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luglio 4, 2004

Europee, ecco i "travasi" nel Polo dove perde Fi crescono An e Udc

In 25 province gli azzurri hanno subìto cali tra gli 11 e i 17 punti: e lì gli alleati si sono rafforzati

 Nove delle aree in cui il partito di Berlusconi ha perso di più rispetto al 2001 sono anche quelle dove Follini ha fatto bottino grosso

 

FABIO BORDIGNON - Repubblica 4.7.04


In uscita dai tradizionali serbatoi del voto azzurro, in direzione dei principali alleati di governo: sono queste le traiettorie più evidenti disegnate, alle recenti elezioni europee, dai flussi elettorali provenienti da Forza Italia. L´analisi del voto azzurro evidenzia come il partito del premier si sia indebolito nelle sue stesse zone di forza, e a beneficiarne siano state proprio le altre formazioni che compongono la Casa delle Libertà: innanzitutto An e Udc, nel Mezzogiorno. E´ quanto emerge dalle analisi condotte dal LaPolis (Università di Urbino), in occasione della recente tornata elettorale, di cui approfondiamo alcuni risultati su queste pagine.
Quattro punti percentuali in meno rispetto alle precedenti Europee, quasi nove punti di distanza dal risultato del 2001: Forza Italia è uscita indubbiamente sconfitta dalle elezioni "di medio termine" del 2004. Capace, solo tre anni fa, di posizionarsi al primo posto in 81 province su 103, il partito del premier ha subito un drastico ridimensionamento, superato dalla lista Uniti nell´Ulivo in ben 84 contesti territoriali. Tuttavia, Forza Italia, partito "senza territorio", sembra avere sofferto soprattutto la concorrenza (sul territorio) degli alleati di governo, cedendo loro porzioni consistenti del proprio bacino elettorale. E´ sceso, di conseguenza, il peso di Fi all´interno della coalizione, lasciando spazio alle rivendicazioni e alle tensioni cresciute visibilmente nell´ultima settimana, fino a sfociare venerdì notte nelle dimissioni di Giulio Tremonti.
Lo spostamento di preferenze da Fi verso gli altri inquilini della Cdl appare piuttosto netto analizzando la geografia elettorale emersa dal voto del 12-13 giugno. La mappa delle perdite di Fi (rispetto alle Politiche del 2001) evidenzia come la vera emorragia di voti si sia verificata proprio nelle roccaforti azzurre. In 25 province FI perde tra l´11 e il 17%. Tale area comprende tutta la Sicilia (dove si osserva un arretramento di 15 punti) e buona parte della Calabria; prosegue sulla costa tirrenica, in Campania e nel Sud del Lazio; spingendosi, poi, ad Est, verso Isernia, Chieti, e ad Ovest, verso le zone meridionali della Sardegna. Altre "macchie nere", nell´evoluzione del voto forzista, compaiono in Basilicata (Matera), Puglia (Lecce) e, ancora, nel Nord Ovest (Torino e Imperia). Questa geografia ricalca piuttosto fedelmente quella dell´Italia azzurra (così come ricostruita nel volume di Diamanti "Bianco, rosso, verde? e azzurro"). Ma la corrispondenza tra le due immagini diventa ancor più precisa se allarghiamo lo sguardo alle altre 25 province in cui le perdite di Fi superano il valore mediano. In questo caso, sulla mappa compaiono alcune zone del Piemonte, assieme a Milano, Cremona e all´alta Lombardia, nonché alcune aree del Veneto che nel 2001 avevano premiato Fi (Vicenza e Verona).
Sebbene una porzione di voti azzurri sia probabilmente confluita nell´area dell´astensione (e, in misura ridotta, nello schieramento di centro-sinistra), quote consistenti si sono trasferite verso gli alleati di governo. La relazione tra le perdite di Fi e gli incrementi di An e Udc appare piuttosto evidente. Sia a livello statistico, sia attraverso la rappresentazione cartografica. Se la quota elettorale di An, nel complesso della penisola, è rimasta sostanzialmente stabile, in un quarto delle province il partito ha guadagnato tra l´1 e l´8%. Esse propongono una geografia coincidente, in ampia misura, con quella tracciata dal declino azzurro. Basti considerare le performance del partito di Fini in 4 fra le 5 province in cui l´arretramento di Fi è più evidente (circa il 17%): +3% a Messina e Reggio Calabria, +4% a Siracusa, +8% a Catania.
La stessa relazione vale per i neo-democristiani dell´Udc, il cui avanzamento più deciso avviene nel Sud (+4% rispetto alle politiche), con le punte più elevate in Sicilia (+7%) e nel Molise (+9%). Tale configurazione territoriale sottolinea, ancora una volta, la re-distribuzione dei voti all´interno del centro-destra. Ben 9 tra le prime 15 province per crescita dell´Udc, del resto, figurano (allo stesso tempo) tra le 15 in cui Fi è maggiormente penalizzata rispetto al risultato del 2001. I voti azzurri sembrano essere rimasti, dunque, perlopiù entro i confini dall´attuale coalizione di governo. Confini che paiono delimitare, tuttavia, uno spazio politico caratterizzato, sempre più, dal confronto tra formazioni concorrenti piuttosto che dalla cooperazione tra alleati.