home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS

aprile 3, 2005

MAPPE / MA IL PREMIER RISCHIA MOLTO
Centrale sarà il risultato nel Lazio, in Piemonte e in Puglia
Il voto regionale anticipa e forse interpreta le primarie per Prodi

Si vota, per rinnovare gli organismi di governo delle Regioni. In un clima inimmaginabile, solo qualche giorno fa. Le polemiche e le grida scomposte si sono sopite. E anche l´attenzione dei cittadini, che, pure, non appariva particolarmente viva neppure prima, si è raffreddata ulteriormente. D´altronde, tutte le tv sono collegate con il Vaticano. Le telecamere puntate sulla finestra della stanza di Giovanni Paolo II, la cui fiamma si è spenta. Per cui è difficile rileggere l´agenda politica di queste elezioni, nei termini delineati nelle settimane (nei mesi) precedenti. Come se nulla fosse successo. Proviamoci egualmente.
1) In primo luogo, è evidente che queste elezioni regionali hanno assunto, come tutte le altre, rilievo nazionale. Entrambe le coalizioni useranno questa consultazione per verificare i rapporti di forza fra governo e opposizione. E dentro gli schieramenti. Il problema è capire con quale metro di misura valutare il risultato.
2) Le versioni, a questo proposito, sono due. Il premier e la maggioranza, nonostante neghino il rilievo politico della consultazione (Berlusconi ha già chiarito da tempo che nulla cambierà per la compagine di governo, qualunque sia l´esito), ne proiettano la lettura su base "nazionale". E sostengono la necessità di "contare" insieme i voti e le percentuali ottenuti dalle coalizioni in "tutte" le regioni. Prodi e l´Unione, invece, preferiscono calcolare il "numero" delle regioni e dei presidenti eletti. La ragione di questa differenza è evidente. Ciascuno cerca di imporre la chiave di lettura del risultato che gli è più favorevole. Così, al centrosinistra, che nelle scorse elezioni perse molte regioni - grandi ma anche piccole - per pochi voti, confortato dai sondaggi, conviene concepire il confronto nazionale come la somma di singole e specifiche competizioni regionali, fra loro incommensurabili. Mentre il centrodestra, che governa in alcune delle regioni demograficamente più pesanti (Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio e Puglia), e spera di riconquistarle tutte o quasi, privilegia il numero e la percentuale dei "voti" nel complesso.
3) Tuttavia, l´attenzione degli osservatori e degli attori politici si è concentrata su tre regioni: Lazio, Piemonte e Puglia. Per ragioni di rilevanza (demografica, economica, politica), ma anche perché risultano fra le più incerte, nell´esito, secondo i sondaggi. L´impatto politico del voto regionale in ambito nazionale dipende da quanto avverrà in queste tre regioni. Ma soprattutto nelle prime due.
Se in Piemonte (e magari in Liguria) si affermasse il centrosinistra, nel Nord padano la Cdl governerebbe solo nel Lombardo-Veneto. Il che assumerebbe un significato doppiamente importante: perché incrinerebbe seriamente il retroterra (e il mito) su cui si fonda l´asse fra Lega e Forza Italia; in prospettiva, perché le elezioni politiche della seconda Repubblica sono state vinte e perse proprio nelle regioni del Nord.
Il teatro centrale di questa "battaglia elettorale", però, è il Lazio. Dove, in caso di sconfitta, An rischia di implodere. Come potrebbe mantenere la sua coesione interna e il suo sostegno al governo, se da quattro anni viene puntualmente sconfitta nella sua patria politica (e nella sua enclave elettorale)? Nel Comune e nella Provincia di Roma, prima, e nel Lazio ora? Come potrebbe tollerare, soprattutto, la coabitazione con la Lega antiromana e anti-italiana?
4) Per questo, al di là delle intenzioni di Berlusconi, questa consultazione, indubbiamente, mette in gioco anche lui. D´altronde, come potrebbe mantenere intatto il suo potere e il suo carisma, l´eroe invincibile e inaffondabile della seconda Repubblica, dopo anni di sconfitte ripetute?
5) Ma questo voto regionale interessa anche il centrosinistra. Anticipa - e forse interpreta - le "primarie" per Prodi, che in questa campagna si è speso come leader dell´Unione, distanziandosi dalla Margherita, ma anche dalla Federazione. Per questo, un risultato deludente della Federazione ne comprometterebbe il futuro. E danneggerebbe soprattutto il partito (i Ds) e il leader (Fassino) che, in questa fase, si sono spesi maggiormente a favore di questo progetto.
Tracciato il perimetro della contesa elettorale non è difficile vederne l´angustia, alla luce di quanto sta avvenendo in Vaticano. Tuttavia, la politica italiana stenta a uscire dal suo autismo. E, in questi giorni, echeggia un brusio osceno. Al cui fondo si coglie il quesito circa gli effetti dell´agonia e della morte del Papa sull´esito delle elezioni. Meglio evitare di eluderlo sdegnosamente. Per scandire, in modo chiaro, che si tratta di una questione priva di senso, ancorché di decenza. Giovanni Paolo II non è mai intervenuto sulla politica italiana. Non glie ne è mai interessato granché. E quand´anche i suoi consiglieri l´avessero, per esigenza di ruolo, ragguagliato al proposito, dubitiamo abbia compreso molto, dell´alternativa fra Ulivo e Cdl. Fra Berlusconi e Prodi. Anche perché, a differenza di coloro che l´hanno preceduto da secoli, non è italiano. Non è cresciuto nell´orto di casa nostra. Ma viene da lontano. E ha vissuto guardando lontano. Sempre in viaggio. Fino all´ultimo.
Per cui, l´effetto principale dell´agonia del Papa sul nostro voto regionale potrebbe essere di allentare l´interesse e quindi la partecipazione elettorale. Oltre a quello, benefico, di silenziare le grida sguaiate delle ultime settimane; di minimizzare l´enfasi che accompagna le nostre vicende locali.

ILVO DIAMANTI
la Repubblica - 3 aprile 2005