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aprile 9, 2005

SE LA CDL SI DIVIDE, NEL 2006 SOLO 93 DEPUTATI
Esperti di flussi elettorali concordi: la rimonta passa dal recupero degli astenuti ed è possibile solo se gli alleati tornano a ricompattarsi intorno a Berlusconi. Altrimenti saranno 85 seggi per FI

In questa fase l'unione beneficia di un'immagine di maggior unità

ROMA - Conservare l'attuale assetto del centrodestra, con la Lega che corre insieme a Forza Italia, Alleanza nazionale e Udc all'interno della Casa delle Libertà. E recuperare il voto degli astenuti. Per Silvio Berlusconi, avvertono i sondaggisti, la strada per la conferma a Palazzo Chigi passa attraverso queste due mosse. Obbligate, ma tutt'altro che impossibili.

Qualsiasi altra formula della coalizione, tanto per cominciare, avrebbe effetti disastrosi. Ad esempio conquistare, come risulta dalle analisi che circolano nella maggioranza, la miseria di 93 collegi: 85 al nord grazie a Lega e Forza Italia, appena otto al centro-sud da An e Udc. Poi occorre recuperare il voto degli astenuti, cresciuti dì oltre il dieci per cento rispetto alle vincenti Politiche del 2001, ma che tra un anno potrebbero tornare alle urne. Una circostanza rassicura il Presidente del consiglio: alle elezioni politiche l'affluenza tradizionalmente cresce. E a beneficiarne, numeri alla mano, è sempre stato il Cavaliere.

«Una parte dell'elettorato vota a seconda dell'importanza della consultazione», conferma Piergiorgio Corbetta, direttore ricerche dell'istituto Carlo Cattaneo di Bologna, «alle Politiche il tasso di affluenza sarà certamente superiore». Più vicino, insomma, all'81,5% del 2001 cheal 71,4% delleulti-me Regionali. A tutto vantaggio, almeno dal punto di vista teorico, del centrodestra. «li probabile che una parte di elettori che in passato ha votato per il centrodestra si sia adesso rifugiata nell'astensione», aggiunge Corbetta. Ed è a loro che, a partire dalla comparsata a "Ballarò", ha iniziato a rivolgersi Berlusconi.

Spiega ancora il ricercatore del "Cattaneo": «Il carisma del Presidente del consiglio è in grado di attirare i cittadini qualunquisti, meno orientati politicamente. Berlusconi risulta accattivante per gli elettori poco sofisticati perché è in grado di parlare come la gente comune. E alle Politiche questa parte dell'elettorato potrebbe tornare a votare». Il condizionale è d'obbligo: «Si tratta di una porzione di elettori fluttuante, chenel 2001 può aver votato per la Cdl perché attratta da una novità e promesse ora assenti. Adesso l'entusiasmo potrebbe aver lasciato spazio alla delusione».

Quanto all'assetto futuro del centrodestra di cui tanto si discute, Corbetta non ha dubbi: «Qualsiasi formazione diversa da quella attuale sarebbe pericolosa». L'esempio negativo arriva proprio dai rivali dell'Unione: «La forza delle coalizioni politiche è nella loro coesione interna. Nel 2001 il centrosinistra arrivò alle elezioni debole, alla fine di una legislatura travagliata e con quattro candidati premier. Per il centrodestra ripetere lo stesso itinerario sarebbe gravissimo».

Punta sul recupero dall'area del non voto anche Alessandra Ghisleri, direttore di Euromedia Research. Analizzando i dati elettorali di Forza Italia, infatti, si scopre che «curiosamente l'andamento delle perdite del partito del premier segue l'andamento delle perdite dell'affluenza al voto». Esempio: «Rispetto alle Politiche del 2001, Forza Italia ha perso alle Regionali circa 4 milioni e mezzo di voti. Parallelamente, nelle tredici regioni in cui si è votato l'astensione è cresciuta complessivamente di 4,7 milioni di unità. Lo stesso è accaduto in relazione alle Europee dello scorso anno: in quel caso Forza Italia, rispetto al 2001, ha ottenuto 1.209.000 voti in meno. Gli astenuti in più, invece, sono stati 1.277.000».

Numeri che confermano una volta di più che gli azzurri crescono quando 1' affluenza è alta. Etra poco più di un anno ci sono le Politiche. «Il Presidente del consiglio è l'uomo di riferimento a livello nazionale, non certo sul locale», conferma Ghisleri. Nel 2006, però, servirà una Cdl più unita per conquistare gli elettori: «Nessuno vince se all'interno si litiga. Ora il centrosinistra inanella un successo dopo l'altro anche perché ogni volta vota compatto».

Nicola Piepoli, presidente dell'omonimo istituto di ricerca, indica a Berlusconi la strada per recuperare gli astenuti: «Far capire agli italiani che il suo è un governo al servizio del Paese. Quanti sanno, ad esempio, che a dicembre entrerà in funzione la linea ferroviaria veloce che collegherà Milano a Napoli in cinque ore?». La sinistra non può cullarsi sugli allori: «All opposizione sottovalutano il suo cervello, Berlusconi ha la capacità di far passare i messaggi giusti». Per non ripetere l'errore commesso da Giuliano Amato nel 2001, quando tutti gli istituti di ricerca, ricorda Piepoli, «si meravigliarono non tanto della vittoria del centrodestra, quanto dell'inerzia del governo nel cambiare le carte in tavola». 

