maggio 8, 2005 MAPPE di Ilvo Diamanti / QUANDO LA POLITICA È SORDAÈ SICURAMENTE, ambiguo il significato del voto inglese. Da un lato, si tratta di un evento unico, nella storia inglese, per i laburisti: vincere le elezioni per tre volte di seguito. Dall´altro, però, si tratta di un risultato deludente. Per i laburisti e soprattutto per Blair. Visto che queste elezioni costituivano una sorta di referendum "personale", per il premier inglese. D´altra parte, Blair si è distinto, in questi anni, proprio perché, nello scenario europeo, ha interpretato, più e meglio degli altri, la figura del leader "inflessibile". Che difende le scelte in cui crede, come ha scritto Angelo Panebianco (ieri, sul Corriere della Sera), "anche a costo di sfidare l´opinione pubblica". In politica interna ed estera. Da oggi, però, il "leader inflessibile" sarà costretto ad essere più flessibile. Se non fosse altro perché, per sfidare l´opinione pubblica, ci vogliono i numeri in Parlamento. E Blair non li ha più. Peraltro, difficilmente potrà continuare a interpretare la figura del premier unico e indiscusso. Visto che, in questa campagna elettorale, si è particolarmente rafforzata la posizione di Gordon Brown, più lab che lib. Il caso inglese è, peraltro, una lente utile per osservare il sistema politico italiano, in questa fase particolarmente instabile. Blair costituisce un riferimento largamente condiviso e rivendicato, in Italia, non solo nel centrosinistra, ma anche nel centrodestra. Blairiano è il leader della Margherita, Rutelli; blairiani si dicono i riformisti dei Ds; blairiano è l´orientamento assunto in politica estera, nei giorni scorsi, da Massimo D´Alema. Blairiano è il composito e trasversale club di politici, giornalisti, sindacalisti, imprenditori, intellettuali, che gravitano attorno al "Foglio" e al "Riformista". Blairiano è anche Silvio Berlusconi. A modo suo, ovviamente. Perché, per riprendere una battuta di Gianfranco Miglio (in risposta a chi gli chiedeva se fosse "bossi-ano"), lui, di certo, "non si sente l´ano di nessuno". Tuttavia, il "modello Berlusconi", in Italia, costituisce, per molti versi, un tentativo di riprodurre il "modello inglese". In condizioni politiche, legislative e istituzionali molto diverse. Tuttavia, Berlusconi si presenta – e si impone - come il leader unico di un partito unico. Il "Premier della Casa delle Libertà", non certo un capo-partito, indicato a presiedere il governo dagli altri partiti alleati. Peraltro, oltre alle risorse di potere che gli derivano dai media – e dalla sua capacità politica di "occupare" lo spazio lasciato vuoto dai partiti di governo della prima Repubblica -, egli "sfrutta" meglio – e prima - degli altri le opportunità offerte da un sistema elettorale, il maggioritario uninominale di collegio, simile a quello inglese. Che spinge tutti i partiti ad aggregarsi in modo bipolare, anche se la quota proporzionale, prevista in Italia, invece di semplificare l´offerta politica, mantiene e accentua il potere di ricatto di tutti i partiti. Soprattutto dei più piccoli. Peraltro, le principali linee di politica interna e internazionale del governo Berlusconi seguono una traccia analoga a quella di Blair. In particolare, nella lotta contro il terrorismo e nell´intervento in Iraq, Berlusconi si associa all´asse atlantico, che collega gli Usa alla Gran Bretagna. Bush e Blair. Così, in politica interna, il governo Berlusconi, come in Gran Bretagna, afferma la logica della flessibilità nelle politiche del lavoro e, in generale, un maggior peso dei privati nella scuola, nell´Università e nei servizi sociali. Tuttavia, a differenza di Blair, Berlusconi è molto più sensibile al vento dell´opinione pubblica. Lui, che del sondaggio ha fatto un arte: per "ascoltare" gli umori della società; ma anche per orientarli e condizionarli. Inoltre, anche se egli l´ha considerata un partito unico, la CdL è una coalizione di soggetti diversi, per interessi, valori e geografia. Per cui, Berlusconi, ha zigzagato, cercando di mettere d´accordo le mète dichiarate e l´opinione pubblica. Diversamente da Blair. Blairiana, o meglio: inglese, non a caso, è la soluzione proposta da Berlusconi per contrastare la crisi di