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dicembre 17, 2004

IL PIANO DI BERLUSCONI / QUANTI COLLEGI VALE LA RIFORMA ELETTORALE?

IL PIANO DI BERLUSCONI/1

Quanti collegi vale la riforma elettorale? Prima puntata, usando i dati del 2001

Il miracolo della scheda unica

La proposta Nespoli di accorpare in una scheda il voto maggioritario e quello proporzionale mira ad annullare lo svantaggio del centrodestra nei collegi rispetto al voto per i partiti. Secondo i calcoli di Paolo Natale dell’Università di Milano, quello che Berlusconi chiama «un aggiustamento tecnico» avrebbe garantito nel 2001 dai 50 ai 70 collegi in più per la Cdl. Domani lo stesso calcolo, ma sulla base degli ultimi sondaggi.

PAOLO NATALE

Certo, non è che un gioco, solo un gioco sperimentale, quello che ci apprestiamo ad affrontare in queste due puntate su Europa. Ma con risultati che potrebbero rivelarsi molto proficui sulla formulazione dell’offerta politica futura. Cercheremo cioè di capire quanto inciderebbe il paventato mutamento delle modalità di voto (contenuto nella mini-riforma elettorale della proposta Nespoli) sull’esito delle consultazioni, in termini di conquista dei seggi maggioritari.

Nella puntata odierna ci concentreremo sulle scorse elezioni politiche, quelle del 2001, per verificare quanto sarebbe diversa dall’attuale la camera dei deputati, se si fosse adottato il Nespolum. Un’analisi quindi di tipo retrospettivo e, perciò stesso, solamente ipotetica. Del tipo: cosa sarebbe successo se…?

Domani verranno presentati i risultati assumendo viceversa, come base di calcolo, le più recenti indagini sugli orientamenti di voto degli italiani; per verificare in questo caso come si potrebbe presentare la nuova futura camera dei deputati adottando la proposta Nespoli. Saranno pertanto stime della configurazione maggioritaria attualmente più probabile.

Ma vediamo prima di tutto, brevemente, quali sono i rapporti di forza tra le uniche due coalizioni che hanno conquistato seggi maggioritari alla camera nelle elezioni del 2001: Casa delle libertà e Ulivo (con Svp e Valdostani). Nella tabella 1 viene presentato un riepilogo dei vincitori dei collegi, prima in totale e suddivisi poi per l’ampiezza degli scarti sull’avversario. Come si nota, i collegi in bilico (i cosiddetti marginali, cioè con uno scarto minore del 2%) sono equamente distribuiti tra le due coalizioni: 30 per la Cdl e 25 per l’Ulivo. I collegi sicuri (scarti superiori al 5%) sono viceversa molto più numerosi per la Cdl (282) che per l’Ulivo (193).

Con la proposta Nespoli di scheda unica “dominata” dai simboli dei partiti, come noto, esiste una forte possibilità che il voto maggioritario sia prepotentemente “veicolato” dal voto proporzionale. Ipotizziamo allora che il calcolo dei vincitori di collegio fosse stato effettuato a partire dai risultati del proporzionale: in questo caso, come si vede in tabella 2, la Cdl avrebbe ottenuto 71 seggi in più (per un totale di 353), contro i 121 dell’Ulivo+Rifondazione (il totale fa 474 poiché la Val d’Aosta non ha voto proporzionale). Nettamente ridotto sarebbe qui il numero di collegi marginali, solamente 22. A risultati molto simili è giunto Roberto D’Alimonte nella simulazione presentata sul numero di sabato scorso del Sole 24 Ore.

Ma la nostra analisi non può limitarsi ad un mero ri-conteggio su basi proporzionali. È cioè plausibile che l’effetto “partito” non sia così meccanico, e che comunque la figura e la personalità del candidato al maggioritario possa permanere efficiente almeno in qualche misura. La tendenza di voto veicolata dal partito potrà quindi essere efficace in particolare in quei collegi più incerti, in quei collegi cioè in cui lo scarto maggioritario tra le due coalizioni sarà minore, in una direzione o nell’altra.

