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febbraio 26, 2005

REGIONALI / Un sondaggio conferma il 9 a 5 - An: «Fl a nel caos, non fanno altro che litigare tra di loro»

CDL. ANCORA IRRISOLTO IL NODO DEI LISTINI E I CENTRISTI VANNO DA BERLUSCONI

«Più che una questione di posti all'Udc», racconta una fonte accreditata di Alleanza nazionale, «il vero problema nelle trattative per le regionali è rappresentato da Forza Italia. Ormai è un partito che versa nel caos; al penultimo tavolo (non quindi quello presieduto ieri da Calderoli, ndr) si sono scontrati violentemente Valducci, responsabile azzurro degli enti locali, e il vicecoordinatore nazionale Micciché. A loro spettano trenta nomi ma non trovano mai l'accordo. Per non parlare del loro impegno in questa campagna elettorale, tranne Formigoni non si vede nessuno».

Detto questo, però, la questione dei posti all'Udc rimane. Non caso, ieri sera, al termine di una giornata convulsa, iniziata con un vertice di maggioranza e proseguita poi con l'ufficio politico dei centristi, una delegazione guidata dal vicepremier Marco Follini è andata da Silvio Berlusconi per risolvere una volta per tutte il nodo dei listini bloccati. Infatti, al summit mattutino convocato dal ministro leghista delle Riforme, Roberto Calderoli, la situazione ancora non si era sbloccata. In tutto i posti ritenuti sicuri sono 81, calcolati solo sulle sette regioni in cui la Cdl aveva vinto cinque anni fa (in realtà sono 8, ma in Puglia il sistema elettorale non prevede i listini). Così nel vertice di ieri, tenuto presente che agli 81 vanno tolti in ogni caso i 7 candidati presidenti, i 74 rimanenti sarebbero stati ripartiti a danno dell'Udc (che ne reclama 14). Queste le suddivisioni: 28/30 a Forza Italia, 18/20 ad An, 11/12 alla Lega, 12 all'Udc, 4/5 al Nuovo Psi, 2 al Pri e qualcos'altro agli altri piccoli come i Pensionati. Eppure già due settimane fa, i centristi Lorenzo Cesa e Mauro Cutrufo, delegati da Follini a trattare, avevano lanciato un chiaro avvertimento: «Se i posti rimangono 12, potremmo anche correre la soli». Ieri, ultimatum uffiiali non ce ne sono stati, ma la visita improvvisa al Cavaliere Fa capire che la tensione si è impennata nel giro di poche Dre. Prima della riunione, ecco che cosa diceva una fonte del['Udc: «Si continuano a fare calcoli basati su una media tra i risultati delle europee e quelli delle regionali di cinque anni fa. Però non si tiene conto che sinora noi siamo stati sottodimensionati, fortemente penalizzati nella scelta dei candidati presidenti».

Tuttavia, il nodo Udc dovrebbe risolversi favorevolmente, anche perché quello di ieri è stato in realtà un vertice autoconvocato, voluto a tutti i costi da Calderoli per evitare che la prossima settimana, quando si chiuderanno le liste, Forza Italia mettesse gli alleati di fronte al fatto compiuto e senza più la possibilità di intervenire considerati i tempi. Dice una fonte di An: «Figuriamoci se arriviamo alla rottura per due posti all'Udc nei listini. Non c'è nessun nodo politico, sono cose che accadono in un tratta

tiva». Durante il vertice c'è stato anche un inedito Calderoli anti-federalista. E' accaduto quando qualcuno ha avanzato la richiesta di aspettare le decisioni dei tavoli regionali. A quel punto, il ministro delle Riforme ha perso la pazienza e ha detto: «Già qui a Roma non riusciamo a risolvere i problemi, figuriamoci con i tavoli regionali. Non ce ne usciamo più da questa situazione».

Listini a parte, sono due giorni poi che nella maggioranza tengono banco i risultati di un sondaggio riservato commissionato dal premier. I dati confermerebbero il pronostico del 9 a 5 per il centrosinistra che comunque farebbe felici e contenti i leader della Cdl. Infatti, secondo l'ultima ricerca, il centrodestra conserverebbe le cinque regioni considerate chiave, in cui è concentrata la maggioranza degli elettori chiamati alle urne ad aprile: Piemonte, Veneto, Lombardia, Lazio e Puglia. Quest'ultima, a dire il vero, potrebbe fornire qualche sorpresa perché Fitto sarebbe di poco sopra Vendola. In ogni caso Lombardia e Veneto sarebbero al sicuro, mentre sia in Piemonte sia nel Lazio il margine di vantaggio di Ghigo e Storace sarebbe sui quattro punti percentuali. In Abruzzo, invece, dove corre l'uscente Pace di An, la situazione sarebbe compromessa in modo irrimediabile, e allo stesso livello ci sarebbero anche Biasotti in Liguria (meno sette per cento) e Abramo in Calabria (meno sei per cento).

Commenta un esponente autorevole di An: «Metterei la firma per il 9 a 5 già adesso, ma temo che possa esserci qualche altra sorpresa negativa per noi. Comunque dopo le regionali nulla sarà come prima e nella coalizione bisognerà al più presto rimboccarsi le maniche se non si vuole perdere anche alle politiche del prossimo anno».

il Riformista 26-02-2005