Una newsletter speciale dell'Istituto di ricerche SWG, per leggere in profondità i risultati delle elezioni regionali, con i dati sui flussi di voto tra le coalizioni e i partiti e con l'analisi del quadro elettorale nelle diverse aree del Paese.
Un milione e 300 mila voti Il bonus guadagnato dall’Unione
Come sono mutate le scelte e gli orientamenti di voto degli italiani in soli quattro anni, dal 2001 al 2005? Un’analisi dei passaggi di voto tra centrodestra e centrosinistra, per capire che cosa si è mosso realmente nelle viscere della società italiana.
Due elettori del Polo su dieci hanno scelto il centrosinistra La Casa delle Libertà tiene solo in Puglia, grazie al partito del candidato presidente, Raffaele Fitto.
Operai, casalinghe e impiegati guardano un po’ più all’Unione
L’EDITORIALE
Capire che cosa è cambiato
BEN POCO di quanto diremo, non è già stato ‘raccontato’ da questo o da quel commentatotore politico, analista, politologo o esponente del mondo politico. Giova tuttavia fare il punto - e cercheremo di farlo in maniera sistematica - sulle evidenze più rilevanti che emergono dalla recente tornata elettorale. Il centro-sinistra dunque, nelle regioni in cui si è votato, conquista la maggioranza dei consensi ed è bene rilevare che ciò accade per la prima volta dall’introduzione del maggioritario.
Crediamo non sia una forzatura ritenere che, al momento attuale, anche dal punto di vista stretto della somma dei partiti che vi fanno riferimento (considerando, quindi, il quadro dei rapporti politici dal punto di vista del proporzionale), il centro sinistra sia in grado nell’intero paese di raccogliere più voti delle forze che rappresentano il centro destra.
Questa sola conclusione - rafforzata dal fatto che l’affluenza è stata piuttosto elevata - lascia intuire che il voto espresso dagli italiani abbia avuto solo in parte valenza amministrativa e sia, invece, stato l’esito di un giudizio espresso nei confronti dell’operato complessivo del governo nazionale e segnatamente del partito di maggioranza relativa e del suo fondatore e leader, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
L’analisi a questo punto si apre al vero interrogativo di questa tornata elettorale: di quale natura, quali caratteristiche abbia e che livello di solidità abbia raggiunto il ‘riequilibrio’ di consensi avviato dal centro-sinistra.
Come sono mutati gli orientamenti e le scelte degli italiani dal 2001 al 2005
Totale 13 regioni **
L’ANALISI delle trasformazioni delle scelte elettorali degli italiani deve partire dalla verifica dei flussi di voto fra proporzionale 2001 e candidati espressi dalle due coalizioni alle elezioni regionali del 2005.
Se consideriamo l’insieme degli aventi diritto al voto del 2001, possiamo osservare che
l’affermazione del centro-sinistra si nutre di una matrice pluri-fattoriale:
- una soglia di riconferma del voto di quasi 12 punti superiore al centro-destra e, quindi, una capacità di ‘mobilitazione’ superiore;
- una significativa penalizzazione della Cdl sotto il profilo delle astensioni, quindi un fattore di ‘smobilitazione’ piuttosto accentuato;
- un’inedita, e per la prima volta accentuata, mobilità elettorale fra i due blocchi che, alla fine, si traduce in un bonus favorevole di oltre un milione e trecentomila elettori;
- la capacità di raccogliere maggiori consensi all’interno del bacino elettorale rappre
sentato dalle forze ‘altre’, esterne ai due poli;
- infine una maggior capacità di recupero di segmenti elettorali che si erano astenu
ti alle elezioni del 2000 o che allora non avevano diritto al voto.
