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aprile 19, 2005

MANNHEIMER / UDC ALLE URNE SENZA LA CDL? POSSONO CRESCERE FINO AL 9%

Quanti consensi potrebbe ottenere l'Udc se, com'è stato paventato, si presentasse alle prossime elezioni politiche al di fuori degli schieramenti, abbandonando la coalizione del centrodestra? Come di consueto in questi casi, non è possibile dare una risposta precisa, ma si possono ipotizzare alcuni scenari, sulla base delle intenzioni di voto attualmente espresse.
Qualche giorno fa, nelle tredici regioni interessate alla consultazione, il partito di Follini ha ottenuto complessivamente il 5,8%. Si tratta grossomodo del risultato delle Europee dell'anno scorso ( 5,9%). E, con un piccolo incremento, di quello delle Politiche del 2001 ( 5,6%). Insomma, l'Udc ha un seguito relativamente stabile, oscillante tra il 5 e il 6%. Si tratta di elettori per quasi il 70% cattolici praticanti regolari o che si recano, comunque, di tanto in tanto alle funzioni religiose. Che si sentono per la maggior parte di centro o, in misura minore, di centrodestra. Una quota di costoro dichiara di voler votare sempre per l'Udc, senza mai guardare verso nessun altro partito.
È ragionevole supporre che questo segmento seguirebbe, in toto o quasi, il partito nel caso di un suo spostamento al di fuori della Cdl. Un'altra frazione dei votanti attuali dichiara invece che, pur preferendo il partito di Follini, « prende in considerazione » altre forze politiche. Tra costoro una parte guarda con interesse a sinistra e vedrebbe dunque con soddisfazione una migrazione in quella direzione. Altri, invece, limitano il loro possibile orientamento elettorale alla Cdl e potrebbero quindi essere in difficoltà nel confermare il loro voto al di fuori di quest'ultima. Su questa base si può stimare che l'Udc possa mantenere dal 50% al 75% dei votanti attuali ( pari al 2,6 4,1% dell'elettorato nel suo complesso), sottraendoli alla coalizione di centrodestra.
Ma nell'ipotesi di una sua « dichiarazione di indipendenza » , l'Udc potrebbe forse attrarre nuovi consensi. Già oggi essa può contare sul 9,4% di elettori che, pur non votandola, dichiarano di « prenderla in considerazione » per le elezioni. Tra costoro, più di un terzo ( 37%) si dichiara oggi indeciso o propenso all'astensione o, in minima parte, orientato verso « altri » partiti al di fuori delle coalizioni. Altri potenziali ( il 16%, pari all' 1,5% dell'elettorato nel suo complesso) scelgono oggi per il centrosinistra, perlopiù per la Margherita. Almeno in parte, entrambi questi segmenti potrebbero votare per l'Udc nella sua nuova collocazione. In questo modo il partito di Follini potrebbe guadagnare dal 20 al 50% del suo mercato potenziale, vale a dire dall' 1,6 fino al 5% ( assumendo una grande capacità comunicativa) dell'elettorato nel suo insieme. Occorre poi considerare che i dirigenti dell'Udc si pongono l'obiettivo di conquistare una fetta di consensi al di fuori dell'attuale seguito elettorale, acquisito o potenziale, specie nell'ambito dei cattolici che oggi votano per altri partiti. Appare improbabile, tuttavia, che in quest'ambito si possa raccogliere più del 0,5%. Sommando i diversi possibili flussi di voti si rileva come una Udc « indipendente » potrebbe mantenere grossomodo l'entità attuale dei consensi, ma potrebbe, con una strategia di comunicazione adeguata e nel caso più fortunato, superare forse il 9%. Si tratta però solo di ipotesi suggerite dai dati attualmente a disposizione: da considerare quindi con grande prudenza e cautela.

RENATO MANNHEIMER

Corriere della Sera 2005-04-19