Nella tabella 3 viene quindi presentato l’incrocio tra gli scarti al maggioritario e quelli al proporzionale, per ciascuna coalizione vincente. Come si vede chiaramente, e come già si sapeva, la performance dell’Ulivo al proporzionale è nettamente peggiore di quella al maggioritario, cosa che non accade mai alla Cdl: in nessun collegio vinto dal centrodestra al maggioritario si registra infatti una contemporanea vittoria del centrosinistra al proporzionale. Per l’Ulivo questo accade viceversa in 71 collegi, ovvero in tutti quelli che la Cdl otterrebbe in più su base proporzionale.

E questa è già una prima importante informazione. Il vantaggio competitivo del centrodestra, nel saldo, non è il risultato di un rapporto tra collegi vinti e collegi persi, ma è un vantaggio costante e univoco in tutti i collegi. L’appeal dei partiti ulivisti (più Prc) è sempre, costantemente inferiore a quelli del polo opposto.

Proseguiamo ora nella nostra analisi, concentrandoci su quei collegi che hanno visto la vittoria dell’Ulivo al maggioritario, ma una contemporanea vittoria dei partiti della Cdl nel proporzionale. Possiamo suddividere questi collegi in tre tipi, sulla base della probabilità di conquista da parte del centrodestra; l’idea di fondo è che più lo scarto al proporzionale è alto in favore della Cdl e, contemporaneamente, più è basso lo scarto al maggioritario in favore dell’Ulivo, maggiori sono le chance di vittoria per il centrodestra.

Se cioè, ad esempio, l’Ulivo ha vinto al maggioritario soltanto per lo 0,5% dei voti, mentre nello stesso collegio i partiti della Cdl hanno vinto al proporzionale per il 7% dei voti, è quasi certo che lì l’effetto del “veicolo Nespoli” renda sicura la vittoria al centrodestra. La situazione sarà invece più incerta se la vittoria dell’Ulivo è stata più netta al maggioritario e quella della Cdl più blanda al proporzionale.

Su questa base possiamo dunque dividere questi collegi in tre tipi: i possibili, i probabili e i sicuri. I possibili sono quei collegi (identificati con un grigio scuro in tab. 3) dove è appunto possibile una vittoria del centrodestra ma anche del centrosinistra: i nuovi collegi incerti o marginali. I probabili sono quei collegi (identificati con un grigio chiaro in tab. 3) dove il vantaggio competitivo della Cdl al proporzionale è più in grado di permettere una sua vittoria anche al maggioritario. I sicuri (identificati con un grigio chiarissimo in tab. 3) sono infine quelli dove la conquista della Cdl è quasi inattaccabile.

Come si vede nella tabella 4, vengono evidenziati 22 collegi possibili, 25 probabili e 20 sicuri. Su questa base è infine possibile stimare i passaggi da Ulivo a Cdl: dei 22 possibili, ne passerebbero 11; dei 25 probabili, ne passerebbero 19; tutti i 20 sicuri passerebbero infine alla Cdl.

Si tratterebbe complessivamente di 50 collegi, vinti nel 2001 nel maggioritario dall’Ulivo, che con la nuova ipotesi Nespoli sarebbero conquistati dalla coalizione di centrodestra. La configurazione della camera, per quanto riguarda il voto maggioritario, darebbe quindi il seguente risultato: 332 seggi alla Cdl contro 143 all’Ulivo.

Un risultato che, anche se non così eclatante come veniva presentato a partire dal “semplice” calcolo proporzionale, sembra mostrare in maniera inequivocabile un netto vantaggio competitivo a favore della attuale maggioranza di governo. Ben si comprende quindi l’obiettivo strategico della miniriforma elettorale.

Vedremo domani da una parte l’ubicazione territoriale dei 50 collegi che “transitano” dal centrosinistra al centrodestra. Dall’altra la nuova situazione, aggiornata sulla base dei più recenti sondaggi di voto.       (1–continua)

 

IL PIANO DI BERLUSCONI/2

Il progetto di scheda unica che piace a Berlusconi "proiettato" sul 2006 : 37 collegi in più per lui

Il Nespolum vale la vittoria

Dopo aver visto ieri quale sarebbe stato l'impatto della scheda unica nel aooi, il professor Paolo Natale della Statale di Milano proietta lo stesso sistema sul 2006. Parte dagli ultimi sondaggi e li "compensa" prevedendo un recupero del centrodestra. Il risultato in collegi: potrebbe essere un pareggio, col Nespolum sarebbe vittoria della Cdl.

