aprile 1, 2005 PIEMONTE, ROCCAFORTE CDL IN BILICO Si è incrinato il sodalizio Lega-FI. Rosso: siamo diventati troppo moderatiTORINO - Per capire se il ”vento del Nord” soffia ancora impetuoso, non c’è posto migliore del Piemonte. Non a caso grandi leader di destra e di sinistra snobberanno regioni più grandi o più ricche, ma oggi e domani, ultimi giorni di campagna elettorale, saranno qui: Fassino, Rutelli, Follini, il vice-Bossi Maroni, il vice-Fini La Russa. Persino Siniscalco è stato precettato per un dibattito-spot col candidato del Polo, Enzo Ghigo. Dal Piemonte, infatti, ci si aspetta di sapere se il centrodestra ha ancora il saldo controllo di quella parte d’Italia che sta sopra il Po e che tutti chiamano la ”locomotiva del paese”. Le elezioni del Duemila restituirono l’immagine di un nord totalmente in mano alla destra. Friuli, Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria: governatori di Forza Italia, appoggio determinante della Lega: «E’ il vento del Nord che avanza inarrestabile» disse trionfante Bossi all’indomani di quei risultati. Le cose però sono in parte cambiate. Il Friuli, due anni fa, è passato sull’altra sponda; in Liguria viene dato in vantaggio il centrosinistra; e ora anche il Piemonte è in bilico. Se quindi (dati per inattaccabili i fortini di Veneto e Lombardia) qui dovesse rivincere il Polo, potrebbe dire di farla ancora da padrone nell’Italia sopra il Po; in caso contrario, si troverebbe a governare solo due regioni -per quanto importanti- su sei. Cinque anni fa a Torino e dintorni finì 56 a 37 per il centrodestra, con Enzo Ghigo trionfatore assoluto su Livia Turco. Un anno fa, alle Europee, quello scarto incolmabile si era già ridotto a un ”discreto vantaggio”: 49 per centro contro 44. Adesso i sondaggi e l’aria che si respira danno il candidato di Forza Italia e la sua concorrente, Mercedes Bresso, pressoché alla pari. Possibile? «Purtroppo è possibile» dice Roberto Rosso, che in Piemonte è stato per anni l’attore principale di Forza Italia e che -dopo un feroce duello casalingo con Ghigo- è dovuto prima espatriare in Friuli come commissario del partito, poi a Roma come sottosegretario. Lui, che è un fanatico di sondaggi, dice che effettivamente i due candidati sono lì, testa a testa: «Alla fine penso che vinceremo noi, anche perchè stampa e tv non ci sono ostili. Ma sarà dura». E se gli si domanda il perché di questo declino, la risposta è eloquente: «Siamo diventati snob e moderati come la borghesia torinese». Che quell’aria un po’ snob abbia dettato legge nella destra, lo confermano anche i cattivi rapporti che la Lega Nord ha avuto col resto del Polo: «Dobbiamo ammettere» dice Mario Borghezio «che il tempo ha evidenziato le differenze fra noi e gli alleati, specialmente fra noi e Forza Italia». E forse, il segreto di quel venir meno dell’impetuosa forza del ”vento del nord” è proprio nella difficoltà di rapporti fra i berluscones e i bossisti. Un’alleanza che a livello nazionale funziona alla perfezione, ma che, come dice ancora Borghezio «sul territorio incontra molti ostacoli». Non solo in Piemonte, ma anche in Veneto, Lombardia (basta ricordare il violento braccio di ferro fra il Carroccio e Formigoni), Liguria. Se nel salotto di Gemonio il Cavaliere e il Senatur trovano quasi sempre ”la quadra”, insomma, a Torino basta un progetto per un nuovo ipermercato a dividere le loro basi: «Lo zoccolo duro di Forza Italia e della Lega» spiega Gianni Riccamboni, docente di Scienze della Politica e studioso dei movimenti elettorali «si erano fusi sulla base della refrattarietà di entrambi a un sistema complesso di regole e alla presenza dello Stato. Oggi quel cemento forse non basta più per tenere insieme due mondi che su mille altre cose sono profondamente divisi». In quella crepa, ora, cerca di insinuarsi Mercedes Bresso, ambientalista approdata ai Ds. Convinta lei che la sua battaglia non sia persa in partenza, e convinti anche quelli del suo schieramento che inizialmente le avevano voltato le spalle. A cominciare dal filosofo Gianni Vattimo, nemico storico della candidata del centrosinistra: «Sia ben chiaro che qui si gioca una battaglia decisiva, e quindi voterò per la Bresso». RENATO PEZZINI
Il Messaggero 31-03-2005 |