home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS

febbraio 5, 2005

ISPO / Per un diessino su due positiva la presenza delle truppe

 

Il sessanta per cento degli elettori ritiene che i soldati abbiano favorito la partecipazione alle urne

a5je.gif

Una delle questioni più dibattute nell'ambito del congresso dei Ds in corso a Roma ( e, naturalmente, in molti altri contesti) riguarda la situazione irachena e, in particolare, l'elevata partecipazione alle recenti elezioni, specie in alcune zone del Paese.
L'alta affluenza alle urne — e il coraggio dimostrato dalla popolazione, malgrado le minacce dei terroristi — ha colto di sorpresa più di un osservatore, a destra come a sinistra.
Qualcuno ha attribuito il successo nel coinvolgimento popolare anche alla presenza in Iraq delle truppe statunitensi e di altri Paesi.
Altri, viceversa, hanno sostenuto che esso ha potuto realizzarsi malgrado la permanenza degli eserciti « occupanti » . Proprio a partire da queste considerazioni, sono state espresse — o ribadite — svariate e contrastanti valutazioni sull'opportunità del proseguimento della missione italiana.
Il giudizio degli elettori del nostro Paese risulta netto. La maggioranza assoluta ( oltre il 60%) è dell'avviso che il forte afflusso alle urne sia dovuto anche alla presenza degli eserciti stranieri. Ma un quarto della popolazione ( con una accentuazione tra i più giovani) dissente da questa posizione ed esprime un'opinione opposta. In questo quadro, è particolarmente significativo il fatto che tra i votanti per il centrosinistra e, in particolare, tra gli elettori ds, si rilevi lo stesso orientamento rilevato nel complesso della popolazione. L'attribuzione alla presenza di truppe straniere in Iraq di un effetto positivo per la partecipazione al voto permane maggioritaria anche tra i sostenitori delle forze di opposizione.
Benché, comprensibilmente, in questi segmenti di popolazione si accresce la diffusione dell'opinione opposta, che tra i Ds raggiunge il 39%.
Alla luce di questi orientamenti, non sorprende che, diversamente dal passato e per la prima volta da molto tempo, la maggioranza degli elettori italiani auspichi che le nostre truppe rimangano « ancora per un po' » in Iraq.
Anche se il parere opposto è espresso da una quota assai ampia ( più del 40% con, anche in questo caso, una accentuazione tra i più giovani) di cittadini. Tra gli elettori del centrosinistra le proporzioni si invertono quasi specularmente. Fra costoro è « solo » il 40% ( un po' di più, il 44%, tra i Ds) ad auspicare la permanenza delle nostre truppe in Iraq. Nell'insieme, ci troviamo dunque di fronte ad una molteplicità di opinioni, alcune assai distanti tra loro. C'è chi attribuisce alle truppe americane e dei Paesi alleati una parte del merito dell'elevata affluenza alle urne e auspica di conseguenza il proseguimento della missione. E chi, all'opposto, ritiene che gli effetti della permanenza dei soldati restino comunque negativi, richiedendo pertanto la smobilitazione di questi ultimi. Mac'è anche chi, pur apprezzando il ruolo svolto dai contingenti stranieri nel favorire la partecipazione, ne sollecita comunque il ritiro immediato. Anche quest'ultima posizione, in parte contraddittoria, è più diffusa tra i giovani.
La coesistenza di opinioni contrastanti è nettamente rilevabile anche tra i votanti per i Ds, ove i due primi sottogruppi assumono eguale numerosità: ciascuno un terzo dell'elettorato del partito. Come si sa, è assolutamente ragionevole che in uno stessa forza politica convivano posizioni anche molto differenti.
Ed è accaduto spesso in passato che proprio i temi di politica estera originassero incrinature rimarchevoli nell'ambito della sinistra. Ancora di recente, la questione irachena ha rappresentato — qui e altrove — un importante fattore di divisione. Ma la profonda differenziazione interna sull'Iraq costituisce senza dubbio uno dei problemi più rilevanti che Fassino deve risolvere per mantenere il successo attuale del suo partito nell'elettorato del Paese.