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febbraio 10, 2005

SONDAGGI - Dov'è la curva della parabola di Berlusconi

Sondaggi credibili e incredibili; sondaggi tatci e sondaggi strategici. Come sempre, all'approssimarsi di importanti occasioni elettorali, iniziano a fiorire sui tavoli di politici e giornalisti centinaia di rilevazioni demoscopiche effettuate dai più svariati istituti di ricerca. Impossibile, per loro, capirne la fondatezza e la correttezza metodologica. Non ne avrebbero il tempo, né forse la competenza.

Impossibile anche per i più avveduti analisti capire fino in fondo quali siano le reali tendenze di voto delle 14 regioni che andranno alle urne tra poco più di un mese, essendo ancora troppi gli elementi di ardua contabilizzazione: l'assenza in qualche caso dei candidati ufficiali, il basso livello di conoscenza di alcuni tra questi, l'elevato livello di incertezza degli elettori, la presenza di liste personali.

È però possibile cercare di fare il punto della situazione relativamente alla congiuntura politica che il nostro paese sta vivendo, basandosi sugli ultimi appuntamenti elettorali e su rilevazioni che, in questo caso, presentano ampi margini di convergenza, ma che hanno bisogno di essere analizzate con particolare accortezza. Tenendo come base di confronto i rapporti di forza emersi dalle politiche del 2001, le elezioni tenutesi in Italia dal 2003 ad oggi sono state demarcate da un netto incremento di appeal dell'area di centro sinistra.

In parallelo con il voto espresso e con l'indicatore di clima elettorale (il cosiddetto "winner"), anche gli orientamenti di voto al maggioritario hanno sottolineato una situazione favorevole al centro-sinistra, con un distacco che si situa negli ultimi mesi intorno al 5-6% dei voti validi; anche nella parte proporzionale le rilevazioni dei principali istituti demoscopici indicano un consenso più marcato dei partiti del centro sinistra.

Tutto già risolto quindi? La vittoria alle politiche del 2006 possono essere attribuite anticipatamente al centro sinistra? Non del tutto. Occorre infatti sottolineare tre ulteriori elementi di riflessione.

Il primo riguarda l'andamento dei consensi nei confronti dei partiti di governo. In gran parte dei paesi occidentali, il trend dei consensi appare simile a una curva: dopo un iniziale "luna di miele", essi tendono a diminuire progressivamente, fino a toccare il proprio livello più basso verso la metà del mandato, per poi risalire nel periodo di riavvicinamento alle successive elezioni politiche. Il periodo che abbiamo appena vissuto coincide con il peggior momento "competitivo' dei governi in carica: tutti gli elettorati vicini ai partiti egemoni in Europa mostrano chiari segni di disaffezione e di "smobilitazione"; come dimostrano le analisi dei flussi di voto, la vittoria dei partiti di centro sinistra nelle più recenti elezioni sono state alimentate, più che da passaggi di voto provenienti dalla parte avversa, dalla massiccia astensione degli elettori di centro destra. E non è assolutamente detto che questi elettori non tornino a votare, se adeguatamente mobilitati, in occasioni di elezioni di maggior peso.

Il secondo elemento da sottolineare è quello relativo al giudizio degli elettori sul comportamento dell'opposizione. Come è noto, questo giudizio appare ancor più negativo di quello nei confronti dello stesso comportamento del governo. I consensi fatti registrare dal centro sinistra ubbidiscono forse al vecchio motto di Montanelli (che votava Dc "turandosi il naso'): gli elettori esprimono un orientamento di voto indicando cioè il meno peggio, senza particolare entusiasmo.

Ma c'è un ultimo dato cruciale che rende a volte poco credibili le stime prodotte dagli istituti demoscopici impegnati nella previsione di voto: il sistema elettorale. Esso si basa sui risultati derivanti dai singoli "collegi" e non sull'elettorato nel suo complesso: per poter prevedere correttamente il risultato finale, si dovrebbero quindi effettuare tanti sondaggi quanti sono i collegi elettorali. Il voto "popolare" non appare pertanto un indicatore credibile dell'esito reale delle elezioni. Nelle elezioni del 2001, a fronte di un "distacco' nei voti popolari tra Cdl e Ulivo dell'1,5% nel maggioritario, il numero di seggi conquistati dai primi fu di oltre il 20% superiore a quelli dell'Ulivo.

Questi tre elementi, che già da soli gettano qualche ombra di dubbio sul reale vantaggio competitivo dell'attuale opposizione, devono poi essere inseriti in un trend presente nel panorama elettorale italiano, sintetizzato nel concetto di "fedeltà leggera': nonostante cioè il credo politico non sia (più) così fondamentale per il cittadino-elettore, permane comunque una forte fedeltà di voto.

Il calo di consensi del centro destra può essere visto quindi come un momento di sfiducia, un rapporto che si è incrinato soltanto momentaneamente con la propria coalizione di riferimento, in attesa di nuovi segnali che riattivino la fiducia degli elettori. E l'appuntamento delle consultazioni regionali, tra pochi mesi, può essere quindi un banco di prova sufficientemente propizio a questo scopo.

PAOLO NATALE

EUROPA 10-02-2005