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marzo 4, 2005

IPR MARKETING / FORMIGONI RIMANE AL 60% SARFATTI A CACCIA DEGLI INDECISI
Incerto il 16%. Il candidato dell´Unione in ritardo rispetto ai consensi raccolti dal suo schieramento

Crescono la Lega e An, in calo Udc, Rifondazione e Comunisti Italiani

A sinistra tiene la lista unitaria, ma il 20% dei Verdi preferisce il presidente uscente

 
GIUSEPPINA PIANO

 

C´è ancora un terreno di caccia libero, visto che gli indecisi sulla poltrona del presidente valgono qualcosa come il 16 per cento dei lombardi che il 3 e 4 aprile andranno alle urne (e quasi uno su quattro per quanto riguarda i partiti). Ma sembra anche vero che neppure lo scandalo Oil for food abbia frenato la volata di Roberto Formigoni per la riconquista del Pirellone: se si votasse oggi, il governatore vincerebbe con oltre 20 punti di vantaggio su Riccardo Sarfatti. L´architetto candidato dal centrosinistra continua a pagare il fatto di non essere conosciuto: otto elettori su dieci ancora non sanno chi sia. Ma, politicamente, non decolla anche perché tradito da una buona quota di elettori dell´Unione che in realtà voterebbero per l´avversario.
Gli sfidanti - L´ultimo sondaggio, realizzato da Ipr Marketing per Repubblica, ha testato l´elettorato lombardo il 3 marzo. Il confronto con il precedente del 2 febbraio vede il candidato della Cdl in leggera crescita (attestato tra il 59 e il 63 per cento, un mese fa tra il 56 e il 60) e quello del centrosinistra in speculare calo (oggi tra il 36 e il 40 per cento, un mese fa la forchetta diceva tra il 38 e il 42 per cento). In mezzo, tra i due round, lo scandalo Oil for food finito sui giornali ha dato un forte dispiacere a Formigoni. Nella radiografia fatta dal sondaggio, però, un effetto sull´elettore non si vede. Anzi. La «fiducia» confessata dagli elettori verso il governatore lombardo addirittura cresce, mentre resta giocoforza invariata la sua popolarità: il cento per cento degli intervistati sa chi è. Sorte diversa per Sarfatti, noto solo al 21 per cento degli intervistati, segno che la campagna elettorale deve ancora dare i propri frutti. Resta che se il candidato dell´Unione è più conosciuto di un mese fa, nell´urna uguale vantaggio non si vede. Mentre restano ancora confinati a percentuali di pura testimonianza (un per cento dei voti) gli outsider di destra, l´ex portiere Stefano Tacconi per Msi-Destra Nazionale e Gianmario Invernizzi di Alternativa sociale.

I partiti - Non solo Formigoni e Sarfatti. Il 3 e 4 aprile ci saranno anche i partiti a giocarsi il proprio futuro. Avvertenza da segnalare prima dei numeri: se il 16 per cento non ha ancora deciso per chi votare tra Formigoni e Sarfatti, gli indecisi su quale partito scegliere arrivano al 23 per cento. Il che rende ancora fluidi i risultati. Il primo dato è comunque sugli schieramenti: la Cdl arriva al 59 per cento dei consensi, cresce rispetto a un mese fa, stacca l´Unione di venti punti. Non solo: è in netto calo rispetto al 2000, quando stravinse con il 66 per cento, ma va meglio sulle Europee del 2004. Il centrosinistra, al contrario, con il 39 per cento non può che guadagnare sul minimo storico del 2000 (32 per cento) ma non sfonda. Rispetto alle Europee dell´anno scorso non c´è alcun recupero. Il secondo dato sono i partiti. E qui tocca a Forza Italia il risultato numericamente più netto: con il 28 per cento crollerebbe rispetto al 2000 (aveva il 34) ma salirebbe rispetto alle Europee insieme a Lega, An e Udc. Nel campo avverso, invece, rispetto all´anno scorso sarebbero rarità le bottiglie di champagne. In leggera crescita i Verdi. In buona aumento la lista Uniti nell´Ulivo, che guadagnerebbe ma senza sfondare con il 27 per cento contro il 26,3.
Il voto disgiunto - Formigoni incassa più dello sfidante un valore aggiunto personale rispetto alla coalizione: il presidente potrebbe arrivare al 63 per cento e la Cdl fermarsi al 59 per cento. La differenza tra candidati e schieramenti è data certamente da quegli elettori che non votano i partiti. Ma anche dal cosiddetto voto disgiunto ovvero la scelta di un partito e del candidato della coalizione opposta. Effetto che colpisce però a senso unico: il 20 per cento degli elettori dei Verdi, il 10 per cento di Uniti nell´Ulivo, il 30 per cento delle Lista di Pietro e il 40 per cento di quelli dell´Udeur se si votasse oggi direbbe Formigoni.

