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novembre 2, 2004

I litigi costano al Polo un milione di voti

Libero 02/11/2004

S O N D A G G I / GLI ESPERTI UNANIMI NEL PERCEPIRE LA DANNOSITÀ DELLE  POLEMICHE. «LA GENTE  NON  NE  CAPISCE  IL MOTIVO»

Per Mannheimer i contrasti hanno fatto perdere due punti alla Cdl. Klaus Davi: sulle tasse in ballo il 10% dei consensi

Ispo: gradimento governo in calo anche tra gli elettori azzurri

dai MARCO FERRAZZO

 

ROMA - Un milione di elettori in fuga. Tanti sono,  secondo i sondaggi, i voti che il centrodestra rischia di perdere per la polemica in corso tra  Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sulla riforma fiscale. Tra i due litiganti, a godere - secondo gli esperti - è l'Ulivo. Ma c'è anche chi, come Klaus Davi, si spinge a ipotizzare per la Casa delle libertà perdite apocalittiche, valutabili nel 10 per cento.

Il conteggio più preciso e di Renato Mannheimer: «Le valutazioni dell'operato dell'esecutivo vedono un prevalere dei giudizi sfavorevoli, con un incremento del due per cento» spiega il politologo illustrando un rilevamento Ispo per il Corriere della Sera tra settembre e ottobre, mese nel quale è appunto esplosa la polemica fiscale. Il due per cento dell'elettorato, 49.256.295 persone, vuol dire 985.125 voti persi. Nel mese appena concluso i giudizi postivi restano al 23%, i negativi aumentano dal 58 al 60 e i "non so" scendono dal 19 al 17,  segno che sono soprattutto gli incerti, davanti alle divisioni della Cdl, ad allontanarsi. In particolare, l`ottobre nero" riguarda gli elettori dell'Udc, la cui valutazione positiva nei confronti del governo scende dal 63 al 49%, seguiti da quelli di Forza Italia, giudizio positivo che scende dall'84 al 75%, e di Allenza nazionale, dal 63 al 60. Soltanto i leghisti soddisfatti sono più che a settembre: dal 43 al 48%.

«La maggior parte delle persone non segue la querelle sulla politica fiscale nel dettaglio» spiega Mannheimer a Libero, «ma avverte un'impressione esteriore di disputa». E anche se il sondaggio individua una tendenza generale nel mese e non l'effetto specifico dell'ultima lite Berlusconi-Fini, è chiaro che il tema fisco tocca gli italiani in modo nevralgico: un precedente sondaggio Ispo rileva che 1' 82% considera le tasse pagate molto o piuttosto alte rispetto ai servizi che ne ricava. Una percentuale leggermente inferiore nel centrodestra, 78%, maggiore nel centrosinistra, 86%, e dell'81 tra gli indecisi.

Klaus Davi è ancora più pessimista per la maggioranza, che «dividendosi imita il centrosinistra su un tema che definire rischioso è poco e su cui i politici dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di parlare. Del nefasto rimpallo tra premier e vice, gli elettori non avvertono le diverse ispirazioni programmatiche, ma un'immagine devastante di "lotta di classe"». Secondo l'esperto di relazioni pubbliche, «quello delle tasse è un argomento su cui l'elettorato si fa molto mobile; una mobilità che può toccare fino al 10% dei voti e che può far diventare un imprenditore "di sinistra". Noi, fortunatamente, non abbiamo subito attentati quindi fisco, soldi, economia sono i temi più vivi».

Condivide le fosche previsioni anche il sondaggista  Maurizio Pessato: «Se la cosa dovesse andare avanti molto, diciamo oltre i 10-15 giorni, rischierà di diventare pesante. All'inizio magari 1 elettore non focalizza i termini, ma poi, se continuano ad uscire cifre sui vantaggi fiscali conseguenti all'una o all'altra scelta, comincia a farsi i conti in tasca» spiega l'amministratore delegato della Swg. Non a caso Mario Landolfi, portavoce di An, ha attaccato la proposta fiscale berlusconiana per lo "sconto' che- ne deriverebbe al premier citando un articolo dell'Espresso: «Insomma, io consiglierei ai leader della Cdl di chiudere il prima possibile». E anche Giovanni Pecci, vicepresidente della Cirm, pur ribadendo come i suoi colleghi che per fare valutazioni precise servirebbero rilevamenti ad hoc, avverte: «Questo non è né il primo né l'ultimo dei contrasti sorti all'interno del centrodestra. Gli elettori capiscono che siano davanti a due visioni profondamente diverse».

Ma tra Fini e Berlusconi, da un punto di vista dei consensi presunti, chi sostiene la tesi più vantaggiosa? Anche su questo, esperti unanimi.: nessuno dei due. «Fini sostiene una tesi vantaggiosa nell'immediato» afferma Mannheimer, «quella di Berlusconi potrebbe esserlo più a lungo termine». «Una  differenza di 400 euro l'anno sulle imposte non cambia la vita» sostiene Pessato, «di fronte al problema del caro-spesa che invece va affrontato quotidianamente». Davi spiegaa che, qualunque politica fiscale si adotti, «bisognava sceglierla all'inizio, non a legislatura così avanzata».