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marzo 16, 2005

«SI VINCE SOPRA IL 75% DI AFFLUENZA» IL PIANO DEL POLO CONTRO L’ASTENSIONE
Il problema del centrodestra è come mobilitare gli indecisi per le Regionali del 3-4 aprile

ROMA - «Quota 75» è la parola d’ordine del centro-destra, è l’obiettivo da raggiungere alle prossime elezioni, è il dato che - secondo gli analisti del Polo - garantirebbe alla Cdl di respingere l’offensiva dell’Unione alle Regionali. «Quota 75» è la percentuale minima di votanti su cui punta la maggioranza per garantirsi le poltrone dei governatori a rischio. Certo non quelle della Lombardia e del Veneto, considerate comunque sicure, ma quelle più incerte: Puglia, Lazio e soprattutto Piemonte. Le cinque regioni chiave raccolgono il bacino di consenso indispensabile a Berlusconi per tenersi in vantaggio nella conta complessiva dei voti su Prodi. Per non perderne neppure una, il premier deve puntare su una forte affluenza alle urne. Non a caso lo studio dei sondaggi si è concentrato nelle ultime settimane sugli indici degli indecisi, di quanti cioè non hanno ancora stabilito se - e eventualmente per chi - andranno a votare il 3 e 4 aprile. È il cosiddetto «polo degli incerti», che un mese fa riguardava più di un terzo degli elettori e che ancora oggi è molto consistente. È lì che si concentrano i «delusi» del centrodestra, e toccare «quota 75» vorrebbe dire per la Cdl averli mobilitati.
Il problema è come riuscire nell’intento, visto che il Cavaliere non intende scendere personalmente in campo per non politicizzare il voto, sebbene - come sostiene un autorevole esponente del governo - sia ancora «l’unico in grado di sensibilizzare il nostro elettorato d’opinione»: «Forse Prodi ci può dare una mano in questo senso». La polemica scatenata dal leader dell’Ulivo sulla riforma costituzionale scritta dal Polo, e sui rischi di una «dittatura della maggioranza», è stato giudicata dalla maggioranza come «un aiuto insperato». E anche nell’Unione c’è chi ha considerato quell’affondo «un errore»: «Perché dobbiamo svegliare il can che dorme?», si lamenta un ds dalemiano.
Proprio nella Quercia è montato un forte malumore, e c’è chi ha invitato a volgere l’attenzione al Piemonte: lì regna l’incertezza sul risultato finale, e lì Fassino vorrebbe dare la «spallata» al Cavaliere. «Nella mia regione - spiega un parlamentare torinese di sinistra - alle ultime amministrative abbiamo conquistato le province di Alessandria, Biella e Verbania perché l’elettorato di centrodestra non è andato a votare. Se politicizzassimo il voto, non so se la Bresso la spunterebbe su Ghigo. Allora, perché Prodi deve farci e farsi del male da solo?».
Serve alla Cdl raggiungere «quota 75», anzi servirebbe spingersi oltre, se fosse attendibile la tesi del socialista Villetti: «È chiaro che la sfida si sta concentrando sulle cinque regioni chiave, ma a Berlusconi potrebbe non bastare conquistarle tutte. Perché abbia ancora delle chance di tornare a Palazzo Chigi, secondo i nostri calcoli, dovrebbe mantenere in tutte e cinque le regioni un margine di cinque punti percentuali. Altrimenti sarebbe spacciato, a meno di non cambiare la legge elettorale».
Ecco il punto, ecco perché il premier ancora ieri ha ribadito la volontà di modificare il sistema di voto per le Politiche. È vero infatti che nei più recenti rilevamenti demoscopici la Cdl sopravanza l’Unione nel proporzionale di tre punti, ma è altrettanto vero che nel maggioritario è ancora dietro il centrosinistra. Tuttavia l’obiettivo di cambiare i meccanismi del Mattarellum non è scontato, bensì è legato al risultato delle Regionali. Il motivo è politico, come racconta un autorevole esponente della maggioranza: «Se dalle urne dovesse uscire un risultato pessimo per noi, se per caso venissimo seccamente sconfitti, non in termini di voti ma di regioni, allora diverrebbe difficile presentarsi in Parlamento e decidere di modificare la legge elettorale. Intanto il clima si farebbe rovente nella coalizione, ma soprattutto l’opposizione inizierebbe a gridare al golpe, si appellerebbe a Ciampi. E Ciampi, di sicuro, si metterebbe di traverso».
Così le Regionali assumono quella «valenza politica» che lo stesso Berlusconi ora riconosce. Sicuramente, come ha detto il premier, un risultato negativo del centrodestra non inciderebbe né sul governo né sulla durata della legislatura, però verrebbe messo a repentaglio il progetto che sta più a cuore al Cavaliere: la riforma del sistema di voto.
Il progetto di legge è già stato incardinato alla Camera, sotto l’accorta regia di Casini, tuttavia per Berlusconi sarebbe arduo sfidare il Quirinale qualora le urne dovessero dar forma allo scenario paventato nella maggioranza.
Ecco perché serve raggiungere «quota 75», ecco perché il centrodestra spera in una forte affluenza alle urne, ecco perché i sondaggi vengono analizzati valutando l’attuale forza del «polo degli indecisi». Alle Europee la Cdl ottenne un insperato «pareggio» grazie a un recupero nelle ultime due settimane. Ma allora in lista c’erano Berlusconi, Fini, Follini, Bossi. Stavolta invece non è così.

Francesco Verderami

Corriere della Sera 16-03-2005