marzo 27, 2005 ISPO / LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI NON SA COS'È LA NUOVA COSTITUZIONE
La riforma costituzionale varata in Parlamento qualche giorno fa dalla maggioranza ha suscitato critiche diffuse. Il dibattito si è acceso, talvolta con toni drammatici: vi è chi, a torto o a ragione, ha visto nelle nuove norme addirittura un pericolo per la stabilità della democrazia. Date queste premesse, la questione ha occupato molto spazio su tutti i media. Ciò nonostante, essa, al solito, ha coinvolto solo una minoranza della popolazione: più della metà ( ma quasi tre quarti tra i giovani), infatti, non è a conoscenza della riforma e un altro terzo dichiara di averne solo vagamente sentito parlare. La lontananza dell'elettorato dal dibattito politico è provata peraltro anche dal coinvolgimento relativamente modesto nelle prossime regionali: a pochi giorni dalla consultazione, la maggioranza dei cittadini dichiara di non avere ancora deciso se e per chi votare. Una situazione simile si è manifestata in occasione della legge sulla fecondazione assistita, quando grosso modo metà della popola zione dichiarava di « non avere seguito il dibattito » . Sia in quel caso, sia per la riforma costituzionale, si è deciso di fare ricorso al referendum. Allo scopo di coinvolgere tutto l'elettorato nella valutazione dei provvedimenti e lasciare ( almeno formalmente, in quanto sono diversi i casi di non applicazione degli esiti referendari) ai cittadini il compito di decidere il da farsi. Molti si domandano tuttavia se la partecipazione che si attua oggi in occasione delle consultazioni referendarie corrisponda ai principi che ispirarono l'introduzione di questo istituto nell'ordinamento costituzionale e, in particolare, se essa si esplichi davvero attraverso una valutazione, piu o meno approfondita, del merito delle singole questioni sottoposte agli elettori. O se non si tratti della mera e spesso generica riaffermazione delle proprie identità ideologiche e/ o religiose. Ciò che, data la progressiva erosione di queste ultime, e, al tempo stesso, la obiettiva difficoltà dei temi messi al vaglio dei cittadini ( o l'eccessivo costo, in termini di tempo ed energie, per documentarsi) finisce con lo spingere sempre più all'astensione. Ci si chiede insomma se il voto al referendum su questioni specialistiche e spesso intricate possa costituire veramente l'espressione di una scelta consapevole. Alcuni esperimenti scientifici condotti di recente mostrano che queste critiche non sono del tutto infondate. Si è radunato in un teatro un campione di cittadini, chiedendo loro di pronunciarsi su di un tema controverso e di interesse comune. Si è poi fatto ascoltare il parere di esperti che hanno illustrato compiutamente le opposte posizioni. Ciò ha portato i partecipanti ad interrogarsi davvero sul merito del provvedimento e, in molti casi, a formarsi una opinione e/ o a rivedere le proprie posizioni. Si è cioè avuta prova, ancora una volta, del fatto che ogni decisione richiede una informazione adeguata. I dati qui presentati suggeriscono che questo non pare il caso dei referendum in programma nei prossimi mesi. |