aprile 9, 2005 The times they are a-changin' BERLUSCONI, LA PIETRA AL COLLO DEL CENTRODESTRA Da quando governa, il Cavaliere ha sempre perso. Nelle regionali dell'11 a 2 ha trascinato giù anche i suoi presidenti. L'Unione lo ha battuto dì due milioni di votiin quattro anni. Le elezioni mostrano due Italie: le grandi città vanno a sinistra, la provincia a destra. Poi ha perso Silvio Berlusconi. Poi ha perso il governo, cioè Silvio Berlusconi. Poi ha perso Forza Italia, cioè Silvio Berlusconi. I risultati di queste elezioni regionali sintetizzano in modo impietoso il decennio politico del Cavaliere. Il Berlusconi-che-promette è un drago: Forza Italia ha toccato i massimi con il Capo al debutto o all'opposizione (politiche del 1994, europee del 1999, regionali del 2000, politiche del 2001). Il Berlusconi-che-governa è un flop: Forza Italia ha toccato i minimi con il Capo a palazzo Chigi (europee del 2004, regionali del 2005, amministrative e suppletive precedenti). Il Berlusconi-che-promette ha portato in orbita il centrodestra, il Berlusconi-che-governa è stato il macigno al collo di molti governatori della Casa delle libertà che avevano buone probabilità di rielezione. Quando il Cavaliere è salito al governo per la seconda volta, nel 2001, il suo partito valeva il 29,1 per cento, dopo il 25,6 delle regionali del 2ooo: in queste regionali è sceso al 18,57, dopo essere passato dal 21 per cento delle europee 2004. Oltre dieci punti in meno in quattro anni, risultato che farebbe traballare la poltrona di qualunque leader di partito e di qualunque candidato premier. Il tracollo del partito fondato dal presidente del Consiglio alla fine del 1993 è ancora più evidente confrontando i dati del 2ooo e del 2005 nelle singole regioni. Anche in quelle in cui il centrodestra ha vinto: in Lombardia, Forza Italia stava al 33,9 per cento cinque anni fa, oggi è al 26; in Veneto è crollata dal 30,4 al 22,7. In molte regioni passate da destra a sinistra, la fuga di elettori è simile: dal 30,8 al 22,4 per cento in Piemonte, dal 18,3 al io in Calabria, dal 21,5 al 15,4 nel Lazio. Se è vero, come dice Berlusconi, che Forza Italia cala perché «dà sangue» agli alleati, questo sangue si deve perdere per strada. Tra le regionali del 2ooo e quelle del 2oo5 An scende dal 13 al 10,52 per cento, la Lega Nord canta vittoria per un arrotondamento dal 5,1o al 5,58. E 1'Udc, a parte qualche exploit locale, non si schioda dal 5 e qualcosa per cento che ha sempre avuto. La nuova maggioranza. Traducendo in Parlamento il voto del 3 e 4 aprile, «l'opposizione potrebbe ottenere da 50 a 100 seggi in più rispetto alle politiche del 2001, raggiungendo la maggioranza», ha scritto Renato Mannheimer sul Corriere della Sera. I dati definitivi delle 13 regioni in cui si è votato dicono che l'Unione (compresa Rifondazione comunista) ha preso il 53 per cento, con 14 milioni e 547 mila preferenze. La Casa delle libertà si è fermata al 44,1, con 12 milioni e 119 mila preferenze. Una sconfitta così pesante non la prevedeva neppure Berlusconi, che alla vigilia di queste regionali assicurava la vittoria della propria coalizione almeno nel numero assoluto dei voti. Invece si è ritrovato sotto di oltre due milioni di preferenze. Per il centrosinistra il risultato complessivo è buono, anche rispetto al 46,4 per cento conquistato alle europee del 2004. Il grande vincitore è senza dubbio Nichi Vendola, presidente a sorpresa in Puglia, un buon laboratorio sulla futura collaborazione tra Rifondazione comunista e il centrosinistra. Ma queste elezioni nascondono un altro dato interessante: le grandi città vincono sulla provincia. Piero Mai-razzo passa espugnando Roma e perdendo in tutte le altre province lazialì (tranne Rieti, per 20o voti). Mercedes Bresso trionfa a Torino perdendo in tutto il resto del Piemonte tranne Alessandria. Nel Veneto azzurro, Venezia manda al ballottagio due candidati sindaci del centrosinistra, Felice Casson e Massimo Cacciari. Le vittorie di Antonio Bassolino in Campania e di Claudio Burlando in Liguria sono passate per le loro nettissime affermazioni a Napoli e a Genova. E a Milano il candidato dell'Unione Riccardo Sarfatti ha quasi pareggiato con Roberto Formigoni: appena lo 0,3 per cento di distacco, contro il 9,8 della Lombardia nel suo complesso. Tolte le regionì tradizionalmente rosse, oggi l'Italia metropolitana vota a sinistra e quella provinciale-rurale vota a destra. Un po' come è successo nelle ultime elezioni americane. (Mario Portanova) Diario, 08-04-2005 |