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maggio 8, 2005

OSSERVATORIO POLITICO a cura di Roberto D'Alimonte / ARIA DI RIBALTONE NEI 215 SEGGI DEL SUD

Improvvisamente,  dopo le ultime elezioni regionali, il Sud è tornato al centro del dibattito politico e la devolution è diventata un problema dentro la Cdl.

Il fatto curioso è che tutto ciò si sia verificato ora, mentre l'importanza elettorale del Sud dovrebbe essere un dato ben noto. In fondo, la geografia elettorale italiana è piuttosto semplice ed è resa ancora più semplice dalle attuali regole elettorali prevalentemente maggioritarie. Oggi, infatti, è più facile prevedere gli esiti elettorali perché quello che conta non è la percentuale di voto che ciascuno schieramento ottiene ma la competitività di ciascun gruppo rispetto all'altro, vale a dire la differenza di voti tra primo e secondo candidato in ciascun collegio perché basta un voto in più per vincere il seggio. Questo dato - la competitività - è molto più stabile e, quindi, prevedibile del voto ai partiti e alle coalizioni.

CdL competitiva al Nord. I dati elettorali ci dicono che nelle regioni del Nord la Cdl, nella sua composizione attuale, ha ancora un vantaggio competitivo nei confronti dell'Unione. Questo vantaggio è più accentuato in Lombardia e Veneto rispetto a Piemonte e Liguria. Sia chiaro: anche qui, come in altre zone del Paese, la tendenza generale è favorevole all'Unione, e non da ora. Già i dati del 2001 ci dicono che il centro-sinistra aveva cominciato un lento recupero che in questi ultimi anni si è accentuato soprattutto nel Nord-Ovest.

La distanza di voti tra i due schieramenti, però, è tale da dare ancora oggi alla Cdl un vantaggio competitivo.

Questa previsione si basa anche su un altro fattore rilevante e cioè la maggiore vischiosità del voto in questa area del Paese. Qui i cambiamenti elettorali tendono a essere più lenti e graduali e non repentini salvo che non intervengano fattori straordinari a rimescolare le carte. Nel 2001 la Cdl ha vinto al Nord il 74% dei collegi della Camera.

Non sarà così nel 2006 ma anche se la posta venisse divisa a metà tra Cdl e Unione (e questo sarebbe già un buon risultato per l'Unione), questo risultato non sarebbe decisivo.

Centro, dominio dell'Unione. Nelle quattro regioni del Centro è ancora più facile prevedere come andrà a finire nel 2006. In questa zona il predominio del centro-sinistra ha radici profonde e durature. Non è impossibile che qui l'Unione vinca addirittura tutti i seggi della Camera. Nel '94 e nel '96 ne ha vinto il 96%, nel 2001 il 93 per cento.

I seggi maggioritari alla Camera sono in totale 475, quelli proporzionali 155. Al Nord i seggi maggioritari sono 180. Se Unione e Cdl se li dividono a metà e l'Unione vince tutti gli 80 seggi al Centro, il totale dà l'Unione a 170 e la Cdl a 90. A questo dato vanno aggiunti i seggi proporzionali ma questo influisce poco sul risultato finale, anche perché il famigerato «scorporo» non produrrà i suoi effetti, visto che verrà eliminato con il ricorso alle liste fittizie.

Restano le regioni del Sud, dove si assegnano 215 seggi maggioritari sui 475 totali. Quindi è qui che si giocherà la partita decisiva nel 2006. E questa non è una novità perché la stessa cosa è successa nel '96 e nel 2001.

Una delle ragioni per cui l'Ulivo ha perso nettamente le elezioni del 2001 è stato il fatto che al Sud ha vinto alla Camera solo il 33,5% dei seggi maggioritari contro il 51% del '96. E qui non c'era Rifondazione a fare la differenza, come invece è avvenuto al Senato. La Sicilia è stato il caso più clamoroso ma in quasi tutto il Sud la tendenza generale è stata favorevole alla Cdl.

La situazione al Sud. Adesso però il vento è cambiato. E in queste regioni, a differenza di quelle del Nord e del Centro, la brezza elettorale cambia spesso e repentinamente. Qui il voto è meno ancorato a tradizioni e ideologie e quindi più suscettibile di essere influenzato da ragioni clientelari e suggestioni contingenti di breve periodo invece che da fattori strutturali di medio-lungo periodo. La tabella e il grafico che proponiamo fanno il quadro di questi cambiamenti a partire dalle elezioni regionali del 2000 utilizzando i voti proporzionali.

1 dati sono parziali perché a fini di maggiore comparabilità abbiamo preferito limitarci alle sei regioni in cui si è votato il mese scorso. L'assenza della Sardegna e soprattutto della Sicilia è un fatto di cui tener conto nella valutazione complessiva.

A livello di area (si veda il grafico) i rapporti di forza tra i due schieramenti si sono ribaltati tra le politiche del 2001 e le regionali del 2005. Anzi, oggi il centrosinistra ha un vantaggio addirittura superiore rispetto a quello che la Cdl aveva sull'Ulivo nel 2001.

Il dato aggregato nasconde le differenze tra regioni che invece si vedono nella tabella. Il Sud non è una zona del tutto omogenea. Nel Lazio e in Puglia la situazione è più equilibrata ma in Campania, Basilicata e Calabria il distacco tra i due

schieramenti ha raggiunto il livello delle regioni del Centro. In Campania e Calabria il centro-sinistra ha superato il 60% dei voti, una percentuale che la Cdl non aveva nemmeno nel 2001.

In tutte le regioni del Sud si sono verificati nuovamente massicci spostamenti di voti, così come era stato a favore della Cdl tra il '96 e il 2001. Allora avevamo scritto che il fenomeno si spiegava, almeno in parte, con l'effetto "vittoria annunciata" (che in Usa chiamano bandwagon): l'aspettativa diffusa che Berlusconi avrebbe vinto aveva convinto molti a salire sul carro del vincitore. Questa volta la spiegazione è più complessa. Molto pesa la disaffezione di un elettorato che, devoluzione o no, ha maturato forti motivi di critica nei confronti di un governo poco attento ai problemi del Sud. Resta da vedere come questa tendenza potrebbe tradursi in termini di risultato nei collegi. Perchè, alla fine, è qui che sì vincono davvero le elezioni.

di Roberto D'Alimonte

Il Sole 24 Ore 08-05-2005