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febbraio 5, 2005

Berlusconi lancia la caccia agli indecisi

Il premier chiude il Cn di FI: «C’è un 29% da convincere. La sinistra è un pericolo. Fassino? Relazione deludente»

E vede allontanare il patto con i radicali. Follini: «La sinistra non va demonizzata»

ROMA - «Resteremo in campo perchè la Patria ci chiama e la sinistra non è ancora diventata europea». Dalla platea del Consiglio nazionale, Silvio Berlusconi prova dare una scossa al suo sonnacchioso partito indicandogli un compito non certo facile: rispolverare l’entusiasmo a quel 29% di italiani che non ha ancora deciso che cosa votare. «Abbiamo davanti un campo molto vasto da arare, coltivare». La platea applaude anche se si spella di più le mani quando Berlusconi chiede al presidente dell’assise, Alfredo Biondi, di convocare «a cadenza più regolare il Consiglio».
C’è voglia di dibattito dentro il partito anche se la mattinata di ieri è iniziata a stento e molti tesserini di consiglieri nazionali giacevano non ritirati sui tavoli degli accrediti. Berlusconi arriva tardi e attacca a tutto campo l’opposizione. «La relazione di Fassino? Deludente». «Noi siamo stati il vero cambiamento, perchè abbiamo assicurato al Paese cinque anni di stabilità con la stessa squadra». Poi l’affondo contro «l’opposizione massimalista» che «è il male» e che «utilizza la giustizia come strumento di lotta politica». Un centrosinistra «nichilista», che «non ha programmi», che «è contiguo all’eversione».
Non condive l’attacco a testa bassa del premier il suo vice Marco Follini secondo il quale «la sinistra va contrastata e non demonizzata. E’ sbagliata l’idea - spiega il leader dell’Udc - che noi facciamo propaganda e loro proproste. La replica più efficace a Fassino sarebbe il provvedimento sulla competitività».
Il premier arriva al Palacongressi nella tarda mattinata di ieri per risollevare lo ”share” un po’ basso dell’assemblea. Bondi aveva appena finito di lanciare un nuovo appello ai moderati collocati a sinistra e il presidente del Consiglio entra in sala tra gli applausi. Ad un consigliere nazionale che gli chiede conto della trattativa con i radicali di Pannella e Capezzone, Berlusconi confida il suo scetticismo. «Stiamo lavorando, ma ci sono forti resistenze perchè tra i radicali non tutti sono convinti e anche tra di noi ci sono perplessità. E poi chissà - aggiunge il premier, pensando forse ai dubbi della Lega e all’incontro che avrà lunedì con Bossi - c’è chi sostiene che con loro è più quello che perdiamo che quello che guadagniamo». Il premier allarga le braccia, mentre dentro FI gongola l’ala cattolica che ha sempre storto il naso all’idea di un’intesa e che ora che sembra sfumare la possibilità di un accordo con Pannella, vorrebbe far slittare a giugno la data del referendum sulla procreazione. Malgrado il pressing, Berlusconi sembra voler tener duro. Tiene stretto il filo della trattativa e uscendo spiega di non voler fissare la data oltre maggio.
Seduto in prima fila Berlusconi ascolta l’intervento di tutti i leader del partito che parlano dopo Bondi. Cicchitto, vice coordinatore di FI, attacca la sinistra che «gioca al tanto peggio, tanto meglio» e rivolge un appello all’unità interna che raccoglie poco dopo il ministro Scajola. «Dobbiamo risvegliare l’entusiasmo - avverte l’ex coordinatore nazionale - e scegliere un metodo di lavoro che punti al riconoscimento delle capacità individuali e del merito di ciascuno». Tocca poi all’emiliana ed energica Bertolini rilanciare «il progetto innovatore di FI contro una sinistra senza idee per il futuro». Sul palco sfila anche Renato Brunetta che avverte i presenti ricordando loro che alla fine «gli italiani decideranno con le tasche». Il «largo ai giovani» pronunciato da Micchiccè viene poco dopo raccolto da Baldelli, il responsabile giovani di FI che sta lavorando con Berlusconi per schierare ”l’onda azzurra”.
E’ scesa la sera quando il microfono lo conquista Giulio Tremonti che il primo giorno del Consiglio nazionale era sta spedito al congresso Ds. Il vicepresidente di FI è un sfilza di battute contro la sinistra e contro Prodi che «se è lui il futuro che bussa è meglio non aprire la porta».
Poco dopo le sei tocca a Berlusconi scatenarsi contro la sinistra per provare ad oscurare ancora una volta il congresso dei Ds.
Ma.Con.

Il Messaggero 05-02-2005