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marzo 21, 2005

CRESCONO I SÌ AL RIENTRO ANCHE TRA CHI VOTA POLO. E IL PREMIER SI ADEGUA
Circa il 20% degli elettori della Casa delle libertà è favorevole alla fine della missione, La strategia è mirata alle Politiche e l' annuncio sulle truppe in tv ha già convi

Prima l' enfasi sulla «minaccia del comunismo». Poi l' annuncio in televisione (parzialmente smentito, ma realmente avvenuto) del progressivo disimpegno del contingente italiano in Iraq. La recente strategia comunicativa di Berlusconi è per molti versi differente da quella adottata negli ultimi mesi del 2004. Ed è, naturalmente, legata all' imminenza di una consultazione elettorale - le Regionali - di grande importanza. Non solo e non tanto per la conquista di questa o quella amministrazione, quanto perché il risultato nel suo insieme creerà un «clima politico» (nell' elettorato e, specialmente, all' interno della leadership del centrodestra) che, a sua volta, influenzerà notevolmente le Politiche del 2006, decisive anche per il destino personale del Cavaliere. Soprattutto per questo, è necessario per Berlusconi assicurarsi oggi il seguito elettorale più ampio possibile e porre così le basi per la battaglia dell' anno prossimo. Sapendo bene che, in questa come in altre occasioni, il nemico più insidioso non è costituito tanto da possibili tradimenti a favore della coalizione opposta, quanto dall' astensione. Dovuta al disinteresse verso la politica e le sue vicende e, specialmente, a una diffusa insoddisfazione nei confronti dell' attività di governo, che si è manifestata anche all' interno dell' elettorato di centrodestra, in particolare nella seconda metà del 2004. Il Cavaliere ha tentato di fronteggiare questo stato d' animo utilizzando dapprima argomentazioni «di contenuto», come la diminuzione della pressione fiscale. Queste si sono tuttavia rivelate poco efficaci: a torto o a ragione, l' elettorato dichiara di non avere percepito gli effetti della manovra e di esserne quindi scontento. Anche per questo, il presidente del Consiglio ha successivamente adottato temi più «politici», come l' enfasi sul pericolo di una virata «comunista» se il centrosinistra andasse al potere. Questi ultimi hanno sortito effetti per lui più vantaggiosi: l' evocazione di paure per la propria economia personale ha comportato una sorta di «attivazione» in certi segmenti dell' elettorato potenziale di FI, evidenziata da una più convinta espressione di intenzioni di voto. Ma uno dei problemi maggiori rimaneva la questione irachena. Gran parte degli italiani è sempre stata contraria alla presenza delle truppe italiane. E questo atteggiamento si è andato ulteriormente diffondendo nelle ultime settimane. Inoltre, quel che più conta, questa posizione si è manifestata in misura rilevante anche tra i votanti per la Cdl, ove l' ostilità al proseguimento della nostra missione è espressa grossomodo dal 20%. Insomma, la permanenza dei nostri soldati costituiva - e rappresenta probabilmente ancora oggi - il principale fattore di divergenza tra la base del centrodestra e le posizioni assunte dal governo. Berlusconi ha cercato di appianarlo, utilizzando lo strumento a lui più consono e attraverso il quale è più semplice comunicare direttamente con la sua base elettorale attuale e potenziale: la televisione. Ottenendo, anche in questo caso, un certo grado di consenso. Non tanto da parte dei votanti per l' opposizione, quanto - come hanno fatto rilevare anche studiosi come Biorcio e Natale - grazie ad una «rimobilitazione» del segmento di elettorato della Cdl che aveva espresso nei mesi scorsi una delusione nei suoi confronti.

RENATO MANNHEIMER

CORRIERE DELLA SERA 21-03-2005