aprile 21, 2005 LA GRANDE PAURA DELLA CDL: IL VOTO A GIUGNOUN SONDAGGIO IPSOS RIVELA UN DISTACCO RISPETTO ALL’UNIONE DIFFICILMENTE COLMABILE IN 60 GIORNI In un anno si possono recuperare consensi e capovolgere i pronosticiROMA SEI del pomeriggio, una delle viuzze del centro antico di Roma, quattro passi dal Pantheon. Silvio Berlusconi ha appena rassegnato le sue dimissioni nelle mani di Carlo Azeglio Ciampi, e il senatore Carlo Vizzini - presidente della commissione parlamentare Questioni regionali ma soprattutto collaudato «professionista» della politica - cammina a passi lunghi diretto in via dell’Umiltà, dov’è la sede di Forza Italia. «Le cose mi pare siano ormai del tutto chiare - dice -. O si rifà un governo a guida Berlusconi o si va dritti alle elezioni anticipate. Io credo che Silvio ce la farà, ma deve tener d’occhio il suo nemico numero uno. Il tempo. Deve fare in fretta, deve chiudere prima che scadano i tempi per le elezioni a giugno. Se tiene i partner sotto la pressione del voto anticipato è un conto, se quell’eventualità svanisce a causa dell’allungamento dei tempi, allora le cose si possono complicare». Come se, verrebbe da dire, le elezioni anticipate non fossero una complicazione. O meglio: come se le elezioni anticipate fossero - per Berlusconi - una clava da usare contro alleati e avversari e non, al contrario, un triplo salto mortale nel vuoto. E senza rete. Naturalmente, forse non ha torto chi sostiene che a volte si è costretti a scegliere il male minore: che in questo caso potrebbe essere, per il presidente del Consiglio, andare al voto subito. Ma sempre di male si tratterebbe, a giudicare non solo dal clima che pare respirarsi nel Paese, ma anche da rilevazioni e sondaggi che continuano a indicare un perdurante calo di consensi - anche dopo le regionali - per la coalizione di centrodestra. «Questo non deve sorprendere - spiega il dottor Nando Pagnoncelli, amministratore delegato di Ipsos Italia -. E’ il frutto di due fenomeni contemporanei. Il primo è il noto effetto bandwagon, insomma il salire sul carro del vincitore, molto forte - in questo caso - soprattutto nell’area centro-meridionale del Paese. Il secondo, invece, richiama più squisitamente alla politica e alla situazione dell’Italia. C’è forte insoddisfazione, pessimismo verso il futuro, difficoltà nelle famiglie a causa di un vero o presunto impoverimento. Ecco: di fronte a questo quadro, gli slogan vincenti nel 2001 - a cominciare dalla promessa di un nuovo miracolo italiano - e il venir meno della coesione nella coalizione non aiutano certo. E l’emorragia in qualche modo continua». Una lunga indagine della Ipsos, conclusasi proprio alla vigilia delle elezioni regionali e riguardante le intenzioni di voto degli italiani alle elezioni politiche, regala risultati sconfortanti al centrodestra. Effettuata attraverso 50 mila interviste e avente per oggetto solo l’assegnazione dei 475 seggi assegnati nei collegi uninominali, l’indagine attribuisce - intanto - un vantaggio di dieci punti percentuali all’Unione sulla Casa delle Libertà. Tradotto in seggi, significa che il centrodestra calerebbe dai 283 conquistati nel 2001 ai 169 di oggi, il centrosinistra salirebbe da 192 a 195 (107 collegi vengono considerati ancora incerti, essendovi tra le due coalizioni uno scarto inferiore ai quattro punti percentuali) marcando - per ora - il sorpasso e un vantaggio intorno alla trentina di seggi (escludendo, ovviamente, i 155 seggi che vengono attribuiti col proporzionale, che dovrebbero però irrobustire il vantaggio dell’Unione). Con 107 collegi definiti «incerti» la partita resta, evidentemente, ancora aperta: ma tutta una serie di segnali collaterali sembrano confermare che le elezioni anticipate, per il centrodestra, rischierebbero di trasformarsi in un suicidio. Intanto un dato, quello della cosiddetta aspettativa di vittoria. Alla domanda chi vincerebbe secondo lei se si votasse oggi, il 67% del campione dell’Ipsos risponde il centrosinistra. Ma alla domanda, invece, su chi vincerebbe se si votasse nel 2006, questa percentuale (sempre maggioritaria) cala al 48%. A questo vanno aggiunti due elementi. Il primo: mai come in questo momento la leadership di Berlusconi - vero traino e collante della Casa delle Libertà - appare fiaccata e in affanno: tutti gli indici di fiducia danno il premier indietro rispetto sia a Fini che a Casini, e con distacco crescente. In più, lo studio dei flussi elettorali del voto per le regionali indica per la prima volta un passaggio diretto di consensi dal centrodestra al centrosinistra (e non solo verso l’astensione, com’era accaduto in precedenza). Con queste premesse - pur se i miracoli sono sempre possibili - immaginare una vittoria di Berlusconi e della sua coalizione in caso di elezioni a giugno è cosa davvero ardua. E non basta. Ancora Nando Pagnoncelli spiega che dopo la grande illusione di un nuovo miracolo economico, oggi tra gli italiani prevalgono un ripiegamento difensivo e la richiesta di garanzie: e su questo terreno il centrosinistra appare assai più affidabile rispetto a un centrodestra che ha in «meno Stato più mercato» una delle sue idee forza. Detto tutto questo, ecco i due elementi che, al contrario, potrebbero regalare ancora qualche chance a Berlusconi in caso di voto nel 2006. Il primo è che il risultato delle regionali si caratterizzerebbe molto come un voto «contro» il governo e non ancora «a favore» dell’Unione: per cui se l’esecutivo correggesse la rotta e l’opposizione sbagliasse le sue mosse... Il secondo, riguarda l’affluenza alle urne. Nel 2001 furono espressi - annota Pagnoncelli - 37 milioni di voti validi, contro i poco più che 27 milioni delle ultime regionali. Un recupero dell’affluenza alle urne, insomma, potrebbe anche rimettere in corsa il Cavaliere. Ma tra un anno, non tra 60 giorni. E su questo gli esperti non hanno dubbi... La Stampa 21-04-05 |