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aprile 2, 2005

I SONDAGGISTI: L´AGONIA DEL PAPA NON FAVORISCE PARTITI, L´ASTENSIONE PUÒ PENALIZZARE LA CDL

"Il rischio è il rifiuto del voto ma nessuno si avvantaggia"

GIOVANNA CASADIO
  la Repubblica - 2 aprile 2005


ROMA - A piazza Santi Apostoli e a Palazzo Grazioli, Prodi e Berlusconi hanno scorso in serata i sondaggi della vigilia. Non è scritto nero su bianco, ma c´è una variabile che i sondaggisti hanno introdotto per captare gli umori di questa campagna elettorale conclusa con un giorno di anticipo, alle 23 di giovedì quando è cominciata l´agonia del Papa: l´onda emotiva per la sofferenza e la fine di Giovanni Paolo II. Certamente si è abbattuta sulle Regionali. Ma alla domanda "brutale" («Chi se ne avvantaggerà»?) i demoscopi argomentano un sostanziale pareggio tra gli schieramenti. «Sono lontane dall´Italia le seduzioni teo-con - osserva Maurizio Pessato di Swg -e soprattutto Giovanni Paolo II è il Papa dell´anticomunismo ma anche del popolo della pace, del no all´aborto e alla contraccezione e dei diritti umani: nessun partito può tirarlo per la giacca. E noi siamo il paese in cui cattolici dopo la fine della Dc militano da Rifondazione Comunista a Alternativa Sociale».
Né i sondaggisti sono in grado di valutare quanto può incidere sull´astensionismo l´oscuramento mediatico che le vicende vaticane gettano sulla sfida politica italiana. Tuttavia «i politici sono spaventatissmi» del riflesso elettorale che quest´emozione può provocare. Alessandro Amadori direttore dell´istituto di ricerche Coesis, ha un´opinione elaborata in ventiquattr´ore di rilevamenti a uso di candidati alle comunali e provinciali: ritiene che di fronte alla riflessione sul mistero della vita e della morte, alla sofferenza del Papa raccontata minuto per minuto in tv, ci sia un effetto-rifiuto della «politica dei nani e delle ballerine, del Grande Fratello, delle veline e dei toni da guerra fredda usati da Berlusconi». La commozione per il modo in cui il Papa è andato verso la morte «è quanto di più distante dalla mercificazione dei politicanti». L´ipotesi di Amadori è che sia «la politica dei valori» a trarne profitto, ma non l´esibizione bensì la testimonianza: «Quei politici che comunicano la forza dell´impegno e della testimonianza dovrebbero essere favoriti, diciamo il prodianismo, e non gli imbonitori».
«Ma cosa c´entra il Papa», reagisce Nicola Piepoli, secondo il quale bisogna non confondere il vantaggio politico per la sinistra che provocò la morte di Berlinguer («Si trattava di un uomo politico») con la situazione attuale: «I cattolici dove sono, a destra o a sinistra?». Aggiunge che i sondaggi hanno già dato un verdetto: «Solo se rispetto a quello ci sarà uno spostamento potremo parlare del riflesso-Papa». «Ci sono due tipi di problemi principali - spiega Riccardo Giuliano di Ipr marketing - uno è di psicologia collettiva, nel senso che potrebbe passare in secondo piano l´evento delle elezioni, sia dal punto di vista mediatico che personale. C´è anche una questione logistica, nel senso che molti italiani potrebbero essere spinti a recarsi a Roma. Potrebbe verificarsi una minore affluenza, che generalmente avvantaggia la sinistra in quanto c´è una maggiore quota di qualunquisti nel centrodestra. In questo caso però vi si potrebbe aggiungere una parte di elettorato cattolico, che non è omogeneo: al Nord è di centrodestra, al Sud di centrosinistra. Quindi il condizionamento non è omogeneo su tutte le regioni».


