novembre 20, 2004  Deluso il 43% degli elettori di Forza Italia
SONDAGGI E SCELTE Gli scontenti sono al 40% La tentazione della spallataRenato Mannheimer dal Corriere - 20 novembre 2004 
Il presidente del Consiglio ha prospettato la possibilità di indire nuove elezioni se, anche a causa delle resistenze di alcuni tra i suoi alleati nel governo, non riuscirà a diminuire significativamente la pressione fiscale. Dal punto di vista delle strategie comunicative e, forse, anche di quelle politiche, la dichiarazione del Cavaliere appare per molti versi comprensibile. Il governo ha sperimentato nei mesi passati, con una accentuazione proprio nelle ultime settimane, un forte calo di popolarità a causa del mancato mantenimento, a giudizio di segmenti importanti di popolazione, dell'impegno preso a suo tempo riguardo alle tasse.
E la diminuzione di queste ultime rappresenta ancora oggi per l'elettorato di Forza Italia, diversamente dai votanti per tutti gli altri partiti compresi quelli del centrodestra, il provvedimento più importante che il governo dovrebbe assumere in questo momento. Non a caso, sempre tra gli elettori di FI, si registra un altissimo tasso di delusioni - più del 40% - per le decisioni in materia fiscale recentemente annunciate. Tutto ciò ha già portato a un vistoso decremento delle intenzioni di voto per il centrodestra e, in particolare, per FI, il cui seguito è stimabile oggi attorno al 20%, a fronte di quasi il 30% conseguito nel 2001 e il 21% ottenuto solo pochi mesi fa in occasione delle Europee. Per fermare questo trend, Berlusconi può scegliere, tra le altre, due strade, entrambe perigliose. Da un verso, tagliare effettivamente le tasse, riconquistando così, almeno in parte, la fiducia dei sostenitori, ma andando incontro a forti frizioni (se non alla rottura) con gli alleati; e, quel che è più preoccupante, a un possibile peggioramento dei conti pubblici, con conseguenze negative da molti punti di vista. D'altro canto c'è la possibilità di tentare nuove elezioni politiche, riproponendo il modello comunicativo più volte sperimentato e foriero di tanti successi in passato: quello del «difensore degli interessi e dei diritti dei cittadini che pensano al lavoro e alla famiglia», prospettando ancora la battaglia per la riduzione delle tasse in opposizione al «palazzo» e ai politici «romani» tradizionali. Non è possibile prevedere l'esito della riedizione di questi contenuti, magari in alleanza con Bossi che, in forme diverse, li aveva proposti già prima del Cavaliere. C'è al riguardo un ampio mercato elettorale potenziale, costituito dai numerosi scontenti e disillusi dalla politica, stimabile, secondo alcuni, in quasi il 40%. Ma riuscirà Berlusconi a ritornare credibile tra costoro? Di certo, appare irrealizzabile l'idea di ottenere la maggioranza assoluta e avere così la possibilità di decidere, almeno per un certo periodo, senza condizionamenti, come in un'azienda. Tuttavia, pur non raggiungendo quest’obiettivo, un eventuale buon risultato elettorale potrebbe riaffermare il ruolo del Cavaliere nella politica italiana, frenando l'erosione di consensi che, per ora, caratterizza sempre più la sua immagine. Renato Mannheimer |