PAOLO NATALE

Nella prima puntata di questo studio, pubblicata ieri su Europa, si era sottolineato come la mini-riforma elettorale proposta dall'onorevole Nespoli avrebbe dato come risultato, se applicata ai voti del 2001, il passaggio di circa 50 collegi dall'Ulivo alla Casa delle libertà (70 soltanto in una interpretazione più immediata, senza le opportune compensazioni dovute a un certo peso che avrebbero comunque i candidati nei collegi, anche in un sistema fortemente condizionato e "trainato" dal voto per le liste dei partiti alla proporzionale). Ma quale sarebbe l'ubicazione territoriale di questi collegi che "transitano" dal centrosinistra al centrodestra?

Come ben si vede dalla tabella 1, la maggioranza dei guadagni la Cdl li avrebbe ottenuti (stiamo sempre ragionando sulla base dei risultati del 2001) nelle aree del Sud del paese: ben 35 collegi sono situati infatti nella zona centro-meridionale, dal Lazio alla Sardegna, in particolare in Campania e in Puglia. La miniriforma non sembra essere tanto "mini", quindi, dato che se applicata nel 2001 avrebbe provocato - benché le stime siano, come abbiamo detto ieri, molto prudenziali - un mutamento di assegnazione dei vincitori di collegio molto considerevole.

Nelle regioni del Centro-sud (Lazio, Campania, Abruzzo e Molise) quasi il 20 per cento dei collegi complessivi (20 su 104) avrebbe cambiato casacca, passando dall'Ulivo alla Cdl. E se la percentuale è leggermente più bassa nel Sud più profondo, è solamente perché in Sicilia per l'Ulivo non c'era nulla da "perdere", non avendo la coalizione vinto nemmeno un seggio al maggioritario. Nel complesso, oltre il 10 per cento dei collegi avrebbe mutato il proprio vincitore.

 

Il calcolo sulle prossime politiche

Accanto a questa analisi, che concerne i risultati delle passate elezioni, nella puntata odierna andremo a verificare come si potrebbe presentare la nuova futura camera dei deputati (eletta come si sa nel 2006) adottando la proposta Nespoli, confrontandola con la eventuale camera eletta nello stesso 2006 senza il Nespolum.

Assumiamo qui come base di calcolo le più recenti indagini sugli orientamenti di voto degli italiani, emersi dalle quasi 50 mila interviste (realizzate da Ipsos P.A. nel corso dell'ultimo anno), applicandoli ai singoli 475 collegi maggioritari della camera, in termini di mutamento nelle opzioni di voto degli intervistati. Per le stime, sono stati inoltre considerati i risultati delle ultime elezioni europee e un correttivo statistico sugli attuali "indecisi" (molti di area di centrodestra), legato alla possibile evoluzione degli stessi orientamenti di voto nel corso dei diciotto mesi circa che ci separano dalle politiche del 2006.

Vediamo prima di tutto quali sarebbero i rapporti di forza tra le due coalizioni al maggioritario.

Nella tabella 2 viene presentato un confronto tra i vincitori dei collegi nel 2001 e quelli desunti dalle stime attuali. Come si nota, la ripresa dell'Ulivo (soltanto per comodità sono state adottate le stesse denominazioni del 2001) nella competizione maggioritaria porta a un sostanziale pareggio in termini di collegi: la Cdl ne lascerebbe quindi 44 al fronte opposto.

Con la proposta Nespoli, come noto, esiste una forte possibilità che il voto maggioritario sia prepotentemente "veicolato" dal voto proporzionale, quello ai partiti. Calcolando allora i vincitori di collegio soltanto a partire dai risultati del proporzionale (tabella 3), la Casa delle libertà perderebbe certo un numero cospicuo di collegi rispetto al 2001, ottenendone comunque oltre 50 in più rispetto al risultato che sarebbe determinato (ripetiamo, con lo stesso comportamento degli elettori) dal maggioritario "non veicolato", cioè ottenuto con la scheda separata che viene utilizzata attualmente. È una situazione molto simile a quella descritta ieri su Europa nell'analisi delle scorse elezioni: il vantaggio competitivo dei partiti di centrodestra, rispetto alla coalizione, resta dunque elevato anche su base di collegio.

