aprile 15, 2005 NOVITÀ: IN CALO IDEOLOGIE E MEDIA / LA RIVINCITA DELLA SOCIOLOGIA LA «GENTE» VOTA COL PORTAFOGLIE la rivincita della sociologia, degli interessi materiali, forse delle classi. Il 3 e 4 aprile, un esercito silenzioso di impiegati, operai, pensionati, di capifamiglia, casalinghe, consumatori, di ceti poveri e ceti medi, si è messo in fila davanti ai seggi elettorali e ha sfiduciato il Cavaliere. Altro che spallata giudiziaria, trame del subgoverno, falangi unioniste. Dopo la politica ideologica che aveva segnato la prima Repubblica, dopo la politica viscerale degli anni di Tangentopoli, dopo la politica mediatica dell'età berlusconiana, sembra venuto il momento della politica del portafogli. La gente (mai come adesso una simile categoria suona appropriata) ha votato secondo quanto le suggeriva la busta paga. Una novità assoluta, in Italia. Per decenni, ideologie particolarmente radicate e partiti particolarmente capillari avevano gestito, manipolato e perfino dissimulato - all'interno dei propri linguaggi - gli umori e le spinte della società e dei suoi segmenti. Sicché era successo che i riflessi furibondi della guerra fredda oscurassero gli strappi sociali operati dalla ricostruzione postbellica. Che un superficiale egualitarismo anticapitalista diventasse la maschera fragile delle complesse tensioni generazionali degli anni Sessanta. Che l'anticraxismo fosse la copertura propagandistica per la difesa della scala mobile salariale. Che le emozioni di Tangentopoli mettessero tra parentesi il collasso dei conti pubblici e i primi colpi subìti dai risparmiatori. Che la guerra civile tra ulivisti e berluscones impedisse di scorgere la marginalizzazione galoppante del paese. In un modo o nell'altro, le tendenze dell'economia e della società venivano surclassate dalla politica, spesso tradite dalla politica politicante. Erano ombre fievoli nella grancassa divisiva di un discorso pubblico monopolizzato e interpretato dai partiti. Di governo e di opposizione. I quali, del resto, ci avevano provato anche nelle scorse settimane a imporre il proprio idioma agli elettori, trascinandoli nell'usuale sarabanda delle accuse e controaccuse, il regime Mediaset, la dittatura della maggioranza, le sinistre comuniste, la devoluzione antitaliana, perfino la morte di un Papa. Ma il voto sembra aver seguito un'altra stella polare. Quella degli interessi minacciati e delusi della gente. Il voto o, meglio, i voti sempre più antiberlusconiani che si sono succeduti negli ultimi anni hanno preso le mosse dal riallineamento finanziario del paese (euro) e dal terremoto sociale che esso ha provocato, una mega-inflazione non contabilizzata dall'Istat, la drastica redistribuzione delle risorse fra i gruppi sociali, la decapitazione dei redditi fissi, la ripresa delle antiche tensioni tra pubblici esercenti e consumatori. E, questa volta, le trasformazioni strutturali sono state troppo veloci e intense perché il corpo elettorale non reagisse. E il sistema politico troppo precario e sfilacciato perché fosse possibile occultare processi sociali dolorosi e corrosivi dietro le sirene della propaganda. I messaggi del discorso pubblico, quando i tempi si fanno duri, finiscono per diventare insopportabili anche alle orecchie del più fedele dei supporter. Inutile dire che la rivincita della sociologia è destinata a cambiare molte carte in tavola, dal momento che costituisce un messaggio di delegittimazione per l'intero sistema politico. Forse per la prima volta nella sua storia, il paese manda alle classi dirigenti segnali di forte autonomia. E se il Cavaliere, il grande sconfitto, non potrà limitarsi ai rappezzi e ai rimpastini, anche i vincitori avranno i loro problemi. Quello di aprile è stato un voto contro la latitanza della politica, non ancora un voto a favore del centrosinistra. Ma la costruzione di una strategia riformista, capace al tempo stesso di trovare il consenso di tutte le componenti dell'Unione e di rispondere agli umori dell'opinione pubblica, non sarà facile. Per fidelizzare questi elettori non basteranno slogan antiberlusconiani, diversioni ideologiche, piazze arcobaleno. Né sarà lecito ai massimalisti di turno assumersi gratuitamente la rappresentanza dell'inquieta società italiana. La gente, quella senza nome e senza partito, sembra avere aperto gli occhi. PAOLO MACRY Il Riformista 13-04-2005 |