La Repubblica Milano 04-03.2005

L´ANALISI
 

Il candidato dell´Unione fatica a farsi conoscere, l´elettorato di centrodestra è più compatto

 

Nel centrosinistra troppi voti dispersi

 
ANTONIO NOTO*

A 24 ore dall´inizio ufficiale della campagna elettorale, il consenso in Lombardia appare fortemente segnato da un gap molto evidente nella visibilità tra i candidati. Formigoni risulta conosciuto da tutta la popolazione elettorale mentre Sarfatti, pur essendo sceso in campo molti mesi addietro, attualmente fa registrare livelli di conoscenza bassi: è conosciuto solo dal 21% ed il trend della "visibilità" segna appena un +3% nell´ultimo mese. La distanza del peso elettorale delle due coalizioni risulta più marcata di quanto il posizionamento ideologico lasci presagire, segno di una mobilitazione al voto verso il centrodestra di buona parte del 32% della popolazione elettorale che oggi, ideologicamente, non si sente rappresentato da nessuna delle due maggiori coalizioni. Senza nulla togliere alla capacità di Formigoni di aggregare nuovo consenso, si può ritenere che una così elevata differenza di notorietà tra i candidati non possa non influire sul comportamento elettorale. Infatti, il voto che oggi andrebbe a Sarfatti supera di appena 8 punti la percentuale di quelli che si dichiarano vicini al centrosinistra, mentre Formigoni raccoglie un +20% rispetto a coloro i quali si dichiarano politicamente vicini alla Cdl. Tale scenario ha dunque influito sul trend del consenso nell´ultimo mese che registra al contempo un incremento del voto a Formigoni che supera il 60%, ed un arretramento del candidato de "L´Unione" che scende al di sotto del 40%. Quindi, se pur di poco, la forchetta di differenza si amplia a vantaggio del candidato della Cdl. Inoltre Formigoni raccoglie circa il 2% in più rispetto alla propria coalizione, mentre Sarfatti risulta leggermente penalizzato rispetto alla sommatoria dei consensi ai partiti de "L´Unione". Dai risultati del sondaggio effettuato da IPR Marketing per Repubblica si nota come i partiti della Cdl possano essere definiti "tonici", in quanto sono tutti al di sopra dei quozienti elettorali raggiunti nelle scorse europee. Anche Forza Italia, che in altre regioni fa segnare decrementi rispetto all´anno scorso, in Lombardia cresce del 2.2%, mentre il trend della Lega e di An si avvicina ai valori massimi che questi partiti riportarono nelle passate elezioni regionali, quando l´allora Polo superò il 60%. La coalizione del centrosinistra invece, pur in incremento rispetto alle passate regionali, non riesce a superare la soglia del 40%. L´aspetto critico risiede, ad oggi, nella scarsa spinta propulsiva dei partiti dello schieramento ad eccezione della lista Unitaria. Infatti "Uniti per l´Ulivo", rappresenta oggi quasi il 70% dei voti di tutta la coalizione, mentre in altre regioni ne rappresenta il 50%. Inoltre ad una numerosità significativa di liste (8), sono ben 6 i partiti che attualmente potrebbero non superare il 3% dei voti. E´ evidente, inoltre, che Sarfatti risulta penalizzato anche da una elevata pratica del voto disgiunto, che invece è praticamente inesistente all´interno della coalizione della Cdl; ed è´ interessante notare come tale voto disgiunto è più forte tra i partiti di centro che tra quelli di sinistra. Infatti se Sarfatti è votato dal 95% degli elettori di Rifondazione e Comunisti Italiani, la percentuale di fidelizzazione al candidato di bandiera scende al 70% tra i votanti Lista Di Pietro ed addirittura al 50% tra chi vota il partito dei Pensionati. Probabilmente la campagna elettorale potrà correggere queste "anomalie di posizionamento", ma è innegabile che allo stato attuale si possa stimare che il valore aggiunto di Formigoni potrà essere determinato anche da una quota parte di elettorato di centro. Infatti l´erosione di voti dalla coalizione della Cdl è quasi inesistente e quando avviene non confluisce mai verso Sarfatti, ma si caratterizza maggiormente come voto di protesta, andando a confluire verso i candidati della destra estrema.
*direttore Ipr Marketing