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dal Corriere - 2 aprile 2005

ROMA - Sono le sette di sera, l’onorevole è in auto, il cellulare gracchia mentre spiega: «Sto andando a una cena elettorale». Ma come, non era stata sospesa la campagna? «Le iniziative pubbliche e i comizi certamente, il resto no, è ovvio». E’ ovvio? Sì, perché ufficialmente il mondo politico ha sospeso ogni attività, ma in realtà si continua a pensare e a lavorare alle elezioni regionali. In mattinata, dopo un rapido consulto telefonico tra i maggiorenti del centrodestra, si decide che rinviare le consultazioni non sarebbe opportuno. Sicuramente la vicenda del Papa oscurerà questo appuntamento. E anche il risultato che per la Casa delle Libertà, a lume di naso e di sondaggi, non si profila lusinghiero. Pure nel centrosinistra si ragiona sull’influenza che questa vicenda avrà sulle urne. «Potrebbe contribuire ad aumentare il disinteresse degli elettori della maggioranza nei confronti delle Regionali», è il convincimento unanime, ripetuto sotto voce da tutti i leader dell’Unione. Passano le ore. Alle tre e mezzo del pomeriggio il ministro degli Esteri Gianfranco Fini e il vicepremier Marco Follini sono nello studio di Pier Ferdinando Casini, a Montecitorio. Anche lì si discute di elezioni. Il ragionamento che il presidente della Camera va facendo al presidente di An e al leader dell’Udc è questo: «Noi non abbiamo né la voglia né la forza né i partiti per cambiare la situazione nel centrodestra, quindi Berlusconi rimarrà premier qualsiasi sia il risultato elettorale. Sappiate che su questo non mi farete mai cambiare idea, anche se la Casa delle Libertà dovesse subire una cocente sconfitta».
Dunque la politica, apparentemente sopita, continua a muoversi sotto traccia. Lo si deduce anche da alcune dichiarazioni. C’è Massimo D’Alema che loda così la sospensione dei comizi: «Credo - afferma il presidente della Quercia - che Prodi abbia fatto molto bene a lanciare questa proposta che poi ho visto che è stata ripresa da esponenti politici dell’altra parte». Una sottolineatura non casuale che non sfugge agli uomini del centrodestra, che accusano D’Alema di «voler strumentalizzare questa vicenda». C’è Nichi Vendola, comunista ma cattolico, che, al termine di una lunghissima e ispirata dichiarazione sul Pontefice, osserva: «Credo che in questo momento la cosa più eloquente sia il silenzio». C’è Arturo Parisi che, a San Giovanni in Laterano, compulsa senza sosta il cellulare: manda sms e fa vedere le agenzie a Prodi. Infine, c’è Silvio Berlusconi che, in mattinata, rilascia interviste in cui, oltre a confidare la propria commozione per la vicenda di Giovanni Paolo II, critica sinistra e magistrati e lancia un appello agli elettori della Casa delle Libertà perché non disertino le urne ma si rechino in massa a votare.
Ma è soprattutto sull’identikit del nuovo Papa che si appunta l’attenzione dei politici dell’una e dell’altra parte. L’interrogativo, sostanzialmente, è questo: «Il successore di Karol Wojtyla sarà italiano?». Non è una domanda frutto di curiosità. Nasce da una riflessione trasversale a entrambi i poli. Questa: un Papa italiano potrebbe essere spinto a chiedere una uniformità di atteggiamenti dei cattolici in politica. E’ un interrogativo che comincia a girare dopo le ultime dichiarazioni di Giulio Andreotti. La prima, quella contenuta in un’intervista al Corriere della Sera , in cui il senatore a vita annunciava che si sarebbe adeguato all’invito del cardinal Ruini e che quindi non si sarebbe recato alle urne per il referendum sulla fecondazione assistita. L’altra, al Quotidiano nazionale , per dire che avrebbe votato Francesco Storace, che, secondo la vulgata politica corrente, sarebbe assai ben visto presso la Curia.
Maria Teresa Meli