consensi che ha investito il suo partito e la sua stessa leadership, alle recenti elezioni regionali. Limitata alla dimensione organizzativa e normativa. Il partito unico. Che istituzionalizza la situazione che egli aveva, nei fatti, interpretato da sempre. Oggi, che non gli è più possibile agire da "sovrano assoluto", vorrebbe essere investito dei poteri del "premier inglese". Grazie alle innovazioni stabilite dal progetto di riforma costituzionale della CdL (che prevede, per il premier, l´investitura diretta degli elettori e maggiori competenze) e alla semplificazione della rappresentanza politica (attraverso l´unificazione dei partiti di centrodestra). Il che appare, francamente, improbabile. Infatti, i partiti di centrodestra mai come oggi sono apparsi divisi e Berlusconi debole (e allora perché dovrebbero unificarsi, consegnandogli, proprio ora, le chiavi della Casa?). Tuttavia, questa ipotesi, che riassume il problema in termini di "meccanica" politica e istituzionale, appare quanto meno riduttiva. Tanto più dopo il voto inglese. Nel quale Blair non ha conseguito un successo delle proporzioni sperate. Nonostante disponga dei poteri politici e istituzionali auspicati da Berlusconi. Nonostante il suo governo, a differenza di quello italiano, abbia favorito una crescita molto elevata dell´economia e dell´occupazione. Questa lettura sottovaluta i mutamenti che, negli ultimi anni, hanno caratterizzato il sentimento e i comportamenti della società. In tutta Europa. Senza che la politica li abbia, adeguatamente, interpretati. In particolare, è cresciuta l´incertezza globale, alimentata dal terrorismo, ma anche dalla guerra contro il terrorismo. Ed è cresciuto il senso di vulnerabilità, presso ampi settori sociali. I ceti popolari, ma anche quella informe entità definita "ceti medi". I quali oggi si sentono sempre più "medio-bassi". L´occupazione, la sicurezza sociale, i servizi, la previdenza: sono divenuti temi prioritari, nella percezione dei cittadini. Così, in tutta Europa, nella Gran Bretagna affluente come nell´Italia stagnante, il pendolo degli orientamenti della società ha cambiato direzione. Dal privato si è spostato verso il pubblico. L´abbiamo scritto altre volte, ma vale la pena di ribadirlo. Assistiamo, ormai da anni, a una forte ripresa della domanda di Stato e di intervento pubblico. Che non accenna a fermarsi. Un´indagine nazionale, condotta dal Laboratorio di Studi politici e sociali dell´Università di Urbino (laPolis) nei giorni scorsi ha sondato le reazioni dei cittadini di fronte a una serie di parole. Nei confronti dello "Stato" i giudizi positivi superano del 57% quelli negativi: l´anno scorso la differenza era del 42%. Inoltre, nei confronti del "privato" i giudizi favorevoli superano del 30% quelli negativi; mentre nei confronti del "pubblico" il saldo favorevole risulta doppio: 60%. Peraltro, la quota di persone che si dice d´accordo nel ridurre l´intervento dello Stato a favore del privato è del 22% nella sanità, del 15% nell´istruzione (con una riduzione del 3% rispetto al 2004 in entrambi i casi). La battuta d´arresto di Blair, ma soprattutto la crisi di Berlusconi, di conseguenza, non riflettono tanto un problema di leadership, che è possibile superare attraverso strategie "personali", mediali e/o istituzionali. Segnalano, in primo luogo, il divario fra i programmi politici e le domande dei cittadini. La distanza fra progetti e linguaggi che valorizzano il privato, il mercato, la flessibilità; e gli orientamenti sociali, che esprimono una nuova domanda di pubblico e di Stato; mentre, in ambito globale, diffidano dal ricorso preventivo e permanente alla guerra. D´altronde, proprio l´orientamento di Gordon Brown su questi argomenti, più lab che lib, ha contribuito a frenare il calo dei laburisti. La politica. Non è solo un problema di candidati e di formule. Da propagandare attraverso i media. Oggi, in particolare. I tempi cambiano, insieme ai sentimenti e alle domande sociali. Guai a non riconoscerne i segni, per pigrizia intellettuale. O per paura di usare parole fuori moda. Il pubblico e lo Stato. Termini di un lessico politically incorrect. Sono tornati.
ILVO DIAMANTI
da Repubblica - 8 maggio 2005 |