Sembrano, quindi, ‘precipitare’ in questa tornata elettorale in modo pressoché contemporaneo, tutti i fattori che appaiono determinanti al coaugulo e alla sedimentazione del consenso. Se, infatti, facciamo un passo indietro alle elezioni regionali del 2000, osserviamo che solo uno di questi fattori (la maggior astensione) fu attivo nel determinare la sconfitta elettorale del centro-sinistra, gli altri elementi rimasero inalterati o in perfetto equilibrio. E’, quindi, questo dato - questa multifattorialità - a rendere particolarmente gravoso l’arretramento del centro-destra e a porre dei seri interrogativi - al di là della fibrillazione della sfera politica - sulla capacità della Cdl di risalire la china entro la data fisiologica di scadenza della legislatura. Parrebbe, cioè, che ci si trovi di fronte ad un ‘trend’ elettorale che - se consideriamo con freddezza l’esito semplicemente numerico delle elezioni politiche del 2001 nel maggioritario - inizia addirittura allora, passa per le tornate amministrative del 2002, per il voto delle regionali del Friuli Venezia Giulia nel 2003, per le provinciali e europee del 2004 fino ad oggi. Un trend elettorale cui sembra sommarsi un corrispondente trend di opinione - il percepito degli italiani sullo ‘stato del paese’ resta pesante - i cui tratti sembrano anche meno reversibili di quelli strettamente legati al consenso.
SE ci limitiamo a considerare i flussi di voto che sono intercorsi fra le singole forze politiche (non il voto espresso per i presidenti, ma il voto espresso per le liste) scopriamo che, a tutti gli effetti, il partito con la più forte contrazione di voti è Forza Italia.
Al Sud e nel Centro del Paese la caduta di consensi registrata dal partito del premier è così marcata da pregiudicarne un futuro ruolo coalizionale.
Al Nord - Liguria esclusa - il partito di Silvio Berlusconi riesce, invece, a contenere almeno in parte le perdite e a limitare le emorragie.
Complessivamente, appena quattro elettori italiani su dieci riconfermano il loro voto. Più di ottocentomila elettori di Forza Italia decidono di traslocare e si spostano al centro-sinistra (privilegiando la lista unitaria Uniti nell’Ulivo o i partiti che vi fanno riferimento).
Un altro milione e quattrocentomila si spalma fra Udc, An, Lega, altre liste di centro-destra, e infine più di tremilioni di elettori si astengono.
Il livello di fidelizzazione scende, quindi, su soglie che fanno ipotizzare ulteriori possibilità di smottamento verso le forze alleate contigue, mentre la capacità di recupero sugli alleati appare oggi molto debole.
Due milioni di elettori traslocano dal Polo al centrosinistra
Molte le donne che hanno deciso di fare le valigie e di cambiare voto
Scomposizione per partito del flusso dal centrodestra al centrosinistra
LO SPOSTAMENTO da centrodestra a centrosinistra sfiora i due milioni di voti. Appare evidente dai dati che a soffrirne maggiormente è il maggior partito della coalizione con un voto in uscita pari al 12 % dei propri elettori, oltre un milione e centomila persone.
Anche in questo caso - oltre alle dimensioni del fenomeno - colpisce la sua ‘qualità’: si tratta infatti in misura maggioritaria (seicentomila) di donne, vale a dire di uno dei bacini di voto più solidi, costanti e fedeli di Forza Italia. Ma al di là dell’indebolimento in sé di Forza Italia, conta osservare che il flusso in uscita dalle forze della Cdl - spesso in direzione dei candidati della coalizione avversa, ma non solo - non sembra risparmiare nessuna delle compagini in campo: l’incremento dell’Udc o la maggior tenuta di An e Lega, trovano infatti una spiegazione nella più elevata riconferma di voto (quindi nel minor numero di astensioni) oppure nei flussi interni (ancora voti da FI) di cui beneficiano.
Il flusso di consensi verso i candidati di centrosinistra quindi, se in termini assoluti è principalmente ascrivibile al partito del premier, in termini relativi segnala una crisi di consenso dell’intero centro destra.