di TOMMASO MONTESANO

Libero 09-04-2005

CALCOLI / LA SIMULAZIONE SUI COLLEGI FRENA LE ELEZIONI ANTICIPATE

La forbice nella maggioranza sembrava allargarsi a dismisura ed ecco che invece potrebbe chiudersi, dopo naturalmente balletti di rito e molte chiacchiere.An chiedeva ancora giovedì un segno di discontinuità nella composizione del governo e nell'attribuzione di portafogli anche importanti, non solo quelli tecnici. L' Udc sembrava invece più interessata a segni di discontinuità politica, col prossimo Dpef e la prossima finanziaria ma annunciati e definiti immediatamente come cemento dell'ultimo tratto da percorrere insieme. Ma c'è una ragione per la quale la Lega ha colto in controbalzo proteste e distinzioni del redivivo subgovemo, aprendo rumorosamente all'ipotesi di elezioni anticipate anche subito, a giugno, per le quali i tempi tecnici di scioglimento delle Camere ci sono ancora, fino a metà aprile. Ed è la stessa ragione per la quale invece ieri gli esponenti di An hanno tirato il fiato, quando hanno saputo che Berlusconi aveva mandato una lettera a Fini, tale da consentire loro di parlare di «segno importante di discontinuità» senza per questo dover davvero impugnare l'ascia di guerra.

La ragione di fondo è che la Lega legge assai diversamente da An e Udc la proiezione dei risultati delle elezioni regionali sui seggi uninominali delle elezioni politiche. Le simulazioni sono sul tavolo di Berlusconi già da due giorni. A una prima versione "bruta", che si limitava a tradurre i voti attuali delle regionali nei diversi collegi, se ne affiancano via via versioni più affinate, corrette per una stima dell'eventuale apporto elettorale calcolabile all'innalzarsi del tasso di partecipazione al voto politico, se però il trend di attribuzione dei favori politici alle coalizioni fosse il medesimo emerso alle regionali. Ce n'è infatti una seconda versione, in cui la maggior partecipazione viene ponderata attraverso un criterio intermedio tra il trend emerso alle europee e quello delle regionali E infine seguiranno altre versioni, articolate su simulazioni di che cosa potrebbe davvero incidere a fondo nei trend attuali e del recente passato. Si tratta di un quadro molto preoccupante, per il centrodestra, visto che nella versione "bruta" i seggi oggi arcisicuri per la compagine di governo si limiterebbero a una novantina, di cui solo una decina nel mezzogiorno. Eproprio questo fattore a frenare molto le istanze di An e Udc e anche a diversificarle in maniera consistente tra loro.

E' chiaro che An anche a un livello di sicurezza del 10 per cento potrebbe considerare con diverso occhio l'ipotesi di una corsa per la vita e per la morte in cui giocare il proprio risultato come cambiale di garanzia per il dopo Berlusconi Sarebbe un'alea molto elevata, però: troppo, a giudizio del leader di An che in questi anni molto ha tirato la corda senza mai avere forza e volontà di affondare un colpo davvero, neppure quando,ottenuta la testa di Tl emonti poteva succedergli e ben diversamente condizionare l'agenda economica del governa Ma per l'Udc al 5 e qualcosa per cento un voto anticipato in tali condizioni significherebbe ben di peggio: elevatissima improbabilità di vedersi assegnare collegi davvero sicuri, e i propri candidati stornati invece esattamente sui seggi contesi oggi più che mai a rischio, alla luce di un trend in cui l'elettorato mediano volge le proprie spalle alla Casa delle libertà. Considerare il proprio futuro affidato ai soli listini proporzionali in caio di superamento del 4 per cento è veramente troppo poco, agli occhi del partito di Follini e Casini, per consentire davvero di considerarla anche solo un'ipotesi

Per la Lega è l'esatto contrario: si tratta in prima battuta della dimostrazione matematica al premier che la lealtà del partito di Bossi ha ben diversamente premiato, e in seconda istanza della conferma che a ogni buon conto la Lega si riserva di procedere comunque da sola nel Nord in futuro rispetto ai partiti statalisti e sudisti se questi romperanno il patto, con buone prospettive di salvaguardare una propria pattuglia di pugnaci parlamentari, e con la sensazione di poter raccogliere a quel punto anche una parte rilevante dell'elettorato in fuga da Forza Italia perché deluso da mancanza di coerenza liberista.

Il  peso dei collegi - ma in questo caso in aggiunta a valanga - si fa sentire del resto anche nel centrosinistra. Non è un caso che l'Unione eri abbia espresso sorpresa di fronte ai segni di accelerazione della crisi nel Polo e all'eventualità di elezioni anticipate. Non si tratta certo del ritardo nella definizione del programma, ancora di là da venire. Ma del fatto decisivo che solo una volta ponderata la vera probabile dimensione delle proprie future forze, Prodi per primo si riserva di calare la zampata di decine e decine di "propri" candidati sicuri. Non ha un proprio partito, ha avuto in passato ruggini e incomprensioni con una parte importante della Margherita. A maggior ragione con un successo di larghe dimensioni alla propria portata, il professore non intende lasciarsi sfuggire la possibilità di una propria forza parlamentare su cui contare con certezza assoluta. Il dilemma non sciolto tra lista unica e simboli dei partiti passa in larga parte per questo problema. Che Prodi vuole affrontare solo quando sarà più avanti nella propria campagna di ulteriore legittimazione girando per il paese, non certo ora che il peso dei partiti del centrosinistra appena vittoriosi sarebbe molto forte.

il Riformista 09-04-2005