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marzo 14, 2005

CENSIS / SEI ITALIANI SU 10 RISPARMIANO SUL CIBO
Solo l´8% si aspetta un reddito più alto, il dato più basso in Europa

Il 61% ha modificato le abitudini alimentare per poter spendere di meno. Ci si concentra soprattutto sugli acquisti incomprimibili

Preoccupazioni maggiori rispetto ai partner europei sulla dinamica di tariffe e inflazione. Il 43 per cento acquista frutta biologica

Indagine Censis-Confcommercio sullo stato d´animo di 5 paesi: oltre al nostro, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna

Da noi gli ottimisti sono le metà dei pessimisti. Previsioni di spese più forti per salute e scuola, sacrifici sulle voluttuarie

ROMA - Uno spettro s´aggira sull´Italia: è quello dell´umor nero. Lo dice una ricerca della Confcommercio, l´associazione dei commercianti, realizzata dall´importante istituto di ricerca, Censis. Secondo lo studio, che si intitola «Scenari, simboli e luoghi del consumo: Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania a confronto», gli italiani sono attualmente assai pessimisti sul futuro: solo il 7,9 per cento prevede un aumento della capacità di spesa e in cima alla lista resistono solo gli acquisti necessari, dai medicinali alla scuola. Il carovita, dai prezzi di largo consumo alle tariffe, preoccupa oltre il 96 per cento degli italiani. Inoltre sei italiani su dieci, il 60 per cento dei nostri connazionali, ha cambiato abitudini alimentari per risparmiare a tavola. Come dire: si tira la cinghia e ci si accontenta ci cibi di minore qualità.
Si risparmia anche dal droghiere. In Italia, rileva l´indagine, ben il 61,7 per cento delle persone intervistate ha dichiarato di avere negli ultimi anni «modificato le proprie spese alimentari al fine di risparmiare». In Francia un soluzione così radicale è stata presa solo dal 12,6 per cento degli intervistati e in Germania dal 33 per cento. Preoccupa inoltre il caro-tariffe, dalle utenze domestiche ai trasporti pubblici. E anche l´inflazione nel suo complesso, più che altrove.
Il timore del futuro. Gli italiani non vedono nel breve termine la possibilità di aumentare il loro reddito familiare. Solo il 7,9 per cento degli italiani prevede infatti un incremento dei propri redditi nel corso del 2005 (mentre il 15,9 prevede che diminuirà), a differenza del 49,4 per cento dei francesi e del 51,8 per cento dei tedeschi. Più basse, anche se non al livello così basso come in Italia, le prospettive della famiglie britanniche (il 32,5 per cento prevede una crescita del reddito) e spagnole (il 30 per cento). La rassegnazione sociale sale tra i redditi più bassi: tra chi guadagna 1.000 euro al mese solo il 3,5 per cento prevede un aumento della propria capacità di spesa.
Parola d´ordine: solo il necessario. Il 37,2 per cento degli italiani prevede di incrementare le proprie spese nel corso del 2005 ma solo le spese «incomprimibili» cioè quelle di necessità, come la scuola, la salute. Si tratta della percentuale più elevata in Europa dopo quella della Francia (44,8 per cento). Inoltre il 30 per cento degli intervistati in Italia prevede di incrementare nel 2005 le proprie spese per medicinali e cure mediche, «la percentuale più elevata» tra i Paesi europei coinvolti nell´indagine sui consumi. «Viceversa - evidenzia l´indagine - in Italia meno persone prevedono di incrementare le spese per il benessere personale, per il tempo libero e la cultura e per i viaggi, rispetto a ciò che si riscontra in Spagna, Germania, Francia e Inghilterra».
Ultima spiaggia: il ben vivere. Le difficoltà economiche non impediscono però agli italiani di coltivare «il desiderio di vivere altrimenti», di perseguire «stili di vita improntati al salutismo e all´idea del benessere». Si spiega così il fatto che il 43 per cento degli intervistati acquista frutta da agricoltura biologica, il 41 per cento compra prodotti eno-gastronomici tipici e di qualità, il 31 per cento ricorre a prodotti cosmetici naturali, il 21 per cento ama e mangia cibi etnici.
(r. p.)

La Repubblica 13-05-2005