novembre 8, 2004  Area di centro, la maggioranza non segue la politica
 La struttura del mercato elettorale italiano va mutando. Un tempo esso era suddiviso in categorie relativamente precise, legate perlopiù ad appartenenze ideologiche e/o territoriali. Oggi solo una parte, in calo quantitativo, può essere ricondotta a quello schema. Per molti, le denominazioni «sinistra», «centro» e «destra» continuano, per comodità, ad essere impiegate, ma assumono significati differenziati e spesso lontani da quelli tradizionali. In particolare, con la dizione «elettorato di centro», di cui tanto si è discusso in questi giorni (con interventi, tra gli altri, di Diamanti, Sartori, Scalfari), sono compresi almeno due tipi di elettori, con motivazioni e orientamenti diversi. C'è chi si definisce di centro, per così dire «consapevolmente», come scelta politica deliberata. E chi invece dichiara di sentirsi genericamente «di centro», perché «non so dove altro mettermi», non ha intenzione di «stare con nessuno» e non ha voglia o capacità di pensarci più di tanto. I primi sono mediamente più anziani, piuttosto informati sugli avvenimenti, fiduciosi nel funzionamento delle istituzioni, con una frequenza alle funzioni religiose superiore alla media, politicamente definibili come «moderati». E, in larga misura, hanno ben chiara la loro intenzione di voto. I secondi - che costituiscono la maggior parte (80%) di chi si autocolloca al centro nel continuum sinistra-destra - viceversa, sono generalmente più giovani, assai meno interessati alla politica, critici verso molti aspetti della società, in gran parte indecisi se e per chi votare. Per vari aspetti possono essere forse assimilati a chi non vuole o non sa definire la propria posizione sul continuum. Anche tra questi, infatti, gran parte (90%) afferma di non essere interessata alla politica e/o indecisa sulla scelta di voto. Per la loro distanza dalla vita politica, potremmo definire l'insieme di tutti costoro «esterni» a quest’ultima. Questa distinzione aiuta anche a chiarire la questione della numerosità dell'elettorato di centro. Nelle ricerche scientifiche, per misurare la posizione di un individuo, gli viene spesso sottoposta la rappresentazione grafica del continuum sinistra-destra, invitandolo a collocarvisi. In questi casi, si definisce di centro circa un quarto degli intervistati (il dato è comune a tutte le indagini: EES 2004: 24,6%; Itanes 2001: 23%; Ispo: 25%). Quando invece il sondaggio è condotto per telefono, l’intervistato, senza una raffigurazione davanti a sé, tende a riferirsi non tanto alla propria posizione sul continuum, a dove si «sente», quanto ad altre dimensioni, come la scelta ideologica o elettorale. Di conseguenza, la numerosità di chi si pone al centro diminuisce sino al 9-10% (da quando c'è il confronto tra i poli, pochissimi si orientano a votare «al centro») e, spesso, data anche l’indecisione sul voto, si accrescono i rifiuti di collocarsi. In realtà, la contraddizione tra le diverse metodologie è meno rilevante: spesso, infatti, la percentuale complessiva di «esterni» (chi si colloca al centro «perché non so dove mettermi» e chi rifiuta di posizionarsi sul continuum) è simile e corrisponde nell'insieme a circa il 40% dell'elettorato. Dunque, un segmento molto vasto, anche se variegato. Del quale è fondamentale conquistare il consenso. Infatti, i movimenti tra una coalizione e l'altra, da parte di chi è già collocato in uno dei due poli, sono pochissimi. L'esito delle consultazioni dipende quasi completamente dalla capacità di conquistare (o, meglio, di «mobilitare») chi non è schierato, è indeciso, non sa se e per chi votare. E la maggior parte di questi indecisi si colloca al centro ed è, appunto, «esterna» alla politica. Con quali argomenti si può aggredire questa area? Certamente non con le categorie tradizionali, di destra o di sinistra, o, peggio, con quelle teoriche (il welfare, il liberalismo, ecc). Un ruolo fondamentale è naturalmente ricoperto dall'immagine del leader, dalla sua capacità di conquistare la fiducia di chi lo vede o lo ascolta. Ma ancora più importante è la natura dei messaggi: che devono essere semplici, concreti, legati direttamente alla vita personale. Negli ultimi anni, in questo segmento hanno ad esempio suscitato molta attenzione gli slogan sulle tasse di Berlusconi, la questione pace/guerra e, di recente, quella della fecondazione assistita. Temi facili da comprendere, su cui è agevole prendere posizione, vuoi per convinzioni «morali» radicate (alle quali ad esempio fa riferimento l'iniziativa di Buttiglione e Ferrara) o, più spesso, per esperienza personale. Gli «esterni», lontani dal dibattito e dalle alchimie del palazzo e della politica quotidiana, che spesso si posizionano al centro più per indifferenza che per scelta, costituiscono il vero arbitro delle prossime elezioni. |