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aprile 19, 2005

CENTRISTI AL 10%? I SONDAGGISTI SONO SCETTICI
Piepoli: con la coalizione sono al 6%. Crespi: potrebbero sfruttare il vantaggio solo se si andasse subito al voto

Prudenti se non scettici sul potenziale elettorale di un Udc fuori dalla Casa delle libertà alcuni; certi di un consistente aumento dei voti altri. Negli istituti di ricerca e nei dipartimenti universitari di statistica è l'ora del partito di Marco Follini, protagonista delle indagini commissionate nei giorni della crisi da politici o testate giornalistiche. Alcuni risultati sono già stati pubblicati nei giorni scorsi, altri sono ancora allo studio. Quelli noti hanno accreditato l'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro di percentuali superiori ai dieci punti percentuali in un'ipotetica votazione nella quale si presentasse da sola.

E una conferma in questo senso arriva da Nicola Piepoli: «Se si presentassero ancora una volta con la coalizione del centrodestra potrebbero confermare il sei per cento. Se andassero da soli, su base nazionale, potrebbero arrivare al dieci per cento». Voti che raccoglierebbero sia alla destra sia alla sinistra grazie all'appeal di un richiamo antico ( «sono - spiega Piepoli - i voti dei democristiani veri, la base solida e inestinguibile della Dc») e di una leadership giovane. Unico problema: dovrebbe cambiare il sistema elettorale e i centristi dovrebbero decidere di abbandonare definitivamente Silvio Berlusconi. «E ancora ce ne vuole prima che succeda», commenta.

Molto prudente Maurizio Pessato, amministratore della Swg, sicuro che il sistema elettora le maggioritario freni il voto ai partiti minori e comunque scetti co su un Udc al 10 per cento. «Mi sembrano previsioni un po' forti. Anche perché - spiega - andare da soli non è necessariamente un vantaggio nel sistema attuale. Con il maggioritario gli elettori sanno che una forza solitaria è penalizzata e quindi tengono a premiare le aggregazioni, a dare il voto utile». Unica chance in un sistema elettorale come quello vigente, sarebbe quella di una estrema frammentazione e una scomposizione dei due poli. Insomma «non c'è spazio per una terza forza» mentre da qui alle elezioni, c'è spazio per un recupero di Forza Italia. «Se Berlusconi facesse campagna elettorale, il suo partito potrebbe riprendersi quei voti che si stima siano defluiti verso l'Udc».

D'accordo Stefano Draghi - professore di Statistica già «mago dei numeri» del Pci e del Pds -: i centristi, sostiene, «non hanno un grande potenziale di crescita nel Nord» e cioè l'area «dove si giocherà la partita delle prossime elezioni» insieme alla Sicilia. Rispetto ai risultati ottenuti alle ultime consultazioni, comunque, i centristi non dovrebbero crescere troppo. Anche perché, spiega, «io penso che sia un grande azzardo andare da soli. Significherebbe proporre un terzo polo. E si sa che il terzo polo in Italia non funziona».

Nando Pagnoncelli dell'Ipsos si iscrive al gruppo dei sondaggisti che ritengono eccessivo il 10 per cento. «Non abbiamo numeri nostri - sottolinea - ma ci sono elettori scontenti del governo che potrebbero approdare all'Udc. Ma dieci punti mi sembrano tanti».

Luigi Crespi, ex presidente di Datamedia e ora esperto di comunicazione politica, si rifiuta di fare previsioni. E si limita a dire che l'Udc non dovrebbe mai scendere sotto il cinque per cento. E le previsioni per il 10 per cento? Fiammate. «Se si vota subito dopo una rottura si possono anche raccogliere più consensi, ma se si vota dopo mesi ...».

ANTONIO SIGNORINI 

il Giornale 19-04-2005