febbraio 14, 2005 ISPO / Il Cavaliere «anticomunista» piace al popolo degli indecisidi RENATO MANNHEIMER poche settimane dalle elezioni regionali - evento cruciale, anche in vista delle politiche dell’anno prossimo - Berlusconi ha improvvisamente mutato registro comunicativo. Fino a dicembre i suoi messaggi erano connotati dalla concretezza, dalla sottolineatura delle «cose fatte» e delle «promesse mantenute», prima fra tutte la riduzione della pressione fiscale. Da qualche tempo, invece, il focus della comunicazione è (ri)diventato ideologico, volto spesso a ricordare il «peccato originale» che caratterizzerebbe le forze di opposizione: l’inguaribile voglia di instaurare un regime comunista. Cambiamento non casuale. Da sempre il Cavaliere studia accuratamente la sua strategia comunicativa: nulla - dalla semplice battuta alla più complessa dichiarazione - è mai stato improvvisato, anche se talvolta sembrava tale. Per questo, molti osservatori si sono sorpresi della riproposizione di tematiche che essi ritenevano obsolete e, di conseguenza, scarsamente efficaci. Il che, però, è vero solo in parte. Effettivamente, la «minaccia del comunismo» non è considerata tale dalla maggioranza degli italiani. Solo poco più del 10% (con un lieve incremento al crescere dell’età) intravede un vero pericolo per il Paese. E una percentuale simile (quasi metà dell’elettorato del Prc e poco più di un quinto dei votanti ds) lo reputa al contrario un’opportunità. Anzi, adottando un’ottica di possibili minacce, è relativamente più diffuso (anche in questo caso da parte di una netta minoranza) il timore del fascismo. Ma, nonostante la sua scarsa popolarità, l’anticomunismo costituisce un argomento valido per segmenti non trascurabili di elettorato. Sia in quanto tale (un quarto dei votanti per il centrodestra reputa comunque il comunismo un pericolo attuale), sia, specialmente, per ciò che evoca. Berlusconi, in particolare, si richiama alla sfera degli interessi economici. Rivolgendosi agli elettori già conquistati con il «contratto» del 2001. E oggi in larga misura indecisi, non completamente convinti del mantenimento delle promesse di allora, malgrado i recenti provvedimenti. Il Cavaliere tenta di persuadere costoro che un eventuale successo del centrosinistra - che potrebbe realizzarsi anche grazie ai loro consensi - peggiorerebbe ulteriormente la loro situazione. Non tanto con una« «vera» instaurazione del comunismo (che serve solo come spettro evocativo) quanto, assai più concretamente, con la possibile lesione di interessi attuali. E’ una tecnica comunicativa che l’opposizione non dovrebbe sottovalutare. Specie se accompagnata da nuove promesse di sgravi fiscali per i prossimi mesi. Non è forse un caso che il consenso per Berlusconi sia aumentato significativamente proprio nelle ultime settimane.
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