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febbraio 4, 2005

A destra allarme regionali, gradito anche un 9 a 5

CALCOLI. PARTITA L'OPERAZIONE LIMITAZIONE DANNI 

Brivido Vendola, confusione in Campania, speranze in Liguria

A prescindere dai candidati che ancora mancano qua e là, il ragionamento sulle regionali che circola da qualche giorno nel centrodestra, anche sulla base degli ultimi sondaggi, è pressoché questo, come spiega un'autorevole fonte berlusconiana: «Paradossalmente, il 3 aprile possiamo anche perdere 9 a 5 (le regioni in cui si vota sono infatti 14 e la Cdl parte da un 8 a 6 a suo favore, ndr) ma se riusciamo a mantenere le tre grandi regioni del nord, cioè Lombardia, Piemonte e Veneto più Lazio e Puglia allora significa che in base ai voti raccolti abbiamo vinto noi». Allo stato attuale, però, il pronostico più accreditato nella maggioranza è quello di un 8 a 6 per il centrosinistra. Infatti, in una delle tre regioni oggi amministrate dalla Cdl e considerate in bilico, ovvero Calabria, Abruzzo e Liguria, potrebbe esserci una rimonta. Dice la nostra fonte: «In Liguria la lista Biasotti guadagna consensi, ir Abruzzo (dove per la CAI sono in ballottaggio il governatore uscente, Pace d An, e il commissario della Croce Rossa Scelli, ndr) i sondaggi sul candidato del la Gad, Del Turco, non sono incorag gianti, e in Calabria, infine, l'ex ministro Loiero non è tanto amato, al contrario del diessino Burlando in Liguria. Di conseguenza, in queste tre regioni noi possiamo vincere o perdere per un migliaio di voti e questo certamente non influirà più di tanto sul dato generale che noi riteniamo decisivo, mantenere cioè le cinque regioni elencate prima».

A parte bandierine e considerazioni generali, ci sono poi i due casi Puglia e Campania, che più di tutti, per motivi diversi, stanno agitando leader e seconde file della Cdl. Nel primo, la Puglia, a tenere banco è il clamoroso sondaggio della milanese Ekma che dà il comunista Vendola in vantaggio di ben sette punti sull'uscente Fitto. Sostiene un altro esponente azzurro: «Questo sondaggio è molto interessante per una sola ragione. Perché registra un fenomeno analogo al duello Kerry-Bush in America. Quando infatti lo sfidante democratico ha vinto le primarie è subito balzato in testa nei sondaggi. Da noi è accaduta la stessa cosa, ma quando l'effetto primarie sarà svanito Fitto ritornerà in vantaggio». In Campania, invece, ancora non è stato sciolto il nodo dell'anti-Bassolino, dopo il gran rifiuto di Antonio D'Amato (che, tra l'altro, potrebbe rientrare in gioco per il comune nel 2006, dove la sconfitta non sarebbe così scontata, anzi). Al momento il candidato più probabile è sempre il gasparrian-larussiano Italo Bocchino, responsabile organizzazione di An. Dopo l'offerta di Berlusconi, ieri è arrivato anche il sì di Fini, ma non l'ufficializzazione, prevista per oggi. Fanno sapere da via della Scrofa: «Nel partito c'è un fronte campano composto da Landolfi e Viespoli che fa resistenza. Infatti. se Bocchino si candida e perde con onore, di fatto assume uno spessore maggiore, per lui sarebbe un colpo notevole. Tuttavia non capiamo perché dobbiamo essere noi di An ad assumerci il ruolo di agnello sacrificale contro Bassolino. Il partito di maggioranza è Forza Italia, perché non candidano Martusciello, adesso è stato pure promosso viceministro?».

Ma dentro An, i mugugni contro Forza Italia riguardano soprattutto il Lazio, dove su Storace incombe l'incognita della terzopolista nera Alessandra Mussolini: «E' vero che alla fine noi avremo cinque candidati (oltre a Storace: Foti in Emilia, Laffranco in Umbria. Pace in Abruzzo e Bocchino in Campania, ndr) ma per An è fondamentale la vittoria nel Lazio. Tutto il resto è relativo. Soltanto che Storace è rimasto quasi da solo. L'unico che si dà da fare è Baccini dell'Udc. Ma Forza Italia? Dov'è Forza Italia a Roma? Lo vogliono capire o no che se si perde qui per An non può esserci che la crisi di governo?». Tra l'altro, ieri Storace un po' a sorpresa, visti gli impegni di campagna elettorale, si è presentato all'esecutivo di An. E chi c'era lo descrive «sereno e allegro, molto sicuro di sé».

Il riformista 27-01-2005