settembre 23, 2004 La paura di Berlusconi fa 46EUROPA 22-09-2004
Non hanno aspettato neanche un giorno dal rientro di Prodi come leader della federazione dell'Ulivo e della coalizione. Subito è scattata la manovra: offuscate la sua immagine; fatelo passare per perdente; dite che in realtà quelli forti nel centrosinistra sono altri; insinuate il dubbio che lui possa mollare, sia insicuro, indebolito; comunque, che è l'uomo che sbilancia a sinistra l'Ulivo. L'operazione comandata da Berlusconi è partita da tre lati. Il primo è stato, ieri un attacco diretto del giornale di famiglia, con un editoriale di Renzo Foa che, in sostanza, sostiene che il vero moderato, il vero uomo di governo e di buona amministrazione, il vero avversario che la destra deve temere è Walter Veltroni. Comico, su un giornale che ha passato l'estate a denunciare i paurosi sprechi e scandali (secondo loro) del Comune di Roma. Smaccato, nelle intenzioni. Soprattutto se lo leggiamo insieme all'articolo di un altro portavoce dei messaggi di palazzo Grazioli, Augusto Minzolini sulla Stampa. Che così descrive l'ottimo umore di Berlusconi di questi tempi: che bello, hanno scelto Prodi. Che davanti a me è un perdente. Che nel centrosinistra non è più l'uomo dell'unità ma è l'uomo della divisione. Che garantisce i comunisti ma non i moderati. Meno male, fa dire Berlusconi a Minzolini: sai che guai se candidati dellUlivo fossero Veltroni o Rutelli? Trucchi infantili. Minzolini evoca poi (come fosse "fonte neutrale") il terzo lato dell'attacco, L'ultimo numero di Panorama (cui lui collabora) tutto dedicato a smantellare Prodi. Titolo a tutta pagina: "Viale del tramonto". C'è una gran puzza di bruciato in questa solerzia antiprodiana. E infatti, a palazzo Chigi stanno proprio friggendo: i sondaggi che hanno in mano non danno affatto Berlusconi al 46 per cento di fiducia personale (cifra accreditata dalla Stampa negli ultimi giorni). Lo danno invece inchiodato al 36, col suo governo appena al 39. Saldamente collocato negli ultimi posti di una classifica di fiducia nei leader politici che dice poco sulle reali intenzioni di voto ma comunque vede il premier sopravanzato da tutti i leader del centrosinistra e del centrodestra. Quanto al duello con Prodi, davvero non c'è gara. Ma in senso opposto. C'è un dato che tutti i leader del centrosinistra conoscono da mesi, e che andrebbe tenuto in considerazione quando si lanciano i ballon d'essai su cambi di cavallo, ambizioni personali e complotti. Romano Prodi è il candidato vincente contro Silvio Berlusconi. Punto. Per una volta, politica, logica e opinione pubblica convergono. Ed è ancora da conoscersi il leader politico che, avendo a disposizione la possibilità di vincere, sceglie il suicidio: non si stanno comportando così quelli del centrodestra, non lo faranno neanche quelli del centrosinistra. Alla fine della scorsa settimana, un sondaggio Ipsos-Ap Biscom sosteneva che gli italiani, interrogati su chi sarebbe il miglior inquilino di palazzo Chigi, si schierano così: 50 per cento risponde Prodi, 30 Berlusconi. Scremando gli elettori che hanno già deciso se votare centrosinistra o centrodestra, rimane un 56 per cento davvero indeciso, un 36 per cento orientato su Prodi e solo l'8 sull'attuale prernier. Questi sono i dati del raffronto fra i due, in attesa che Berlusconi faccia pubblicare i sondaggi che mostra in giro. Sono cifre che si aggiungono, per inciso, alle opinioni di voto che vedono tuttora il centrosinistra in testa. Per chi sia rimasto turbato dalla recente litigiosità nell'Ulivo, sarà di conforto sapere che di tutto ciò agli italiani arriva ed è arrivato ben poco. Naturalmente Prodi ha pagato in termini di consenso personale la "scesa in campo" per le Europee: senza un profilo super partes ha perso il relativo favore di elettori del centrodestra, ma è rimasto comunque 15 punti sopra Berlusconi. Il fatto è che gli italiani non drogati di cronache di Palazzo vedono Prodi così: come uno che è stato tradito (nel '98); che non ha potuto finire il proprio lavoro; che nel frattempo ne ha fatto un altro di prestigio internazionale e di orgoglio per l'Italia (la controversia sugli anni a Bruxelles non è seguita dall'elettore medio); che in Europa ha compiuto operazioni importanti (l'allargamento); e che infine si appoggia su un sistema di valori molto solido. Per alcuni aspetti, la figura di Prodi ora evoca quella del Berlusconi post-ribaltone: comunque meritevole di una seconda chance. Che nemesi per il Cavaliere... Detto questo, e data per scontata la leadership di Prodi malgrado la disinformacia, rimangono gli altri elementi del quadro. 11 primo - questo sì aiuta a spiegare un po' dell'agitazione estiva - è che Prodi è l'uomo per battere per Berlusconi e per governare, ma non è "sentito" dagli italiani come il leader del futuro. Il secondo è che il personaggio del centrosinistra più alto nella fiducia degli italiani è effettivamente Veltroni: per i motivi (che lui stesso conosce e coltiva) che premiano i bravi sindaci che rimangono fuori dalla mischia, neanche percepiti come uomini di parte. La stessa posizione di Rutelli nel 2000, salvo il fatto che allora non c'era Prodi in campo. Nei vari quartier generali dell'Ulivo queste tendenze d'opinione sono ben note. Lasciano molto spazio alle opzioni strategiche di ciascuno. Ma nessuno spazio a dubbi su cosa si debba fare nei prossimi due anni. (s. me.) |