di voti fra le due coalizioni, il vantaggio del centrosinistra nel maggioritario è di venti collegi». Così pochi? « Poi bisogna calcolare che ci sono 97 collegi marginali , per la maggior parte vinti dal centrodestra nel 2001». Pagnoncelli, ma Catania, in questo quadro, pu ò prefigurare qualche novità? «Mi sembra interessante il dato dell’affluenza superiore rispetto alla volta scorsa. Segno che se si carica di significato il voto si mobilita di più. Ciò detto, io ritengo che alle elezioni di Catania sia stato dato un eccessivo valore. E’ un test locale, che non influenza i destini politici del Paese. Fra l’altro, sarà interessante vedere anche come lì ha inciso il voto di scambio». I maligni sostengono che questo voto ha favorito Prodi, perché ha convinto Berlusconi a non abbandonare la premiership del centrosinistra. «Su questo vorrei dire una cosa: la coesione del centrosinistra è data soprattutto dall’opposizione a Berlusconi, ma l’Unione dovrebbe trovarsi coesa sul progetto del Paese che immagina, come fu per l’Ulivo nel ’96 e per la Cdl nel 2001. Questo è uno degli elementi che può determinare le vittorie elettorali. E infatti oggi il centrodestra è in affanno perché non ritrova più la coesione intorno a determinate parole d’ordine».
Maria Teresa MeliCorriere della Sera 18-05-2005 |