maggio 1, 2005 ISPO / FIDUCIA NEL PREMIER IN CALO E METÀ DEGLI ITALIANI CREDE POCO AL GOVERNO BIS
Il nuovo governo ha davanti a sé un percorso non facile. Sia per la realizzazione del programma che si è dato — assai ardua, se non altro per la difficile congiuntura economica e sociale — sia, specialmente, per la riconquista della fiducia dei cittadini. Che costituisce probabilmente l'obiettivo principale, in vista delle elezioni politiche del 2006. Da questo punto di vista, la situazione attuale risulta assai problematica. Gli ultimi giorni hanno visto una ulteriore diminuzione, seppur lieve, delle intenzioni di voto per il centrodestra, a fronte di un aumento di quelle favorevoli al centrosinistra. Per di più, il calo è imputabile per la maggior parte a Forza Italia, mentre le altre componenti della CdL rimangono stabili o, è il caso dell'Udc, arrivano addirittura ad accrescersi. Dunque, l'esecutivo non pare suscitare sin qui particolari entusiasmi o aspettative. Metà dell'elettorato ritiene che esso sia « uguale al precedente » . E più di un quinto lo reputa addirittura « peggiore » . Forse anche per questo motivo, due italiani su tre ritengono che « riuscirà a realizzare assai poco del suo programma » . Diminuisce anche il consenso per il presidente del Consiglio, sceso ai livelli più bassi da diversi mesi a questa parte, con l'espressione di giudizi favorevoli solo da parte di poco più di un terzo della popolazione adulta. Ma questi dati, relativi al complesso del campione intervistato, mostrano solo una parte della realtà. Essi sono soprattutto il frutto della consueta frattura dell'elettorato italiano in due componenti fortemente opposte tra loro. Tra gli elettori del centrodestra, infatti, i giudizi positivi nei confronti del presidente del Consiglio continuano a costituire la stragrande maggioranza ( come ci si poteva attendere, però, la percentuale di critici è più elevata tra gli elettori dell'Udc, ove rappresenta addirittura la maggioranza assoluta). E più di un terzo di costoro ritiene il nuovo governo « migliore del precedente » , mentre un'altra metà lo considera quantomeno « uguale » . Sul fronte opposto, i votanti per i partiti di opposizione confermano la loro sfiducia e ostilità verso Berlusconi e il nuovo governo: l' 88 per cento ritiene che il programma non verrà realizzato. In questa situazione di accesa contrapposizione appare determinante, per l'esito delle elezioni « vere » dell'anno prossimo, la scelta di chi oggi nei sondaggi si dichiara indeciso su cosa votare o propenso all'astensione. L'opinione di questo segmento risulta allo stato attuale piuttosto frammentata. Metà considera il nuovo esecutivo « uguale » ai precedenti, mentre i restanti si ripartiscono in parti uguali tra fiduciosi e critici, con una prevalenza di questi ultimi, che diventa assai netta quando si fa riferimento alla capacità di realizzazione del programma. Come sempre, l'orientamento futuro di questo settore decisivo di elettorato si formerà per lo più per effetto della comunicazione del governo e dell'opposizione e, specialmente, sulla base di quanto l'esecutivo riuscirà a fare concretamente. A favore del capo dell'esecutivo resta poco più di un terzo dell'elettorato |