GRANDE partito di frontiera, l’Udc, in termini di voti di lista, raccoglie 550mila voti in più del 2001, in un furioso sovrapporsi di elettori che vanno e elettori che entrano. Fra gli alleati il prezzo più elevato lo paga Forza Italia che lascia sulle rive folliniane 360mila voti, a cui si aggiungono, dal centro-sinistra, oltre 110.000 voti della Margherita, in parte recuperati dall’Udeur che porta a casa 50.000 ex elettori del biancofiore. Complessivamente tutti i segnali di una situazione in divenire e un potenziale di espansione nelle regioni meridionali, vastamente inesplorato.
NELLE REGIONI in cui è presente, Uniti nell’Ulivo dimostra una buona capacità, rispetto al 2001, di intercettare il voto moderato: l’8%, infatti (più di 430.000 voti), di chi lo ha scelto viene dal bacino elettorale di centro destra, il 10% è costituito da nuovi elettori, il 74% viene dai partiti costituenti (Margherita, Sdi e Ds), mentre la restante parte (l’8%) è coperta dal confluire di elettori appartenenti alle altre forze di centro-sinistra. Pare, quindi, che nel suo tessuto compositivo Uniti nell’Ulivo riproponga quel carattere sincretico, che era già emerso nel risultato delle scorse elezioni europee. Restano naturalmente elementi di criticità: in Veneto e in Lombardia (non in Liguria). La performance resta al di sotto delle attese e l’incremento dei consensi che si produce in altre regioni, appare molto attenuato, quasi a suggerire una costante di subalternità - in primo luogo programmatica - del centro sinistra nel suo complesso.
Due elettori del Polo su dieci hanno scelto il centrosinistra
In Puglia la Cdl tiene per il partito di Fitto. Margini di recupero sono possibili
LO SMOTTAMENTO elettorale del centro-destra ha come epicentro le regioni del Sud. Se, infatti, si prescinde dalla tenuta della Cdl (puntellata dal partito ‘personale’ di Raffaele Fitto) in Puglia, l’arretramento appare davvero cospicuo ed è segnato - come per il resto del paese, ma con intensità maggiore - da un doppio fattore costituito da una lato dal bassissimo tasso di riconferma del voto da parte degli elettori di centro destra (meno di uno su due), dall’altro da un effettivo dislocamento dei consensi dai partiti della Cdl ai candidati di centro sinistra: quasi due elettori di centro destra su dieci si sono infatti orientati verso i candidati e i partiti dell’Unione.
Considerando che lo scarto fra il voto espresso per le liste e quello espresso per i candidati presidenti nelle regioni meridionali appare complessivamente non elevato (l’incremento è del 5% medio), appare intuitivo che il rimodellamento degli orientamenti di voto sembra avere radici profonde che investono le modalità di ‘accasamento’ presso le varie famiglie politiche. E, tuttavia, il vasto serbatoio di voti (un terzo complessivamente degli elettori di centro destra rispetto alle elezioni politiche 2001) a virtuale ‘disposizione’ della Cdl, lascia supporre che vi siano per le forze di centro-destra delle possibilità aperte di potenziale riequilibrio.
Sono soprattutto le ragazze che, alla loro prima prova con il voto, hanno scelto con decisione l’Unione
CHI NON aveva ancora compiuto 18 anni nel 2001 e ha invece votato alle regionali del 2005, sembra aver dato un’indicazione piuttosto nitida orientandosi in maniera netta (59%) verso i candidati sostenuti dall’Unione. Per quanto riguarda questo segmento giovanile, vanno osservate essenzialmente due cose:
- la quota di astensione (e quindi di non coinvolgimento ‘partecipato’ nelle scelte politiche) rimane piuttosto alta, comunque superiore alla media nazionale;
- la composizione interna del voto al centro sinistra appare fortemente caratterizzata dalla componente femminile. Le giovanissime, quindi, all’atto del loro primo giudizio sull’operato del governo nazionale - assumendo come abbiamo fatto fino ad ora, che essenzialmente di questo si è trattato - scartano con nettezza rispetto al comportamento tradizionalmente attribuito al loro genere e si differenziano in modo significativo anche dai loro coetanei maschi.
