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luglio 25, 2004


fra ciclismo e politica/LO SCATTO IMPROVVISO DEL PROFESSORE “PASSISTA”

La decisione di partire per Roma, presa all’ultimo momento con Parisi, segna un cambio di strategia

di MARIO AJELLO


R
OMA Romano Prodi, come si sa, nel ciclismo politico è un passista. Ma di colpo il passista va allo scatto. Il flemmatico don Romano si trasforma in un furetto da blitz, il pacato Professore - pensa solo alle vacanze, lo accusano i maligni - diventa improvvisamente una furia. Rinuncia alla strategia della presenza-assenza e adotta, a modo suo, quella della presenza-presenza nella politica italiana. Si «sporca le mani» - per usare una brutta espressione in voga nel nostro teatrino - anzi se le pulisce visto che irrompe a sorpresa nel congresso dei Verdi ecologisti. Eccolo.
«Facci sognare come Armstrong!», gli gridano i verdi in preda all’estasi e allo stupore. Prodi aveva già mandato il suo messaggio di auguri, non doveva esserci di persona alle assise del partito di Pecoraro Scanio. Ma da Bologna, all’ultimo momento, ha deciso il blitz. L’amico Parisi gli dice: «Romano, vai». E lui: «Perchè no?». E si materializaa Roma senza farsi annunciare, senza farsi precedeere da comunicati: così che l’impatto mediatico possa risultare ancora più clamoroso.
Quanto a quello politico, l’altro giorno Prodi è andato dai diessini al festival dell’Unità di Livorno, successivamente ha scritto la lettera-manifesto all’«Espresso», ha detto a Mastella che parteciperà il 3 settembre alla festa dell’Udeur a Telese, sere fa a Strasburgo ha a lungo incontrato Bertinotti dal quale si è fatto dare rassicurare sulla svolta «di governo» di Rifondazione Comunista e ora è dai Verdi e lunedì sarà a Padova dai «cittadini dell’Ulivo». Un super-lavoro, una super-presenzialismo prodiano che serve a lanciare questo messaggio: l’uomo di raccordo fra i partiti del centro-sinistra sono io, io il collante, io la risorsa comune, io sto prendendo in mano la coalizione e la percorre millimetro per millimetro come un passista che talvolta fa lo scatto poi si ferma e quindi riparte. O meglio, Prodi si è scelto il ruolo del «federatore concreto» dei partiti del centro-sinistra e la «costruzione materiale» di questo progetto lo vedrà, fra blitz e sparizioni-riapparizioni, impegnato lungo tutta l’estate prima del ritorno ufficiale in campo dal primo novembre.
Roberto Weber, sondaggista dell’Swg, per esempio, sostiene che «Prodi fa bene a praticare questa strategia del non esserci nella quotidiana diatriba politica, che rischierebbe di logorarlo, ma di materializzarsi ogni tanto con accurata scelta dei tempi e dei luoghi». Così facendo, un blitz oggi, un blitz domani, il leader ulivista non perde anzitempo la sua (in realtà molto relativa) ”allure” di novità. Altrimenti, non sfuggerebbe alla logica della cucina a fuoco lento dentro le spinte contrapposte provenienti dall’interno e dall’esterno del suo schieramento. Trovare ogni giorno una mediazione che vada bene a tutti è impossibile anche per lui. Così come è difficile sfuggire al tritacarne dell’immagine che o la rinnovi continuamente (come fa Berlusconi) o ti si logora addosso senza che te ne accorgi (pericolo possibile per uno come Prodi poco esperto per cultura e per carattere nelle trovate e nei trucchi mediatici).
Dunque, la strategia dei blitz prodiani significa evitare lo scontro frontale con Berlusconi che, ripetuto da subito per due anni o anche per uno se le elezioni saranno anticipate, attirerebbe non solo su uno dei protagonisti ma anche sull’altro un alone di noia. Paga molto di più - secondo il Professore - l’”assedio territoriale” a intermittenza: oggi qui, domani, dopodomani e per una settimana niente, e poi una riapparizione fugace e di nuovo via e poi rieccolo. Parlando un po’, e ascoltando molto. E ora, appuntamento a Padova.

 

Il Messaggero, Domenica 25 Luglio 2004