aprile 4, 2005 EXIT POLL / POSSIBILE IL CAPPOTTO, MA PREOCCUPA IL COLPO DI RENI Sulla vittoria dell'Unione pende l'affluenzaNon fosse per la grandiosità degli eventi circostanti, e per il contenuto provocatorio dell'affermazione, sarebbe il caso di dire: «Come se nulla fosse accaduto». O almeno questo, dopo il primo giorno di voto regionale, è ciò di cui si sono convinti gli uffici elettorali dei partiti, supportati nel giudizio dalle indicazioni degli analisti e dagli umori raccolti sul territorio. Innanzitutto, dati del Viminale alla mano, la morte del papa non sembra aver influito più di tanto sull'affluenza alle urne, che in proiezione della chiusura dei seggi di oggi appare in linea sia con le precedenti regionali sia con le ultime europee. Anche in caso di ribasso, la distanza rispetto ai precedenti record dovrebbe risultare contenuta. Tiene l'affluenza, insomma, ma anche sull'esito della sfida elettorale sono confermate le aspettative precedenti al lutto papale, con un'accentuazione in un senso e nell'altro. Per cui, se fino a quarantott'ore fa l'ottimismo del centrosinistra era per definizione «cauto», nella giornata di ieri è diventato decisamente meno timido, sebbene sempre off the record. Di contro, sul versante opposto, il pessimismo esternato dallo stesso Berlusconi nella sua ultima apparizione a Porta a porta si è fatto via via più cupo col passare delle ore. Il perché dei rispettivi stati d'animo è presto detto. Sei sono le regioni che il centrosinistra punta a strappare alla Cdl (viceversa, nessuna). Su tre di queste (Liguria, Abruzzo e Calabria) prevale ormai l'opinione, di qua come di là, che il cambio di governo sia cosa fatta. Sulle restanti (Lazio, Piemonte, Puglia) il confronto è considerato ancora in bilico, ma l'inconfessabile previsione dei quartier generali ulivisti è che alla fine su almeno due di queste tre regioni possa sventolare la bandiera unionista. Si tratterebbe ovviamente di un cappotto elettorale dalle conseguenze imprevedibili, tanto più che al Botteghino è la rincorsa di Piero Marrazzo su Francesco Storace a destare le maggiori speranze. Detto del pronostico più accreditato, che vedrebbe la maggioranza di governo sbaragliata e asserragliata in tre regioni- fortino, non è solo per scaramanzia, o per tenere bassa l'asticella, che i leader del centrosinistra continuano a predicare prudenza. A destare una qualche apprensione è proprio la tenuta del dato sull'affluenza. Tutti gli analisti sono concordi nel sostenere che in questa fase della vita politica l'astensionismo colpisce soprattutto il centrodestra. Per questo - altro ragionamento pubblicamente inconfessabile - nell'Unione si è pensato che le vicende papali avrebbero potuto solo danneggiare ulteriormente la Cdl, spingendo a disinteressarsi del voto quella parte di elettorato meno motivata. Ma questo fenomeno di diserzione delle urne non sembra in atto. Addìrittura ci sono casi, come quello del Lazio, in cui il raffronto con i dati del 2000 autorizza a prevedere un aumento dell'affluenza. Da qui nascono le speranze del centrodestra per un colpo di reni che permetta alla coalizione di mantenere il governo di cinque regioni, risultato che a pa1azzo Chigi sarebbe considerato una mezza vittoria. Allo stesso modo, a dispetto di quanto detto finora, nel centrosinistra si agitano brutti e recenti ricordi, e cioè il caso delle ultime elezioni europee. Anche quelle erano elezioni spalmate su due giorni e allo stesso modo per buona parte delle operazioni di voto i segnali in arrivo dal territorio erano ampiamente positivi. Fu però il recupero di affluenza delle ultime ore a riequilibrare la partita, regalando alla Cdl un pareggio complessivo nel computo dei voti di partito e ridimensionando pesantemente la performance del listone ulivista che "perse" più di tre punti rispetto alla previsione che circolava a urne ancora aperte (33,5 per cento). Peraltro proprio la sottovalutazione dell'impatto del voto dell'ultim'ora spinse Piero Fassino, che alla chiusura delle urne aveva ancora in mano le cifre dell'ufficio elettorale ds, a contestare vigorosamente in diretta televisiva i dati diffusi da Allaxia, secondo cui la lista unitaria era al 30,5 per cento (a pochi decimali da quello che sarebbe poi stato il risultato effettivo, il 31,1 per cento). Sull'ottimismo del centrosinistra pende dunque un interrogativo irrisolvibile prima delle 15 di oggi (come indecifrabile è l'influsso della scomparsa del pontefice sugli orientamenti di voto): farà premio la tendenza generale o quest'affluenza insospettabilmente sostenuta? Il Riformista 04-04-2005 |