L’ARRETRAMENTO di Alleanza Nazionale - pur significativo - appare di magnitudine largamente inferiore a quella registrata da Forza Italia.
Il flusso in uscita registrato non è certamente trascurabile (quasi il 7% degli elettori del 2001), ma viene compensato, almeno parzialmente, da una minor quota di astensione e da un saldo robusto nello scambio con lo stesso partito del Premier.
Non disprezzabile appare, inoltre, la quota di consensi raccolta fra i nuovi votanti. E, tuttavia, il segno di uno sfrangiamento della leadership sul territorio - e forse la ricaduta delle riforme istituzionali legate alla devolution - si colgono nelle regioni centromeridionali in cui si nota un flusso di voto in uscita verso i partiti moderati di centro (Udeur in particolare) ma anche verso Uniti nell’Ulivo.
Premiato il “buon governo” delle giunte di centrosinistra
Il 15% degli elettori della Casa delle Libertà ha cambiato schieramento
PER MOLTI versi il quadro che emerge dalle regioni del centro (comprendendo all'interno sia Lazio che Emilia Romagna) riecheggia - sotto il profilo dei voti espressi per i candidati presidenti - le tendenze rilevate nelle regioni meridionali. Altissima appare la riconferma degli elettori di centro-sinistra (due elettori su tre) a confronto con quelli della Cdl che resta insufficiente (55%). Cospicuo appare inoltre il flusso in uscita dai partiti di centro-destra che tocca il 15% degli elettori. Nel caso di queste regioni, si può ipotizzare che, al di là del risentimento espresso da una quota importante di elettori della Cdl nei confronti del governo nazionale, possano aver giocato in senso favorevole alle forze di centro-sinistra, elementi legati al ruolo dei Presidenti e delle giunte di governo regionale uscenti.
Operai, casalinghe, impiegati guardano un po’ più all’Unione
Molto alto è il flusso anche verso l’astensione e il recupero di voti popolari appare ancora pieno di incognite
COME ERA abbastanza ovvio la cessione di voti dalla Cdl verso i candidati di centro sinistra, si ‘spalma’ in maniera abbastanza omogenea su tutte le fasce professionali e sociali, accentuando gli squilibri a favore del centro-sinistra dove già esistevano, riducendoli dove essi vedevano favorito il centro-destra.
In termini percentuali tuttavia - ma anche in termini assoluti - i riequilibri più marcati investono gli operai, le casalinghe, gli impiegati (pubblici e privati) e i docenti-insegnanti. Appare chiaro che la codifica potrebbe essere più articolata, e tuttavia ci sembra di poter dire che l’Unione sembra aver avviato un recupero - certo non definito e pieno di incognite considerando la massa di astensione in questi segmenti - del voto popolare da un lato e di quello del ceto medio dipendente dall’altro. Non resta tuttavia escluso da questa inversione il mondo delle professioni, forse a testimonianza di una ‘sofferenza’ - o di un progressivo disorientamento - di pezzi di società che tendenzialmente apparivano orientati in senso maggiormente moderato.
Gli elettori di centrosinistra, in questa area, fanno registrere un maggior tasso di astensione
MOLTO più articolato, complesso e per vari aspetti ‘vischioso’, appare il quadro delle dinamiche elettorali che si registrano nel Nord del paese, pur considerando che la lettura aggregata (Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto) può esser fonte di qualche distorsione percettiva. Pensiamo, tuttavia, che sia opportuno un approccio globale, perché - al di là della doppia vittoria Bresso/Burlando - le regioni del Nord presentano alcuni elementi unificanti su cui vale la pena di interrogarsi.
In primo luogo la presenza della Lega che - sia pure con intensità diverse - ribadisce la sua forza e il suo notevole valore di interdizione. In secondo luogo una tenuta ‘relativa’ del partito del Premier: Forza Italia, infatti, pur perdendo numerosissimi elettori, resta il primo partito - salvo in Liguria - e mantiene una quota elevata di consensi (più di un elettore su quattro in Lombardia, più di un elettore su cinque in Piemonte e Veneto).
