marzo 29, 2005 «CONVINCERE GLI INDECISI» LA CORSA DI BERLUSCONI Presenza a tappeto sui media: battere l’astensionismo - Impegno diretto per Storace contro il parere dei suoi collaboratoriROMA - Per quanto lui stesso ammetta che il voto per le Regionali della prossima domenica «è anche un voto politico», nessuno riuscirà a far dire a Silvio Berlusconi che un eventuale esito negativo della consultazione per il centrodestra provocherà sconquassi nell’esecutivo: «Assolutamente no: abbiamo avuto un mandato per un legislatura e lo porteremo a termine», ripete il premier in pubblico ma anche nelle sue conversazioni private. Sì perché, a sentire chi gli ha parlato in questi giorni, davvero il presidente del Consiglio crede poco in un effetto sul governo del voto per i governatori: «Diciamo la verità - ragiona un alto esponente di Forza Italia - chi è in grado di far cadere il governo con un ribaltone? I centristi? Ma se l’80% di loro sono fedeli a noi...». E comunque, nell’eventualità di un tracollo al quale pochi dicono di credere nella Cdl, il premier ha già pronta una spiegazione: «Queste elezioni hanno certamente un valore politico, ci mancherebbe, ma molto più importante è il dato locale: la sfida tra i Governatori è quella che ha mosso i cittadini, non il giudizio sul governo». Parole che il ministro Claudio Scajola, dopo una campagna elettorale a tappeto «in 45 province» si sente di sottoscrivere: «Mi sono accorto che gli elettori danno un significato molto locale a questo voto, dunque è comprensibile che Berlusconi, nonostante le richieste che gli sono arrivate da ogni dove, abbia evitato di lanciarsi a capofitto nella campagna elettorale». A capofitto magari no, ma è innegabile che il tentativo di far risalire la china dei sondaggi a una Casa delle Libertà arrancante Berlusconi ha deciso di farlo, almeno in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Perché un obiettivo concreto c’è: «Dobbiamo convincere gli indecisi del centrodestra, che sono davvero tanti, ad andare a votare», è il ragionamento che il presidente del Consiglio ha fatto con il suo entourage nei giorni scorsi. Raccontano infatti che sarebbero almeno 3 le Regioni sul filo di lana, dove la lotta è all’ultimo voto: Liguria, Abruzzo e forse anche Calabria. Sul Lazio non c’è ottimismo, questo è vero, ma su Piemonte e Puglia negli ultimi giorni la speranza di farcela senza troppi patemi sarebbe tornata. Di qui la scelta del premier di apparire non tanto nelle varie manifestazioni, elettorali e no, quanto di parlare alla radio, concedere interviste ai giornali e andare in tivù. Ha infatti le sue ragioni Paolo Bonaiuti quando fa notare che, a parte la presenza alla chiusura della campagna per il Lazio che rappresenta «l’unica eccezione» (e che, pare, Berlusconi ha voluto «per generosità» concedere a Storace nonostante il parere contrario di quasi tutti i suoi collaboratori), le altre uscite (a Firenze per la presentazione del movimento giovanile di Scelli, a Milano per l’inaugurazione della Fiera e in Calabria per una targa in onore di Calipari), sono o «di carattere istituzionale» o in regioni «dove il voto non è in bilico». Restano però le presenze a tappeto sui media, che servono appunto per lanciare il messaggio di «andare a votare» e per convincere i pigri o delusi del centrodestra che pur sempre di un voto politico si tratta. Per questo il leit-motiv di Berlusconi in questa ultima settimana sarà che bisogna continuare ad avere «fiducia nel governo» in vista delle più importanti elezioni politiche, ricordando che «la grande vittoria ottenuta in Europa con il cambiamento dei parametri di Maastricht» permetterà di proseguire nel «programma di riduzione delle tasse anche per il prossimo anno», e faciliterà il «grande piano d’azione per lo sviluppo e la competitività» che deve rilanciare l’economia italiana. Corriere della Sera 29-03-2005 |