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febbraio 25, 2005

REGIONALI / Nella Cdl il fantasma del 10 a 4

ROMA - Da più di un mese, nelle stanze della Casa delle libertà circolano brutti sondaggi. Numeri che danno per possibile, se non probabile, un risultato di 5 a 9 per il centrosinistra. Dove 5 sta per Lombardia, Piemonte, Veneto, Lazio, Puglia. E 9 sta per Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Basilicata, Campania - già in mano al centrosinistra - più Liguria, Abruzzo e Calabria che nel 2000 furono conquistate dal Polo. Da qui la decisione di Silvio Berlusconi di chiamarsi fuori dalla campagna elettorale. Timori e previsioni fin qui tenuti segreti. Uno spettro del 5 a 9 esorcizzato in ogni modo. Accade, però, che Ignazio La Russa ieri si sia fatto sfuggire le cifre. Anzi, intervenendo a Radio24, il vicepresidente vicario di An ne ha fornite addirittura di peggiori: «Non sarebbe un dramma se la Casa delle libertà vincesse in quattro regioni». Quali, La Russa, non l’ha detto. Ma si è affrettato ad aggiungere: «Qualunque sia il risultato delle regionali, questo non peserà sulla leadership di Berlusconi che sarà il nostro leader anche nel 2006». Insomma, un intervento a fin di bene, nelle intenzioni del braccio destro di Gianfranco Fini. Ma l’Udc si è subito fatta sentire con Luca Volonté: «Mai pensare ai passi indietro che si potrebbero fare. E’ il modo peggiore per affrontare la campagna elettorale». Sulla stessa linea, anti-sconfittista, Roberto Calderoli: «La Lega vuole vincere e non ci piace partire con l’handicap». Tant’è, che La Russa in serata ha tentato di rimediare: «Non ho mai detto che potremmo accontentarci di vincere in quattro regioni. Anzi, sono fermamente convinto che la Cdl vincerà anche dove il risultato è incerto». Ma resta il mal di pancia. La prova più chiara: lo stop al Senato subìto dalla riforma della Devolution per mancanza di numero legale. E restano i problemi nella formazione dei listini per le elezioni. Così, Calderoli si è spinto fino ad autoconvocare, per questa mattina, un vertice «per sciogliere i nodi». Spiegazione: «Sono stufo dei rinvii, Forza Italia deve risolvere i suoi problemi e darsi una mossa». Il fatto è che la Cdl litiga in Piemonte, Lombardia e Veneto. «Lega, Udc e An», dice un alto esponente forzista, «sono ingordi e chiedono più posti di quanto è giusto e possibile concedere». Ed è proprio questo bisticcio sulle poltrone sicure dei listini collegati al nome del candidato-governatore che porta Berlusconi ad escludere un’intesa con i radicali. «Ormai la partita è chiusa, chiunque si avvicina al Pr», filtra da palazzo Grazioli, «a questo punto perde la faccia». A.Gen.

Il Messaggero 25-02-2005