L’analisi dei flussi di voto del resto conferma immediatamente queste evidenze. Gli elettori di centro-destra riconfermano la scelta del 2001 in misura ben più marcata che nel Sud e nel Centro e il flusso di voti in uscita dalla Cdl appare molto più contenuto (-7% contro un dato nazionale che è del -12%). Dal canto loro gli elettori di centro-sinistra offrono una minor percentuale di riconferma e, quindi, un tendenziale maggior tasso di astensione.
L’insieme di questi fattori produce una situazione che vede un quadro di erosione dei margini di consenso del centrodestra, ma nessun segno di effettiva inversione delle tradizionali dinamiche di voto, né di marcato riequilibrio (con il correlato spostamento di consensi). L’egemonia della Cdl al Nord, appare, quindi, incrinata ma non sovvertita.
L’Italia dei Valori perde di più. I Verdi raccolgono consensi volatili. I Comunisti italiani mantengono il loro zoccolo duro
DEGLI ALTRI tre partiti di centro sinistra va segnalata la buona performance di Verdi e Comunisti italiani.
I primi appaiono scarsamente fidelizzanti (hanno una riconferma bassa), ma molto efficaci nel raccogliere i consensi volatili sia da centro destra che da centro sinistra.
I secondi segnalano, invece, una buona riconferma e uno scambio nettamente favorevole nei confronti di Rifondazione comunista.
L’Italia dei Valori sembrerebbe avviata su una scia di progressivo spegnimento: tende, infatti, a riconfermare pochissimo del voto del 2001 (meno del 20%).
In qualche modo questo partito sembra aver deluso un po’ le aspettative dei suoi elettori, si mostra permeabilissima nei confronti di alleati e avversari, lascia una forte quota di elettori in astensione.ur in particolare) ma anche verso Uniti nell’Ulivo.
Il partito di Bertinotti cresce ripetto al 2001, ma non troppo
IN VOTI assoluti Rifondazione comunista resta al di sotto della soglia fatta registrare nella partita elettrale del 2001, mentre cresce, di poco, in percentuale.
L’esito apparirebbe, quindi, al di sotto delle aspettative. In realtà il risultato appare sostanzialmente in linea con le performance fatte registrare dal partito di Bertinotti nel corso delle elezioni amministrative.
Complessivamente, se guardiamo i flussi di voto, lo scambio con l’aggregato di forze che si riconosce in Uniti per L’Ulivo, appare in equilibrio. La non-crescita di Riforndazione comunista è, quindi, legata al minor beneficio di flussi in entrata dal centro destra.
Cambiano le modalità di voto: i cittadini scelgono di votare soprattutto i candidati presidenti
L’ESITO delle elezioni in Lombardia non dava adito a particolari sorprese, ma conteneva diversi elementi che, almeno dal punto di vista metodologico, suscitavano un certo interesse; alla fine, poi, ne affioravano anche alcuni di natura politica.
