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febbraio 3, 2005

ISPO / Quercia in crescita, tanti voti dalla generazione del ’68

Consensi anche da chi scelse la Margherita. Il leader resta il più amato nel partito, all’esterno Veltroni lo batte

di RENATO MANNHEIMER

I Ds sembrano viaggiare sulla cresta dell’onda. Dal modesto 17% ottenuto nelle elezioni del 2001 giungono oggi a raccogliere, secondo i sondaggi, il consenso di quasi un italiano su quattro. Con ulteriori possibilità di espansione in una quota consistente di elettorato (circa il 17%, con una accentuazione tra chi risiede nei centri di minori dimensioni) che esprime comunque la disponibilità a prendere in considerazione il partito di Fassino, pur non votandolo attualmente. Insomma, i diessini riescono, in misura più o meno intensa, a costituire una possibile scelta elettorale per circa il 40% degli italiani. L’ampliamento - sin qui solo «virtuale» - della base elettorale è avvenuto naturalmente a scapito di altri, in primo luogo della Margherita. Quasi il 10% di chi oggi esprime l’intenzione di votare Ds, dichiara di avere scelto la formazione di Rutelli nel 2001. Ma i diessini sono riusciti anche a «pescare» una quota (sia pure minore di quanto proveniente dalle altre forze politiche) di consensi dall’ampia riserva costituta da chi non si è recato alle urne nel 2001, perché astenuto o non ancora in età di voto. Non, però, conquistando il cosiddetto «astensionismo di sinistra» (che, come si sa, è quantitativamente irrilevante), ma ottenendo il supporto di una parte dei «lontani dalla politica» e, in misura ancora inferiore, di elettori del centrodestra delusi da Berlusconi.
Tanto che oggi l’elettorato dei Ds risulta quasi equamente suddiviso tra chi si considera di sinistra tout court e chi si definisce di centrosinistra. Con diversi elementi unificanti, tra cui proprio l’ostilità al presidente del Consiglio costituisce uno dei più sentiti. Non a caso, il conflitto di interessi rappresenta per i votanti per il partito di Fassino, la seconda questione più importante (dopo il rilancio dell’economia) che il governo dovrebbe affrontare oggi. Mentre è ritenuta di scarso rilievo da gran parte dell’elettorato restante.
Dal punto di vista delle caratteristiche socio-economiche, i diessini appaiono presenti in misura grossomodo trasversale in tutte le categorie. Con due sole accentuazioni che li diversificano dal resto dell’elettorato. C’è una prevedibile maggior presenza relativa di lavoratori dipendenti, a fronte di una minore consistenza di titolari di attività autonome, tra cui, come si sa, ha maggior successo il partito di Berlusconi. Ma la differenziazione maggiore riguarda la distribuzione per età. Come si è già sottolineato, i Ds hanno molto maggior fortuna tra chi oggi ha 50-60 anni, la generazione di chi ha fatto il ’68. Che, da sempre, ha costituito la coorte più «a sinistra» di tutte le altre, precedenti e successive.
Non a caso, è la generazione cui appartengono anche Fassino, D’Alema e Veltroni. Tra i tre, il segretario rimane il più gradito dall’elettorato del partito, raccogliendo l’80% di giudizi positivi. Egli è però «inseguito» da Prodi e, in seconda istanza, da Veltroni (che gode di un seguito più accentuato tra i giovani) e da D’Alema (relativamente più popolare tra gli anziani). Sia quest’ultimo, sia il Professore hanno evidenziato, dalla fine dell’anno scorso ad oggi, un balzo in avanti degli indici di popolarità. Ma se Fassino è più amato all’interno del proprio partito, il sindaco di Roma lo supera - seppur di poco - considerando il complesso dell’elettorato, grazie al maggior successo relativo nel pubblico delle altre forze politiche, comprese FI e An. Ovviamente, non è detto che la simpatia espressa per il sindaco di Roma tra gli elettori dei partiti avversari costituisca una spinta sufficiente a convincere questi ultimi a mutare il loro orientamento di voto.
Così come, naturalmente, non è scontato che le intenzioni oggi espresse nei sondaggi si trasformino domani in consensi effettivi. Il problema attuale dei Ds - e, per certi aspetti, di tutto il centrosinistra - dal punto di vista elettorale, è proprio questo: riuscire a consolidare l’attuale largo supporto virtuale in voti «reali». Che sono gli unici a contare per davvero.
dal Corriere - 3 febbraio 2005