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febbraio 23, 2005

Sondaggi elettorali/ Ghisleri ad Affari: i Radicali? Decisivi solo in Piemonte...

"I Radicali? Variano tra il 2,5% e il 2,7%. E possono raggiungere punte del 3%. Il loro problema è che non si tratta di una somma aritmetica. Tutti noi una volta nella vita siamo stati radicali per le loro battaglie di difesa del tessuto sociale (divorzio, aborto, ambiente). In questo senso il popolo radicale va al di là del centrodestra e del centrosinistra...".

Parola della sondaggista Alessandra Ghisleri (Euromedia Research) che, in un'intervista ad Affari spiega e, in parte, ridimensiona il fenomeno dei Radicali 'ago della bilancia' nelle prossime elezioni.

Lei dice che i Radicali vanno al di là degli schieramenti. Ora però si sta cercando di portarli alle urne sotto una bandiera ben precisa...
"Perché alcune idee si sposano bene con il centrosinistra - come la liberalizzazione delle droghe leggere - e altre col centrodestra - sul tema della fecondazione assistita".

Non rischiano però di generare un fenomeno inverso: convincere un elettore della Cdl o dell'Ulivo a non votare per la sua coalizione proprio in seguito a un'alleanza con Pannella e soci?
"Sì, le loro posizioni danno la possibilità di essere pro o contro una causa che loro difendono. In tal senso va sottolineato che poco meno di due terzi dei radicali votano verso il centrosinistra e un terzo per il centrodestra. Ma occorre distinguere da Regione a Regione".

Nel concreto, dove possono far pendere maggiormente l'ago della bilancia?
"Sicuramente in Piemonte possono essere molto importanti".

E al CentroSud?
"Li vedo complessivamente utili, ma non indispensabili. In Calabria forse, ma ci sono candidati nuovi con molte diatribe locali che potrebbero cambiare la situazione. Ma, ad esempio, in una regione come la Campania, con Bassolino molto forte, occorrerà soprattutto vedere che farà Bocchino con il rebus Mussolini...".

Radicali a parte, come stanno gli schieramenti?
"E' presto per dirlo".

C'è incertezza sul voto?
"No... di più. E le dò un dato che può chiarire le idee sulla situazione attuale: un elettore su tre non ha ancora la percezione delle Regionali. Stiamo parlando di una tornata che vedrà alle urne 40 milioni di italiani su 53. E' vero che ci sono casi di candidati molto forti, come Formigoni, Storace, Fitto o Vendola. Ma in alcune Regioni, soprattutto piccole, si sta apprendendo in questi giorni chi sarà in campo...".