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marzo 18, 2005

IPR / PUGLIA: VENDOLA FRENA, FITTO IN TESTA
Gli elettori che non hanno ancora scelto sono il 15 per cento, 24 quelli che non andranno alle urne
Si conferma il rovinoso scivolone di Forza Italia era al 28,7 per cento e ora sarebbe tra il 17 e il

Galassi sarebbe in caduta libera, dal 3 all´1 per cento, la Scalabrini, della Democrazia cristiana arriverebbe al 2,5

 LELLO PARISE

Vendola ha il fiatone, e Fitto guadagna la testa della classifica virtuale chiamata sondaggio. Ce ne sono talmente tanti in circolazione, di sondaggi, che non è facile districarsi attraverso il labirinto dei numeri. D´istinto, dopo avere appreso profezie di qualsiasi genere e colore, vi verrebbe la voglia di leggere d´altro. Ma quella che segue è l´ultima analisi demoscopica da dare alle stampe prima che il velo della par condicio avvolga la campagna elettorale. Una competizione che, quando mancano un paio di settimane al pellegrinaggio chissà quanto consistente verso le urne, si rivela tutto sommato incerta: nessuno dei due candidati prende il largo, entrambi combattono testa a testa, e sperano di battersi a vicenda sul filo di lana. Alla fine, dovrebbe fare la differenza fra l´uno e l´altro, una nutrita pattuglia di elettori indecisi: il 15 per cento, infatti, pare che non sappia ancora se per i prossimi cinque anni deve continuare ad avere fiducia nel governatore della Cdl o concedere carta bianca al parlamentare rosso.
Il microscopio della Ipr marketing esamina per conto di Repubblica, i vetrini (mille pugliesi intervistati) messi insieme lunedì 14 e martedì 15, e i risultati indicano una tendenza che rassicura il centrodestra e allo stesso tempo, preoccupa l´Unione. A distanza di poco più di dieci giorni dalla precedente rilevazione, quella di giovedì 3, crescono i consensi per Fitto, tra il 48,5 e il 50,5 per cento, sono in ribasso quelli di Vendola, che dondola dal 47,5 al 49,5 per cento.
Sarà dunque una battaglia al foto finish, ancorché Fitto recupera sia pure moderatamente rispetto alle settimane scorse e comunque è lontano dal 54 per cento di cui era accreditato a gennaio, mentre Vendola nei primi tre mesi dell´anno è in pratica stabile, non riesce in ogni caso a saltare l´ostacolo del 50 per cento, che sembra insormontabile.
Quanto agli altri due candidati alla guida della Regione, l´uomo di Alessandra Mussolini, Galassi, sarebbe in caduta libera, dal 3 all´1 per cento, la signora Scalabrini, della Democrazia cristiana, sarebbe invece la depositaria di un discreto pacchetto di preferenze, fino al 2,5 per cento.
Gli orientamenti a proposito delle "liste dei presidenti" confermano l´aria che tira, tutt´altro che gradevole per il Masaniello gentile dell´Ulivo & C.: la "Primavere pugliese" non supererebbe il 3 per cento. Piuttosto la "Puglia prima di tutto", il plotone made in Fitto, conquisterebbe dal 6 all´8 per cento dei voti.
Sarebbero in discesa complessivamente, le quotazioni del centrosinistra: tra il 47,5 e il 49,5 per cento, anche se alle regionali del 2000 lo stesso centrosinistra non era riuscito ad andare oltre la soglia del 44 per cento. Il centrodestra è tra il 48,5 e il 50,5 per cento: un leggero vantaggio. Insomma, il braccio di ferro tra i due schieramenti politici rispecchia fedelmente ansie e incertezze del faccia a faccia Fitto-Vendola.
Nell´arcipelago progressista sarebbero in particolare due i partiti premiati dagli elettori: innanzi tutto, Rifondazione comunista e poi i Ds. La squadra di Nichi Vendola farebbe un vertiginoso salto in alto: dal 3,6 per cento del 2000 (dato ufficiale) passerebbe secondo le previsioni del 2005, al 7-9 per cento. Tutto sommato qualora il deputato del Prc non riuscisse a primeggiare nei confronti di Fitto, potrebbe sempre accampare il merito di avere rappresentato il valore aggiunto dei bertinottiani nel tacco d´Italia. La Quercia guidata dal giovane segretario Michele Bordo è compresa in una forbice che oscilla dal 14 al 17 per cento (alle elezioni regionali di cinque anni fa, era al 15,7 per cento). Per Margherita e Sdi non è che le cose si mettano bene: i diellini, che partono dal 13,7 per cento, sarebbero tra il 10,5 e il 12,5 per cento; dovrebbe essere con il cuore in gola la corsa dei socialisti, dal 4,5 per cento del 2000 ballerebbero sull´orlo di un precipizio, l´1 per cento o al massimo il 3.
Lungo l´altra sponda, annunciano come altrettanto rovinoso lo scivolone di Forza Italia: era al 28,7 per cento, sarebbe tra il 17 e il 21 per cento. A Fitto in queste ore dovranno per forza di cose fischiare le orecchie: Silvio Berlusconi lo penserà intensamente dopo avere fatto la poco piacevole constatazione che la "Puglia prima di tutto" danneggerebbe proprio Fi. Navigherebbero a gonfie vele sulle lacrime del premier, l´Udc e Alleanza nazionale: la compagine di Follini sarebbe tra il 6 e l´8 per cento (aveva il 6,2 per cento), quella che da queste parti si riconosce nell´onorevole Alfredo Mantovano, tanto pignolo quanto metodico, dovrebbe essere tra il 13 e il 16 per cento (partiva nel 2000 con un bagaglio grande il 15,5 per cento).
Lo scrigno dei sondaggi con oggi, chiude: la partita, quella vera, è aperta.

 

L´ANALISI

Regionali la sfida si decide all´ultimo voto

ANTONIO NOTO

Poiché la Legge sulla par condicio non ci consentirà di poter pubblicare ulteriori dati nelle prossime due settimane di campagna elettorale, le premesse alla lettura critica di questo sondaggio, effettuato da IPR Marketing per conto di Repubblica, sono basilari per poter interpretare, in modo corretto, il movimento del consenso. Il sondaggio "fotografa" lo scenario competitivo nel momento in cui sono state realizzate le interviste, ovvero a poco più di due settimane dal voto; pertanto tali risultati non possono essere letti come una previsione "certa" di ciò che sarà il consenso espresso nelle urne il 3-4 aprile, bensì l´interpretazione corretta risiede nell´analisi del trend e delle probabilità di incremento elettorale che potenzialmente, ad oggi, hanno tutti i candidati ed i partiti.
Queste stime ci aiutano a delineare le "probabilità" di successo. In Puglia, il 15% della popolazione è ancora indeciso su chi votare ed un ulteriore 24% è già certo che si asterrà dal recarsi alle urne. Quindi, qualsiasi movimento elettorale nelle prossime settimane non coinvolgerà il target dei "più politicizzati", ma solo coloro i quali non riescono a rappresentarsi attualmente con nessuno dei candidati e degli schieramenti in campo. Quanti sono, dunque, i voti ancora "liberi" e di quanto potranno incrementare o diminuire il consenso i singoli candidati in relazione ai "nuovi voti" in arrivo?
La forchetta attuale, pur rappresentando una situazione di elevata incertezza sul risultato finale, assegna un lieve vantaggio della CDL su L´Unione.

LA REPUBBLICA ED. BARI 18-03-2005