aprile 17, 2005 ISPO / POLO SCONFITTO MA L'UNIONE NON SFONDA L'ipotesi di voto anticipato: centrosinistra avanti, FI in recupero. Gli italiani: no alle urne subito
Chi vincerebbe se si andasse oggi ad una nuova consultazione elettorale? Allo stato attuale paiono confermate le difficoltà per il centrodestra, peraltro già emerse in occasione delle recenti elezioni regionali e, ancor prima, un anno fa alle Europee. In più, subito dopo le ultime consultazioni, si è verificato il cosiddetto effetto bandwagon ( che si potrebbe forse tradurre in « salita sul carro del vincitore » ) , per il quale il consenso per il centrosinistra, dopo la vittoria elettorale, si è ulteriormente accresciuto, specie nelle regioni meridionali. Anche se, proprio in questi ultimi giorni, pare manifestarsi un lieve recupero dei consensi di Forza Italia, a danno di Alleanza Nazionale ( Forza Italia, come si sa, è la formazione che ha subito le perdite più significative alle ultime Regionali). Nel complesso, al di là delle specifiche indicazioni dei singoli sondaggi, si può stimare che il centrodestra possa contare nel proporzionale sul 40 45 per cento, ( con FI grossomodo sul 22 per cento e An tra l' 11 e il 12%) a fronte del 45 50 per cento del centrosinistra ( Ds attorno al 20 21% e Margherita intorno al 13%) e del 10 11 per cento a favore di forze esterne ai due schieramenti principali. Il trend sfavorevole per la Cdl coinvolge naturalmente l'atteggiamento verso il presidente del Consiglio e verso l'azione del governo nel suo insieme: entrambi vedono accrescersi i giudizi negativi. Ma, al tempo stesso, si registra un incremento ancora più accentuato delle critiche verso l'operato dell'opposizione, anche da parte dei votanti per il centrosinistra. Ciò che sembrerebbe indicare come il sentimento preponderante nell'elettorato sia, in queste ore, la disapprovazione verso la politica nel suo insieme. Una quota sempre più ampia di popolazione vive le vicende politiche con stanchezza, talvolta con repulsione, più spesso con indifferenza. È questo, forse, il motivo principale del netto rifiuto della prospettiva di elezioni anticipate da parte della grande maggioranza degli italiani. Non a caso, si rileva un dissenso ancora più accentuato nei confronti di una nuova convocazione alle urne proprio da parte di chi afferma di essere oggi ancora indeciso su cosa votare e, in misura ancora maggiore, da chi dichiara sin d'ora l'intenzione di astenersi. Tra chi invece ha già maturato un orientamento, si registra una differenziazione significativa in relazione alla posizione politica. L'elettorato di centrosinistra è letteralmente spaccato a metà tra quanti ( specie chi vota all'estrema sinistra) vogliono subito le elezioni e quanti ( in particolare i Democratici di Sinistra) preferiscono attendere il 2006. Viceversa, la maggioranza ( 84 per cento) dei votanti per il centrodestra auspica il mantenimento dell'assetto attuale e la convocazione delle consultazioni alla scadenza naturale, nel 2006. La ragione sta nel fatto che, secondo gli stessi elettori del centrodestra, lo svolgimento di una eventuale elezione anticipata porterebbe ad un esito sfavorevole per la Casa delle Libertà. Quest'ultima si trova effettivamente in una situazione problematica. In occasione delle Regionali si sono manifestati per la prima volta, sia pure in misura relativamente limitata, passaggi diretti dal centrodestra al centrosinistra, specie a scapito di Forza Italia. Ciò mostra il possibile avvio di una mobilità « vera » , non solo da e per l'astensione: un processo che potrebbe accentuarsi in futuro. In più, sempre per la prima volta, l'erosione dei voti per il candidato del centrodestra ha avuto luogo, magari per ragioni diverse ma in misura pressoché omogenea, in tutta Italia. E in tutto il Nord ( ma anche, ad esempio, in Lazio e in Campania) il candidato del centrodestra ha ottenuto assai meno consensi nel capoluogo rispetto al resto della regione. Secondo alcuni, ciò indica l'esistenza di una più spiccata tendenza anti Casa delle Libertà proprio dove si trova il motore economico e sociale del Paese. Ma occorre sottolineare che questo quadro è suscettibile di mutamenti, anche rilevanti. A causa, come si è detto, dell'esistenza di una gran quantità di persone che in questo momento è lontanissima dal porsi il problema della scelta di voto e di conseguenza afferma ( se e quando risponde alle ricerche di opinione, dato che una parte consistente della popolazione rifiuta di sottoporsi ad un'intervista) di essere indecisa. Magari non lo è veramente e finirà col votare come la volta precedente, ma, certo, deciderà all'ultimo momento: in occasione delle elezioni regionali quasi un quarto dell'elettorato ha affermato di avere scelto cosa votare solo negli ultimi giorni. Si tratta di cittadini perlo più poco interessati alla politica, poco attenti al dibattito e alle vicende in corso e, anche per questo — per il fatto di non avere una opinione predeterminata — particolarmente influenzabili dalle impressioni che la campagna elettorale suscita in loro. Tutto ciò suggerisce una grande cautela nel formulare previsioni sul possibile esito delle consultazioni. Le ricerche di opinione, per quanto accurate, non possono che offrire una fotografia della distribuzione attuale delle opzioni di voto. Non sono sfere di cristallo ed è poco serio attribuire loro questa funzione. In particolare, descrivono lo stato delle opinioni senza potere tener conto della campagna elettorale che deve ancora svolgersi. E che, come si è visto, costituisce il fattore determinante dell'esito delle consultazioni Renato Mannheimer Corriere della Sera 17-04-2005 |