aprile 2, 2005 SE IL FATTORE EMOTIVO INFLUENZA L’ELETTORATOPotrebbe sembrare l’ultima, deferente «corsa al Papa». La sfilata dei politici che ieri sera hanno affollato la basilica di San Giovanni in Laterano per la messa del cardinale Camillo Ruini, è stata un omaggio obbligato e sincero al Pontefice; e, almeno per alcuni e seppure non voluto, anche un gesto elettorale a due giorni dalle regionali. Ma le voci, subito smentite, su un rinvio del voto a causa dell’agonia di Giovanni Paolo II, trasmettono una seconda sensazione, per quanto smentita subito: che il calvario di Karol Wojtyla possa proiettarsi sulle urne; in qualche misura, che l’impatto delle notizie provenienti dal Vaticano sia qualcosa in grado di condizionare i risultati della consultazione. Affermare che occorre votare comunque, significa che è stata presa in considerazione una possibile turbativa, seppure per ritenerla ininfluente. «Il rinvio è escluso», ha tagliato corto ieri pomeriggio il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu. E subito, il capo dell’opposizione, Romano Prodi, ha approvato, sostenendo che la politica deve «fare un passo indietro»; ma anche che sarebbe ingiusto non far svolgere le elezioni. La sensazione, tuttavia, è che l’eventuale morte del Papa sarebbe una vicenda così enorme, da produrre effetti che qualcuno teme, altri si augurano. Non tanto in termini di spostamento di voti, ma magari di astensionismo. Il fatto che tutti abbiano doverosamente sospeso le manifestazioni e gli spot con alcune ore di anticipo rispetto al termine previsto, sottolinea l’eccezionalità del momento. Si tratta di vedere se l’emozione per la sorte di Giovanni Paolo II e la centralità inevitabile di questa vicenda, non finiranno per «distrarre» l’elettorato da elezioni che arrivano dopo settimane di polemiche dure e di episodi di falsificazione delle firme; e dunque possono già avere parzialmente affievolito gli entusiasmi e la mobilitazione. La domanda è se l’emozione per quanto sta accadendo condizionerà di più la partecipazione dei simpatizzanti del centrodestra, o di quelli dell’opposizione. Gli inviti martellanti di Silvio Berlusconi per andare a votare, farebbero pensare che già prima della crisi irreversibile della salute del pontefice, i rischi maggiori di un’astensione riguardassero i partiti di maggioranza. L’incognita è se possano aumentare o invece diminuire. E comunque, non è da escludersi che la lettura dei risultati possa essere influenzata e distorta dallo sfondo emotivo nel quale si svolgeranno le votazioni. La tentazione dello schieramento perdente potrebbe essere quella di utilizzare quanto è accaduto ieri sera come una giustificazione della sconfitta; e in qualche modo, attutire la portata dei risultati. Ma almeno per un giorno, il Papa ha imposto alla politica italiana il miracolo del silenzio e della concordia. di MASSIMO FRANCO Corriere della Sera 02-04-2005 |