In primo luogo si poneva l’attesa del risultato di Formigoni: dopo le vicende sulla presentazione della sua lista o meno e dati i 10 anni trascorsi, la stima del peso che questa figura avrebbe avuto in relazione ai partiti non era di facile lettura. La candidatura del centrosinistra poneva altrettante difficoltà nella valutazione in quanto il termine di paragone del 2000 non poteva risultare utile per la grande diversità delle situazioni. In secondo luogo c’era da verificare, in particolare, sia il comportamento di Forza Italia, dopo la prova negativa delle Europee, che quello di Uniti per l’Ulivo, anche questo non soddisfacente in quella elezione. I sondaggi effettuati hanno indicato con notevole approssimazione la distribuzione delle intenzioni di voto chiarendo via via i nodi aperti e delineando bene il risultato finale. Le proiezioni effettuate per conto del Consiglio regionale hanno ulteriormente precisato i contorni del voto regionale. La Cdl ha perso ancora terreno, a parte la Lega Nord, e ha ridotto le perdite con la crescita di consensi personali di Formigoni. Il centrosinistra harecuperato molti consensi riducendo a 10 punti il divario con la coalizione avversaria. Anche in Lombardia il dato emerso quest’anno può far ipotizzare una diversa distribuzione politica dei collegi maggioritari per la Camera e il Senato nel 2006. L’elemento di grande interesse si rivela proprio il voto ai candidati; tutti e due, sia il notissimo governatore uscente sia il poco conosciuto sfidante ottengono più voti assoluti di 5 anni prima. Emerge, a differenza diquanto accade nel Centro e nel Sud del paese, che nel Nord si sta formando una modalità di voto che si orienta sul candidato, è come se queste regioni sviluppassero maggiormente un’area di voto che tralascia di esprimere un consenso ai partiti e si rivolge alla persona che naturalmente è espressione di una coalizione ma alla quale si vuole affidare direttamente la rappresentanza delle istanze concedendogli un peso adeguato.
Il Polo perde meno voti ripetto alle altre regioni, ma l’Unione cresce
IL RISULTATO delle elezioni europee qualificava il Veneto come la regione dove la Cdl aveva realizzato la maggior tenuta dei propri consensi. La sfida del rinnovo del consiglio regionale e del “Governatore” appariva pertanto favorevole al centrodestra. Oltre ad un distacco notevole in termini di rapporti di forza, vi era la ricandidatura di Galan, decennale presidente uscente. Dopo qualche schermaglia i due schieramenti si presentavano compatti: la Casa delle libertà da una parte con il candidato storico e una coalizione di centrosinistra allargata alle Liste civiche con un candidato indipendente, ma con passato di europarlamentare. A questi si aggiungeva però il terzo incomodo, l’industriale Panto, ricco e dotato di alcune televisioni locali, sulla linea di un Ross Perot in versione Nord Est. Le due chiavi di fondo si rivelavano subito come quella della continuità della gestione e degli equilibri consolidati per il centrodestra; del cambiamento e del coinvolgimento per il centrosinistra. I sondaggi davano conto di una certa difficoltà della Cdl a tenere le posizioni e, in particolare, di Galan a far passare la terza candidatura. Per quanto riguarda il centrosinistra segnalavano una certa vivacità ma non tale da sovvertire del tutto la situazione pregressa; le liste civiche a sostegno del candidato presidente, infatti, avevano un andamento non omogeneo nella regione. Panto, poi, portava via voti in prevalenza al centrodestra ma non in maniera dirompente. Si è così riusciti a leggere bene il percorso di formazione delle scelte degli elettori e a tratteggiare i principali elementi di cambiamento della distribuzione dei consensi. Il candidato del centrosinistra giungeva a ridurre la distanza con l’avversario a 5 punti chiudendo alla fine con uno scarto di 8 punti.
Il Veneto alla fine, come alle Europee, ha consentito alla Cdl di realizzare il miglior risultato in termini di tenuta. Si sta però consolidando una nuova geografia politica .che potrà lasciare il segno a partire dalle prossime elezioni politiche.
DI GRANDE interesse la prestazione dell’Udeur che, al pari dell’Udc, si colloca in termini di ‘partito Cerniera’. Questo partito raccoglie nell’area centro-meridionale qualcosa di più del voto di appartenenza e in esso confluiscono parte dei consensi in uscita dalla Cdl. Il limite - o la forza - dell’Udeur è di rimanere un partito ‘territoriale’, in ciò speculare alla Lega Nord.
Su un piano distinto, ma analogo, si colloca lo Sdi (nelle regioni in cui si è presentato come lista autonoma). I socialisti di Boselli intercettano, con successo, un vasto numero di consensi in uscita dal centro-destra (e segnatamente dal Psi e da FI) nelle regioni meridionali, ma segnalano un potenziale territoriale tendenzialmente omogeneo ottenendo un buon risultato anche in Piemonte.