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aprile 6, 2005

È AL SUD IL CROLLO DEL POLO
Il Centro-destra tiene al Nord nel proporzionale

Va da sé che il dato politicamente più significativo di queste elezioni è il numero di regioni vinte dal Centro-sinistra. Un risultato che è andato al di là delle previsioni della maggior parte degli osservatori. Ma c'è un altro dato altrettanto significativo, anche se meno eclatante, e cioè il fatto che per la prima volta da quando sono state introdotte nel nostra Paese le nuove regole di voto il centro-sinistra è riuscito a superare il centro-destra a livello di voti proporzionali. Anche se si tratta solo di 13 regioni il significato di questo dato non può essere sottovalutato. L'Unione ha ottenuto complessivamente il 51,8 % dei voti proporzionali contro il 45,3% della Cdl. Come si vede-dalle tabelle alle elezioni europee del 2004 i due schieramenti erano quasi alla pari. Questo equilibrio oggi si è rotto.

Ma al di là del dato complessivo è interessante notare la sua articolazione territoriale per comprendere meglio la natura delle' tendenze elettorali in atto. La diversità dei sistemi elettorali ai vari livelli di governo e i continui cambiamenti della offerta politica tra una elezione e l'altra rendono difficile in Italia fare confronti. Quello che noi abbiamo fatto per rendere confrontabili i dati è stato dì "riaggiustare" retrospettivamente le coalizioni del passato sulla base degli schieramenti del presente. Il risultato di questa analisi è che l'Italia, a livello proporzionale, risulta divisa grosso modo in cinque aree: due Nord, un Centro, e due Sud.

In Piemonte e Liguria il Centrosinistra ha colmato il divario con il Centro-destra. La tendenza era già visibile, soprattutto in Liguria. ma con queste elezioni è diventata netta. Pesa soprattutto il voto delle aree urbane, Torino ìn particolare. dove il Centro-sinistra riporta un risultato molto positivo. Come del resto avviene con Roma nel Lazio.

In entrambe le regioni il Centro-sinistra è diventato maggioranza sia a livello proporzionale che a livello maggioritario.

In Lombardia e Veneto la storia è diversa. Qui continua la crescita del centro-sinistra ma il divario con la Cdl resta notevole. In realtà queste sono le due regioni dove la Cdl non solo mantiene il controllo dell'esecutivo, ma ìl suo livello di consensi si mantiene su valori vicini a quelli del 2001 anche se molto lontani da quelli delle regionali del 2000. Con questi dati le elezioni del 2006 in questa parte del Nord avranno un esito non dissimile da quello del 2001 ed è questo quello che alla fine conta, dato il sistema elettorale vigente. Al Centro (Emilia. Toscana, Marche, Umbria) c'è poco da dire tranne sottolineare ancora una volta che qui non c'è competizione. II distacco tra i due schieramenti è ulteriormente aumentato.

Il Sud invece presenta notevoli novità. Ed è qui che si giocherà la partita decisiva nelle elezioni del 2006. Dal 1994 il Sud è la zona del Paese con l'elettorato più volatile ed è anche la zona con la maggiore presenza di collegi contendibili. I dati di queste elezioni ci confermano però che non esiste un unico Sud. Infatti da una parte ci sono Campania, Abruzzi e Calabria e dall'altra Lazio e Puglia. Anche se in tutte e cinque queste regioni hanno vinto i candidati-presidenti dell'Unione, la dinamica del voto è stata nettamente diversa.

Nel primo gruppo la vittoria dell'Unione è stata nettissima. Questo è uno dei dati più sorprendenti di queste elezioni perché siamo effettivamente davanti ad un riallineamento elettorale di notevoli proporzioni. In Campania il centro-sìnistra ha ottenuto un risultato superiore a quello dell'Emilia e simile a quello di Toscana e Umbria'. In Lazio e Puglia la situazione è molto diversa.

In queste regioni il centro-destra ha ottenuto a livello proporzionale più voti del centro-sinistra. In Puglia il distacco è di quasi 4 punti percentuali. La vittoria di Marrazzo e di Vendola non si deve quindi all'apporto dei voti di lista ma alla componente maggioritaria del sistema elettorale. In queste due regioni infatti il 14% degli elettori ha votato solo nella parte maggioritaria, cioè solo per il candidato-presidente, e non per una delle liste che lo sostenevano. Tra questi elettori maggioritari Marrazzo e Vendola

hanno fatto molto meglio dei loro avversari. Per la precisione la differenza tra i voti presi da Marrazzo (parte maggioritaria) e quelli presi dalle liste che lo appoggiavano (parte proporzionale) è di 9 punti mentre la stessa differenza è solo di 4 punti per Storace. In breve tutti e due hanno preso più voti delle liste che li appoggiavano ma Marrazzo ne ha presi il doppio di Storace e per questo ha vinto. In Puglia è successa esattamente la stessa cosa. E questa è una ulteriore conferma che il centro-sinistra va meglio nella competizione maggioritaria anche se la differenza tra i due tipi di voto oggi si è ridotta rispetto al passato.

1 dati di Lazio e Puglia ci servono anche per trarre una conclusione più generale sull'esito di queste elezioni. Ci sono pochi dubbi che dietro la sconfitta della Cdl ci sia un fattore generale che ha agito a livello nazionale. I dati di sondaggio (vedi articolo in pagina) suggeriscono che esiste nel paese una profonda e diffusa insoddisfazione sulla situazione economica e che almeno in parte si attribuisce al governo la responsabilità di questo stato di cose. I candidati-presidenti della Cdl hanno dovuto fare i conti con questo atteggiamento negativo nei confronti della coalizione. Alcuni sono riusciti in virtù delle loro qualità personali e/o del maggiore radicamento territoriale dei partiti della Cdl a vincere a dispetto dei santi. altri - come Ghigo, Storace e Fitto - hanno perso di misura. Altri ancora sono stati travolti.

DI ROBERTO D'ALIMONTE

Il Sole 24 Ore 06-05-2005