marzo 14, 2005 CINQUE REGIONI IN BILICO: LAZIO AL POLO, PIEMONTE VERSO L’ULIVO LIGURIA, VANTAGGIO PER IL CENTROSINISTRA. La radicalizzazione dello scontro premia solo Berlusconi In Abruzzo minima la supremazia del cartello ulivista, parità in Calabria Ma il bilancio finale resta per ora a favore dello schieramento guidato da Prodi
di RENATO MANNHEIMER Nelle ultime settimane, sia Berlusconi (evocando la «minaccia del comunismo»), sia Prodi (definendo un «pericolo per la democrazia» le riforme proposte dalla maggioranza) hanno in qualche misura radicalizzato gli argomenti e i toni del dibattito politico. Al di là delle valutazioni di merito sulle rispettive posizioni, ci si può domandare se e in che misura questo comportamento «convenga» all'uno o all'altro leader per la raccolta e/o il mantenimento del consenso. Dal punto di vista del Cavaliere, la risposta è per lo più affermativa. Anche perché soffermarsi su tematiche più «concrete» sembra avere in questo momento minore efficacia. Ne è un esempio la questione della riduzione della pressione fiscale. Lo stesso elettorato che, in passato, l’aveva insistentemente richiesta, dichiara di non averne percepito gli effetti sino a questo momento. E di non considerarla quindi una ragione valida per modificare le proprie intenzioni di voto. Viceversa, altri argomenti, di carattere, per così dire, più generale, come la minaccia del comunismo o la sottolineatura delle divisioni interne dell'avversario, paiono sortire un effetto migliore per il centrodestra. Tanto che, sul piano nazionale, la Cdl risulterebbe trovarsi adesso in lieve supremazia nel voto proporzionale e ad una minore distanza dall'opposizione (tuttora in vantaggio) nel maggioritario. Lo stesso motivo - creare un clima generale di opinione politica a lui favorevole - spinge Berlusconi ad insistere nel mutare il criterio tradizionalmente adottato per la valutazione del risultato delle regionali. Vale a dire, non considerare più il numero di regioni conquistate da ciascuna coalizione (che vedrebbe probabilmente una affermazione, più o meno netta, del centrosinistra), ma l'insieme dei voti ottenuti (che, data la probabile attribuzione di Lazio, Lombardia e Veneto alla Cdl, è potenzialmente più favorevole a quest'ultima). Al riguardo, occorre ricordare che l'esito della consultazione è davvero incerto. Mancano tre settimane al voto e i sondaggi indicano ancora almeno 5 regioni potenzialmente «in bilico». La Lombardia e il Veneto risultano unanimemente appannaggio del centrodestra. Ad esse va aggiunto il Lazio, sempreché venga confermata l'esclusione della Mussolini dalla competizione. Dall'altro verso, in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata e Campania pare certa la vittoria del centrosinistra. Ma in Piemonte la supremazia del candidato della Cdl risulta sempre più insidiata dal rivale dell'Unione. In Liguria le ultime rilevazioni danno Burlando (Unione) vincente su Biasotti (Cdl, presidente uscente e in vantaggio nei primi sondaggi). In Abruzzo, la supremazia di Del Turco (Unione) risulta minima, mentre in Calabria i due contendenti appaiono oggi praticamente alla pari. E anche in Puglia, ove la maggioranza dei sondaggi indica la vittoria di Fitto (Cdl), qualche ricerca recente prevede il risultato opposto. In questo quadro, il Cavaliere vuole soprattutto evitare che l'Unione venga percepita, proprio in occasione del suo esordio elettorale, come un insieme relativamente coeso e, per questo, potenzialmente vittorioso. E' importante per lui accreditare invece come «vincente» la Cdl: questo connotato costituisce infatti un fattore di spinta al consenso, specie in certi segmenti del centrodestra, tentati dall'astensione. Prodi ha obiettivi per certi versi analoghi. Gli preme soprattutto rafforzare l’aggregazione tra le forze di centrosinistra per smentire l'immagine di un'opposizione perennemente dilaniata da conflitti interni e, di conseguenza, poco adatta a governare stabilmente il Paese. A questo scopo, più che puntare, per ora, sui contenuti programmatici - che sono inevitabilmente fonte di disaccordo - egli enfatizza l'ostilità verso il Cavaliere. La quale costituisce in effetti un tema unificante per l'opposizione: un sondaggio condotto qualche mese fa mostrava come quasi l'80% dell'elettorato di centrosinistra considerasse Berlusconi «una minaccia per la democrazia». Pochi altri temi riescono ad formare un consenso interno così ampio. Insomma, alla vigilia di elezioni importanti (le regionali, i referendum e, infine, le politiche del 2006, il cui risultato dipenderà anche dall'esito delle consultazioni precedenti), a entrambi i leader conviene, per raccogliere più voti possibile, indirizzarsi più su tematiche «mobilitanti» che sul complesso (e, per certi versi, noioso) confronto di programmi e contenuti. In questo modo, essi cercano anche di combattere più efficacemente il loro nemico più insidioso: che non è costituito tanto dall'avversario, quanto dalla tentazione - presente nell'elettorato di entrambi gli schieramenti - di non recarsi alle urne. Ci si può domandare, naturalmente, se una campagna elettorale siffatta convenga anche alla crescita politica e sociale del Paese.
Corriere della Sera 14-03-2005 |