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febbraio 17, 2005

Regionali, 8 a 6 per il centrosinistra ?

PAOLO NATALE

Manca poco più di un mese alle elezioni regionali che, per le 14 regioni a statuto ordinario (fa eccezione il Molise), si terranno come noto il 3-4 aprile. Benché le candidature delle diverse coalizioni siano ancora, in alcuni casi, non del tutto certe, è forse già ora di fare il punto della situazione che si sta venendo a creare in ciascuna delle regioni al voto, per capire un pd meglio cosa dobbiamo aspettarci e quali potrebbero essere invece le reali sorprese.

Le 4 regioni settentrionali sono attualmente governate dal centrodestra. I diversi sondaggi finora effettuati dai diversi istituti di ricerca ci mostrano una netta prevalenza dei presidenti uscenti in Lombardia (Formigoni) e Veneto (Galan), mentre in Liguria (Biasotti) e Piemonte (Ghigo) la competizione con i loro sfidanti appare più equilibrata: a Bresso e Burlando vengono infatti attribuite chances di vittoria più o meno elevate.

Nelle aree "rosse", non sembrano esserci particolari problemi per il centrosinistra nel vedersi riconfermati gli attuali presidenti (Errani, Martini, Lorenzetti), o vice-presidenti (Spacca nelle Marche); una possibile, per quanto poco probabile, vittoria del centrodestia potrebbe esserci soltanto in quest'ultima regione, dove il presidente uscente D Ambrosio non si ricandida.

Nel Lazio e in Abruzzo (entrambe guidate da coalizioni di centrodestra), la situazione è viceversa oltremodo fluida: Storace deve vedersela con Marrazzo che, dopo un iniziale buona performance "demoscopica , sembra subire ora un ritorno di consensi per il presidente uscente; ma la presenza di Alessandra Mussolini potrebbe creare qualche problema al candidato del centrodestra. Pace, in Abruzzo, ha conosciuto da poco il proprio avversario (Del Turco), dopo che la candidatura di D'Alfonso (sindaco di Pescara) è stata ritirata a causa di una "apposita legge regionale sull incompatibilità tra le cariche. Ma la contesa è attualmente abbastanza incerta.

Pochi problemi dovrebbe avere Bassolino, in Campania, contro il neo-candidato Bocchino, che deve oltretutto subire probabili perdite alla propria destra dalla presenza (anche qui) della Mussolini. Abbastanza facile la partita pure in Basilicata, regione retta da anni dalla sinistra ex-democristiana, dove De Filippo dovrebbe succedere al presidente uscente Bubbico, del centrosinistra. In Calabria lo scontro è tra due candidati provenienti entrambi da Catanzaro: l'ex-sindaco Abramo, che "sostituisce" nella corsa alla presidenza l'uscente Chiaravalloti, e l'ex ministro Loiero, per il centrosinistra: i sondaggi delineano una competizione con alti tassi di incertezza, causata tra l'altro da una notorietà non particolarmente elevata di entrambi i candidati. Anche in Puglia, la contesa tra Fitto (presidente uscente) e Vendola (lo sfidante di Rifondazione), in questo caso entrambi ben conosciuti dalla popolazione elettorale, sembra attualmente particolarmente incerta.

Le 14 regioni al voto avevano visto prevalere, nel 2000, il centrodestra per 8 a 6; allo stato attuale, il centrosinistra dovrebbe riconfermare le "sue' 6 regioni, mentre il centrodestra appare sicuro soltanto in 2 regioni. Una grande incertezza regna dunque sulle rimanenti 6 regioni oggi del centrodestra. Dovendo fare dei pronostici, si potrebbe ipotizzare una vittoria dei presidenti uscenti in Piemonte e in Puglia e una vittoria del centrosinistra in Liguria. Lazio, Abruzzo e Calabria appaiono infine contese di difficile assegnazione, con Storace forse in lieve vantaggio. Le ultime due regioni potrebbero andare, con un calcolo puramente probabilistico, una per parte. Ci troveremmo ad avere quindi, alla fine di questo turno elettorale, una situazione ribaltata: 8 a 6 per il centrosinistra. Sommando anche le altre 6 regioni che hanno già rinnovato il proprio governo, avremmo un totale di 12 regioni governate dal centrosinistra (compresa la Val d'Aosta) ed 8 dal centrodestra.

Ma se così accadesse, avrebbe certamente buon gioco chi afferma che nei fatti al centrodestra rimarrebbero tutte le regioni più "importanti" del territorio italiano, fatta eccezione dell'Emilia e della Toscana. Una vittoria in questi termini sarebbe per l'opposizione alf attuale governo una quasi-sconfitta: per potersi presentare alle prossime politiche con un buon abbrivio elettorale, il centrosinistra dovrà assicurarsi almeno 2 regioni tra Piemonte, Lazio e Puglia. In caso contrario, il percorso sarà sicuramente molto arduo sia dal punto di vista politico che dell'immagine del suo candidato "naturale", Romano Prodi.

EUROPA 17-02-2005