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novembre 16, 2004


Elettori scettici sulle riduzioni, il rinvio non sposta di molto il voto. Opposizione già oltre IL 50%

Tagli alle tasse, italiani delusi  ma in tanti se l’aspettavano


Quasi metà dell’elettorato si dichiara insoddisfatta riguardo ai provvedimenti assunti qualche giorno fa dal governo in materia fiscale. In particolare, rispetto alla decisione di diminuire le tasse per le imprese prima di quelle per le famiglie e di ridurre l’entità di benefici previsti per queste ultime. Ma una percentuale di poco inferiore (40%) è di parere contrario ed esprime un atteggiamento assai meno critico. Come sempre, la differenza di opinione dipende soprattutto dall’orientamento politico: ma anche tra chi afferma di votare per il centrodestra la quota di delusi, pur non raggiungendo la maggioranza assoluta, è assai consistente (mediamente il 41%), specie nell’ambito dell’elettorato dei due alleati minori e forse per questo, più critici: Udc e Lega (in entrambe il 53% di scontenti).
C’è dunque, tra i votanti per le forze di governo, un’area (crescente nel tempo e accentuatasi ulteriormente negli ultimi giorni) di insoddisfazione, in particolare tra le fasce sociali che un tempo costituivano uno dei segmenti più importanti del consenso per la Cdl: le casalinghe e i residenti al Sud.
Tra la maggioranza dei votanti per il centrodestra, che invece «giustifica» l’operato dell’esecutivo in materia di fisco, le principali ragioni addotte sono le stesse ricordate dal premier: i vincoli derivanti dalla situazione internazionale e, specialmente, le difficoltà nel gestire un governo di coalizione (indicate dal 70% degli elettori di FI, ma «solo» da meno del 60 fra i votanti per An e Lega e dal 44 tra quelli dell’Udc).
Il disagio presente fra i votanti per la Cdl si manifesta in misura ancora maggiore se dal giudizio specifico sui provvedimenti governativi si passa in generale alla «filosofia» che, secondo le notizie di cronaca, ispirerebbe il premier Berlusconi. Tanto che la maggioranza assoluta degli elettori della coalizione di governo (con una accentuazione, anche in questo caso, tra le casalinghe) e, in misura ancora maggiore, di quelli per l’opposizione dichiara di non condividere l’affermazione secondo cui «di fronte alle tasse che vengono richieste oggi in Italia, se uno si ingegna per eluderle o evaderle, non deve sentirsi colpevole».
Uno degli effetti di questo clima di opinione è il permanere di un’area di sfiducia e di scetticismo nella capacità del governo di mantenere gli impegni assunti. Quasi la metà dell’elettorato non crede che ci sarà effettivamente la riduzione della pressione fiscale annunciata la settimana scorsa, sia pure nella misura, più modesta di quanto indicato in precedenza. Ancora una volta, la percentuale di scettici all’interno della Cdl è significativa: si va dal 27% in FI al 31 di An, fino al 46 di Lega e Udc.
In realtà, una parte rilevante dell’elettorato (in particolare, più di un terzo dei votanti per FI, il 40% in An e addirittura quasi il 70% nella Lega) dichiara d’«avere già saputo da tempo che l’impegno preso da Berlusconi in campagna elettorale non sarebbe stato rispettato» e/o di «non essere stato mai completamente persuaso dalle promesse del Cavaliere in materia fiscale». In qualche misura, queste affermazioni non rispecchiano completamente la verità e dipendono da una sorta di «coerenza retroattiva», legata all’affiorare della delusione. Ma in parte esse evidenziano anche l’esistenza di un trend reale di progressiva disaffezione in corso già da tempo.
Anche per questo, gli effetti immediati delle ultime decisioni del governo sulle scelte di voto e, in generale, sul consenso verso l’esecutivo appaiono sin qui relativamente modesti. Molti «delusi» avevano infatti già abbandonato il supporto per la Cdl e per il governo nelle ultime settimane. Tanto che l’erosione di voti per il complesso dei partiti di maggioranza rilevabile specificamente negli ultimi giorni è limitata grosso modo all’1%. E la percentuale di chi dichiara d’essere soddisfatto per l’operato del governo diminuisce nella stessa misura, a opera soprattutto degli elettori dei partiti del centrosinistra.
Ma i voti (quelli «virtuali», dati nei sondaggi) per l’opposizione si sono ulteriormente accresciuti sino a giungere, nelle ultime rilevazioni, al 54%, dunque molto oltre la maggioranza assoluta. Rimane, è vero, una larga area di indecisi e di potenziali astenuti. Anche fra costoro prevale tuttavia, almeno sin qui, il giudizio critico e la sfiducia nei confronti dell’operato del governo.

Corriere della Sera, 16.11.04

Renato Mannheimer