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febbraio 26, 2005

REGIONALI / La sindrome elettorale del centrodestra: In un sondaggio la lista Storace batterebbe nettamente Forza Italia, posizionandosi sopra il 10 %

Certo, manca un mese alle Regionali, la macchina dei partiti abbisogna di tempo per lanciarsi, e i numeri fanno presto a cambiare. Ma ciò non basta a spiegare il «sorpasso» di Storace sugli azzurri rilevato dal sondaggio. Il ministro Claudio Scajola, appena rientrato nello stato maggiore di Forza Italia, sostiene che siccome «alle elezioni il fattore locale inciderà molto, è ovvio che i cittadini vedranno nei governatori un punto di riferimento. Il fenomeno potrà accadere anche in Liguria e in Puglia, dove Sandro Biasotti e Raffaele Fitto hanno presentato delle formazioni locali». Epperò un conto è la cessione fisiologica di qualche punto, altra cosa è quanto sta avvenendo nel Lazio, perché nell’indagine tenuta finora riservata, la lista di Storace ha superato il 10%, mentre il partito del Cavaliere addirittura è sotto quella soglia. Il coordinatore di An Ignazio La Russa è conscio delle ripercussioni che si potrebbero determinare, elenca altri sondaggi e prova a minimizzare: «Perché comunque, il giorno dopo il voto, i cittadini vorranno sapere quante regioni sono andate alla Cdl e quante all’Unione. Poi verrà valutata l’importanza delle regioni conquistate dai poli. E solo gli addetti ai lavori si soffermeranno sul resto».
Sarà, ma il «resto» pesa. Sanza si augura che «il saldo di voti conquistati nel Lazio garantisca il successo alla Cdl, ma non c’è dubbio che Storace sta svuotando Forza Italia. E per formare la sua lista ha utilizzato le stesse tecniche del premier per la raccolta del consenso». Ecco il punto: il governatore di An si è mediaticamente «berlusconizzato» per catalizzare il voto d’opinione, che di solito è intercettato dal Cavaliere. Per il resto - glielo riconoscono persino i suoi avversari - «ha tenuto le distanze da Berlusconi, così da non pagare la crisi del centro-destra: una linea che gli sta dando qualche frutto».
E’ ovvio che Storace tenda a schermirsi e a ironizzare sul pronostico, «cercherò di vincere nonostante tutto e soprattutto grazie all’Ulivo». A destra però c’è chi si compiace, ricordando come il premier cedette alle pressioni: «Tanto, finirà per togliere voti di An». Berlusconi allora era più preoccupato dalle mosse di Roberto Formigoni, perché l’idea del governatore lombardo di varare una lista «riformista» gli appariva come una minaccia alla sua leadership. «Non mi faccio prendere per i fondelli», disse durante una riunione: «E’ come se alle Politiche io presentassi una lista con il mio nome. Così finirei per sottrarre voti agli alleati, perciò non posso farlo. E dovrei permettere che altri mi svuotino Forza Italia? Mai».
La verità forse è che Forza Italia viene superata perché appesantita da una struttura elefantiaca, zeppa di dirigenti carichi di cariche senza potere. E chissà se e quando Berlusconi vorrà porci rimedio. Per il momento deve superare il tornante di aprile: la sua coalizione deve mantenere le cinque regioni più importanti, e il suo partito deve mantenere il 21% ottenuto alle Europe, che Scajola definisce «la nostra soglia minima». Insomma, la «linea Maginot» non è solo una. Per il Cavaliere sono due: c’è anche Forza Italia.

Francesco Verderami

Corriere della Sera 26-02-05