Come si è detto ieri, la nostra analisi non si limita però a un mero ri-conteggio su basi proporzionali. Leffetto "partito" non può essere considerato in maniera così meccanica: la capacità specifica del candidato al maggioritario può infatti limitare in qualche misura la tendenza di voto veicolata dal partito, che potrà quindi essere efficace principalmente in quei collegi più incerti, dove lo scarto maggioritario tra le due coalizioni è minore.

Tralasciando tutti i passaggi esaustivamente descritti nella scorsa puntata, anche per le stime del 2006 possiamo suddividere questi collegi in tre tipi, sulla base della probabilità di conquista da parte del centrodestra. L'idea di fondo è che più lo scarto al proporzionale è alto in favore della Cdl e, contemporaneamente, più è basso lo scarto al maggioritario in favore dell'Ulivo, maggiori sono le chances di vittoria per il centrodestra.

I tre tipi di collegio sono dunque: i possibili, i probabili e i sicuri. I possibili sono quei collegi dove è appunto possibile una vittoria del centrodestra ma anche del centrosinistra: sono dunque i nuovi collegi incerti o marginali. I probabili sono quei collegi dove il vantaggio competitivo della Cdl al proporzionale può permettere una sua vittoria anche al maggioritario. I sicuri sono infine quelli dove la conquista della Cdl è quasi inattaccabile.

Mentre nell'analisi sul 2001, in nessun caso l'Ulivo avrebbe potuto "strappare" collegi al centrodestra grazie al ricorso al veicolo dei partiti, nelle stime del 2006 questo potrebbe invece accadere. Ma unicamente in pochi collegi di confine, contro un numero nettamente più elevato di casi favorevoli alla Cdl.

Come si vede nella tabella 4, vengono evidenziati 11 tra i collegi possibili, 9 tra i probabili e tutti e 18 i sicuri che percorrerebbero quest'ultima strada, per un totale di 38 collegi "conquistati" dalla coalizione del centrodestra grazie al traino del proporzionale.

La configurazione della camera, per quanto riguarda il voto maggioritario, darebbe quindi il seguente risultato: 275 seggi alla Cdl contro 200 all'Ulivo, a fronte del sostanziale pareggio nel maggioritario che (sempre secondo gli attuali sondaggi e le nostre successive compensazioni) sarebbe il risultato del sistema attuale denominato Mattarellum. Anche sulle stime relative alle prossime elezioni politiche, permane quindi un indubbio vantaggio a favore del centrodestra derivante dall'applicazione strategica di questa mini-riforma elettorale.

 

Due maggioranze diverse tra camera e senato

Ma c'è un ultimo dato che forse è il caso di sottolineare, e che è stato ribadito recentemente dal senatore dei Ds Franco Bassanini: il più che probabile iato tra la composizione della camera e quella del senato. Sappiamo infatti che le performances della coalizione di centrosinistra (più Rifondazione comunista) nella competizione della camera alta sono da sempre nettamente migliori di quelle della camera bassa.

Le evidenze di questa differenza sono presentate nel prossimo numero della rivista Polena (in uscita in gennaio 2005).

Sebbene i motivi di comportamenti degli elettori così differenziati non siano del tutto chiari nemmeno agli studiosi, quello che era già vero con l'uso del Mattarellum alla camera diventerebbe clamoroso con l'introduzione del nuovo sistema della scheda unica per Montecitorio.

Avremmo infatti da una parte, con il Nespolum che favorirebbe il centrodestra, una evidente maggioranza della Casa delle libertà. Dall'altra parte - con i risultati molto più fortemente determinati dal maggioritario del senato e, stando ai sondaggi attuali, probabilmente favorevoli al centrosinistra - la maggioranza sarebbe opposta. Ci troveremmo quindi ad avere nel 2006 un parlamento diviso, con due maggioranze differenti, incapace quindi di legiferare. Una situazione di paralisi di cui l'Italia, oggi, non ha certo bisogno.

 

EUROPA 16-17 DICEMBRE 2004