marzo 3, 2005 NIENTE FACCIONI, CAMPAGNA SOFT DEL PREMIER Berlusconi sceglie la strategia dell’assenza: via i mega-poster, solo i volti dei candidati. l Cavaliere non vuole politicizzare le RegionaliROMA Dice Totò, nel film «I tartassati»: «Ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera». Stavolta, Silvio Berlusconi ha deciso di non esagerare. E il tipico paesaggio cittadino da campagna elettorale, per la prima volta da dieci anni, non si avvale di quella icona a tante dimensioni - mini, maxi, su poster semplice, su mega-cartellone, versione santino o extralarge - che è stato appunto il volto del Cavaliere dal ’94 in poi. Ma adesso, la strategia comunicativa cambia del tutto: dall’iper-presenzialismo di quella faccia all’assenza della medesima. «Questa volta, la faccia la mettono i candidati», dice infatti Berlusconi ai suoi. Convinti, come il premier, che va politicizzato il meno possibile il voto per le regionali. Così, senza la presenza cartacea del Cavaliere sui muri o sui pannelli, l’arredo urbano appare più spoglio che in altre occasioni. E provoca quasi un senso di spaesamento questo Paese che si avvia alle elezioni senza la sua iconografia tradizionale e fuori dagli sguardi ormai familiari di Berlusconi effigiato come lo zio degli italiani, o come il ”premier operaio”, o come il lucido innovatore, o come un c.t. da squadra che vince per tutti. Occhio, per esempio, alle grandi stazioni ferroviarie che sono diventate, a sorpresa, un luogo privilegiato per la battaglia delle opposte propagande. Ovunque, fra sale d’aspetto e binari e biglietterie, insegne di Forza Italia e, in misura minore, di altri partiti. Su quegli enormi cartelloni berlusconiani, che a Milano o a Roma Termini pendono dal soffitto, fino a incombere sul cranio dei viaggiatori, Lui però non c’è, se non in spirito. Che fine ha fatto Berlusconi? Chi l’ha visto? Perchè l’Italia, ormai assuefatta alla sua immagine, improvvisamente se ne scopre priva? Assicura Antonio Palmieri, responsabile della propaganda di Forza Italia: «L’assenza, o almeno la presenza soft, del Presidente in questa campagna non deriva dalla paura di perdere». Ah, no? «Semplicemente - spiega Palmieri - Berlusconi non vuole sovrapporsi ai candidati governatori. I quali, a differenza della volta scorsa, nel 2000, hanno ruoli e identità molto riconosciuti». Certamente è così. Ma di sicuro, nella strategia berlusconiana dell’assenza che comunque prevede tanti tagli di nastri in giro per le regioni e blitz al fianco dei governatori da rieleggere e frasi a effetto nei convegni o in altre occasioni, pesa il precedente capitato a Massimo D’Alema. «Non mi farò dalemizzare», ha detto più volte il premier. Cioè, visti i sondaggi poco favorevoli, non vuole correre il rischio di iper-personalizzare questa tornata elettorale. Come fece D’Alema il quale, insieme alle regionali, perse pure il governo. Una sgradita somiglianza legherebbe la situazione del premier azzurro con quella dell’ex premier diessino. Almeno così assicura Alessandro Amadori, esperto di comunicazione politica che sta per pubblicare il libro «Avanti miei Prodi»: «L’attuale indice di fiducia in Berlusconi è del 35 per cento, lo stesso di D’Alema prima della sconfitta del 2000». Lo spettro di Baffino incombe su Palazzo Grazioli? «Macchè», dice Palmieri: «D’Alema fu obbligato a politicizzare le amministrative, perchè doveva legittimare con un voto il proprio governo nato da manovre di Palazzo. Berlusconi non ha bisogno di questo e ora la situazione è tornata alla normalità». Quella più antica, se vogliamo. Sui muri delle città si possono ammirare, come nella Prima Repubblica, una miriade di facce piccole e grandi, smilze o grossocce, simpatiche o antipatiche, ma manca la Faccia. Quella di cui tutti, amici e nemici, erano costretti a parlare. Magari per riderci su: «A furia di aggiungersi i capelli sui maxi-manifesti, ci ritroveremo Berlusconi con una chioma alla Jimi Hendrix», ironizzava Veltroni. E Rutelli: «Ha guadagnato altri quindici anni. Nel prossimo mega-cartellone, vedremo Berlusconi con il vestito della prima comunione». Sarcasmi che al momento sembrano inattuali - dato che la fisionomia del Cavaliere è introvabile se non nelle teste più o meno lungocrinite dei candidati azzurri vogliosi di somigliargli - ma che potranno tornare buone per il ”dopo regionali”. Quando, quale che sia l’esito del 3 e 4 aprile, Berlusconi per stravincere o per tornare a vincere inserirà di nuovo il turbo. Cioè la sua faccia. di MARIO AJELLO Il Messaggero, 03-04-2005 |