maggio 11, 2005 OSSERVATORIO POLITICO a cura di Roberto D'Alimonte / IL 51% DEI COLLEGI AL SUD SI DECIDE SUL FILOSpostamenti minimi per ribaltare i risultati Quanti seggi potrebbero conquistare nelle regioni del Sud la Cdl e l'Unione alle prossime elezioni politiche? Se avessimo i dati per collegio relativi alle ultime elezioni regionali riusciremmo a dare una risposta più attendibile a questa domanda. Ma questo dato non è ancora disponibile. Ci dobbiamo dunque accontentare di fare i conti con i dati delle elezioni europee del 2004 simulando la loro distribuzione nei collegi della Camera nelle 12 circoscrizioni elettorali del Sud. In questo caso l'analisi comprende tutte le regioni meridionali e non solo quelle in cui si è votato il mese scorso.
Partiamo dalle elezioni politiche del 2001. Come si vede nella tabella allegata la Cdl ha vinto allora 143 seggi uninominali (il 67% del totale) contro i 72 seggi vinti dall'Ulivo (il 33%). Con i dati delle europee il rapporto è di 120 a 90. Una riduzione significativa per la Cdl ma non drammatica. Ben diverso invece è lo scenario che i dati delle ultime elezioni regionali lasciano intravedere. Questo conferma che ancora un anno fa al Sud esisteva un equilibrio tutto sommato favorevole alla Cdl pur all'interno di un quadro in evoluzione. In effetti, sulla base dei dati delle europee del 2004 possiamo dire che solo in due circoscrizioni si era già verificata un significativo smottamento di voti a favore del centro-sinistra, e cioè nel Lazio 1 e in Campania 1. In altre regioni, la Puglia per esempio, le cose sono andate addirittura meglio per la Cdl rispetto al 2001. Tra il 2004 e il 2005 è successo qualcosa che ha mutato radicalmente il quadro dei rapporti di forza in questa area del Paese. Nelle regioni meridionali la volatilità elettorale è più alta che altrove e anche la competitività tra le coalizioni è più elevata. Basti ricordare che da quando sono state introdotte le nuove regole elettorali nel 1993 il numero dei collegi "marginali", quelli cioè dove si vince o si perde per pochi voti, è sempre stato più alto al Sud che in qualunque altra zona. Nel 2001 il 54% dei collegi della Camera apparteneva a questa categoria. Nel 1996 erano stati il 61% e nel 1994 il 51 %. Tanto per fare un confronto i collegi marginali della Camera al Nord erano nel 2001 il 31%. In altre parole in tutte le elezioni a partire dal 1994 la maggioranza dei collegi del Sud sono stati vinti dal centrodestra o dal centro-sinistra per una manciata di voti. È questo dato insieme a quel lo della maggiore mobilità dell'elettorato meridionale che rendono il Sud l'arena decisiva della competizione elettorale, parlando naturalmente in termini relativi. È ovvio che ai fini della vittoria finale pesano anche i seggi vinti al Nord e al Centro ma è al Sud che gli spostamenti di voto incidono di più perché bastano spostamenti anche minimi per provocare sconquassi elettorali. Ciò premesso, e in attesa di dati più solidi, non è comunque difficile ipotizzare che date le tendenze elettorali manifestatesi nelle ultime elezioni regionali oggi la Cdl difficilmente riuscirebbe a vincere al Sud più del 50% dei seggi uninominali. Una percentuale simile non le basterebbe per compensare l'assoluto predominio dell'Unione nelle regioni del Centro, nonostante il vantaggio competitivo che la Cdl conserva al Nord. Basterà il partito unico della destra a invertire questa tendenza? A giudicare da quello che sappiamo del comportamento di voto degli elettori del Sud la nostra ipotesi è che si tratti di una scommessa azzardata. Al Sud i "listoni" non pagano, come ha scoperto alle elezioni europee del 2004 la stessa federazione dell'Ulivo. Al Sud più "reti" pescano di più di una rete sola. In altre parole, più sono le liste e più sono i candidati, maggiore è la possibilità di raccogliere voti. L'esatto contrario del partito unico. Il Sole 24 Ore 10-05-2005 |