febbraio 19, 2005 Crespi-Velardi, vite parallele Il mago dei numeri è tornato. Ed è giusto così, quando il gioco si fa duro il giocoliere riapre bottega. È il momento del bisogno, Berlusconi chiama e chi gli deve tutto risponde, anche se se n’era andato sbattendo la porta. Luigi Crespi, l’uomo che vedeva Forza Italia al 40 per cento, è rientrato nel mondo dei sondaggi da cui era uscito pieno di debiti. C’è di nuovo lui, dietro al prodigioso fiorire di numeri sul Giornale, col centrodestra che stravince le Regionali (tranne che in Puglia, contro il candidato comunista) e a livello nazionale realizza il controsorpasso ai danni dell’Alleanza. Amante delle iperboli e delle esagerazioni – purtroppo anche quelle fi- nanziarie – Crespi torna sulla scena come committente di se stesso. S’è fatto da solo il giornale che gli commissiona i sondaggi e l’ha chiamato (come dargli torto?) Il Clandestino. Apparentemente, se la canta e se la suona. Errore. Il sodalizio col presidente del consiglio – che si era rotto nel 2004 dopo il fallimento dell’avventura Hdc-Datamedia e aveva indotto Crespi a dure critiche verso il suo ex datore di lavoro – si sta rinsaldando. Un solo ostacolo si frappone al pieno ritorno di Crespi come sondaggista di fiducia: il rapporto che nel frattempo Berlusconi ha costruito da palazzo Chigi con altri suoi colleghi. Dopo il fallimento di Hdc-Datamedia, infatti, i sondaggi per la presidenza del consiglio (recentemente rifinanziati con un emendamento alla Finanziaria) sono ora affidati previa gara d’appalto a Nicola Piepoli, Ipsos di Nando Pagnoncelli e Ispo di Renato Mannheimer. La curiosità divertente è che la società di quest’ultimo – il più attivo e disponibile dei tre nei rapporti con Berlusconi – starebbe per finire sotto l’ala di un altro famoso frequentatore di palazzo Chigi. Claudio Velardi sta infatti ampliando i propri interessi dal campo editoria (il Riformista), lobbying e consulenze al delicato settore dei sondaggi. Lo fa rilevando le società in difficoltà finanziarie di Mannheimer, appunto, e del sociologo Gian Paolo Fabris, riunite in questo momento nel consorzio Allaxia di Raffaele Iacovelli. Se l’operazione andrà in porto, Velardi si ritroverà de facto a fare il consulente di Berlusconi, sia pure in maniera molto diversa da come lo fece con D’Alema. Il fatto va preso come una curiosità, nulla di più, anche perché da tempo l’ex braccio destro dell’attuale presidente dei Ds ha dichiarato – da businessman – una assoluta trasversalità delle proprie frequentazioni e dei propri interessi. Reti e Running, le sue società, lavorano indifferentemnente per le imprese e per politici di tutti i campi: Antonio D’Amato, per dirne uno, si sarebbe fatto aiutare da Velardi nel caso avesse deciso di gareggiare contro Bassolino in Campania. Forse il primo consiglio è stato di lasciar perdere. E il vulcanico editore del Riformista esibisce tuttora il vezzo di condividere con Berlusconi – con quote alquanto diverse dell’affitto, si intende – l’edificio romano di palazzo Grazioli in via del Plebiscito. Ma torniamo al vivace mondo dei sondaggi, una volta luogo per eccellenza dell’autorevolezza e del low profi- le, oggi un po’ scombinato dalle incursioni dei raiders come Crespi. Già, perché dal big bang finanziario della sua creatura Hdc sono usciti alcuni satelliti ora dotati di vita autonoma. A cominciare da Ekma, la nuova sigla dello stesso Crespi che di nuovo propone sondaggi politici e che – chissà con quali risorse, visto il precedente fallimento – produce tra l’altro City Monitor, un’ampia ricerca su sindaci, giunte e problemi locali in 103 capiluogo di provincia, supportata da qualcosa come 100 mila interviste. Poi c’è Euro Media Research di Alessandra Ghisleri, ai tempi responsabile del settore politico di Datamedia e ora consulente in proprio di Forza Italia a livello locale e nazionale. Segue Datacontact di Angelo Tosto, col suo call center di Matera. E infine Aqua dove c’è Andrea Cimenti, ex braccio destro di Piepoli, l’uomo che nel 2003 andò in tv a rischiare la propria faccia nella prima figuraccia di Crespi: gli exit polls delle amministrative vinte dal centrosinistra. Allora Crespi era in auge e la sua creatura più promettente sembrava Nexus, il consorzio che si era aggiudicato appunto le serate elettorali della Rai. Coinvolta nel fallimento della holding crespiana, Nexus nel 2004 è stata data in affitto ad Allaxia, consorzio di imprese nel quale sono con?uiti molti dei ricercatori di Datamedia e Cirm, oltre alle professionalità di Mannheimer e Piepoli. Ora che Allaxia si vende al miglior offerente, Nexus dovrebbe seguirne le sorti. Il che apre un altro scenario e ripropone questo curioso andamento parallelo delle carriere di Luigi Crespi e Claudio Velardi. Perché dovrebbe toccare proprio a quest’ultimo la titolarità della sigla. Ma le trattative sono in corso: per chi lo conosce, sarebbe davvero sorprendente se una volpe come Velardi volesse esporsi in un lavoro – gli exit polls per la Rai – che darà gloria ma soprattutto dà una marea di grane. Così come è da vedere quale sarà il percorso della Gpf di Gian Paolo Fabris: una creatura di classe, molto apprezzata, specializzata in ricerche di mercato per le imprese sul tema della comunicazione, “fornitrice” di nomi e marchi di successo. L’ultimo nome proposto, come è noto, è stato controverso: interpellata per scandagliare il rapporto tra il centrosinistra e i suoi elettori, con relative implicazioni semantiche, ha tirato fuori quella Unione per la democrazia che è stata gettata in pasto ai media, ha fatto parlare per un paio di giorni ed è sembrata presto archiviata dai leader dell’Alleanza. Dopo di che, a quanto pare, almeno sui termini democrazia o meglio ancora democratici sembrano ora esserci parecchie convergenze politiche. Chissà se prima o poi dovrà dire la sua in proposito anche quel fenomeno di Claudio Velardi.
EUROPA, 27-01-2005 |